Revisione del Mercato 30-01

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Notizie Forex

Brexit: che succede adesso?

Da: Money.it

Cosa accadrà adesso che la May ha ricevuto l’appoggio del Parlamento alla riapertura dell’accordo Brexit?

L’accordo sulla Brexit dovrà essere rinegoziato.

A confermare il suo appoggio nei confronti di Theresa May è stato lo stesso Parlamento britannico che nella serata di ieri ha votato a favore dell’emendamento Brady.

Con esso il Primo Ministro britannico ha ricevuto mandato di negoziare un piano B con l’Unione europea, ma l’ipotesi di un nuovo round di discussioni ha già fatto storcere il naso a Bruxelles, che ha più volte definito l’accordo di dicembre come il migliore possibile.

Brexit: cosa accadrà ora?

L’emendamento Brady è stato approvato – con 317 voti favorevoli e 301 contrari – anche dai brexiteer più accaniti e dal DUP. Tutti hanno espresso una posizione chiara e decisa: l’appoggio all’accordo sulla Brexit ci sarà solo in caso di concessioni e modifiche alla normativa sul backstop.

Nella serata di ieri, martedì 29 gennaio, il Parlamento inglese ha invece bocciato l’emendamento Cooper, con il quale la May avrebbe potuto estendere l’articolo 50 rinviando di fatto la Brexit in caso di mancato accordo con l’Unione europea entro il 26 febbraio.

Terminate le votazioni, è stato il Primo Ministro a prendere la parola e a confermare la sua intenzione di volare a Bruxelles per rinegoziare l’accordo Brexit trovato a dicembre. L’obiettivo, insomma, non sarà quello di trovare una nuova intesa, ma quello di ottenere maggiori concessioni rispetto alla precedente. Al centro delle discussioni sempre la questione del backstop irlandese.

La posizione dell’Ue

Certo è che il lavoro della May non sarà facile, considerato che l’Ue si è già espressa contro l’ipotesi di rinegoziazione. La posizione del blocco è stata sintetizzata dal portavoce di Donald Tusk (Presidente del Consiglio europeo) che ha parlato di un’Europa non intenzionata a riaprire i colloqui sulla Brexit.

Apertura, invece, nei confronti dell’ipotesi rinvio, che sarà considerata dall’Ue soltanto a fronte di una richiesta motivata da parte del Regno Unito.

“Il backstop è parte dell’accordo di recesso, e l’accordo di recesso non può essere rinegoziato”,

ha tuonato, ricordando come il blocco si stia comunque preparando allo scenario di no-deal a fronte di un’incertezza dilagante.

“È benvenuta l’ambizione del Parlamento britannico di evitare uno scenario di non accordo e la condividiamo. Continuiamo a mettere urgenza al governo del Regno Unito affinché chiarisca il più presto possibile le sue intenzioni rispetto ai prossimi passi”,

L’incertezza sulla Brexit, insomma, continuerà a prevalere anche nei prossimi giorni.

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PIL Italia, crescita del 4% in 18 anni: in UE peggio solo la Grecia

Da: Investing.com

La crescita del Prodotto Interno Lordo italiana negli ultimi 18 anni si ferma a 4 punti percentuali, nettamente inferiore agli altri paesi dell’Unione europea.

La Germania, infatti, è cresciuta del 26,5%, la Francia ha visto un +25,2%, mentre la Spagna ha fatto ancora meglio: +34,7%. La crescita dell’Area Euro, inoltre, ha visto una media del +29,7%, dato calcolato senza il “contributo” italiano.

I dati sono emersi da uno studio realizzato dalla CGIA, la quale ha evidenziato come dall’inizio del 2000 fino al 2018, il Pil è cresciuto mediamente dello 0,2% ogni anno. I risultati hanno indicato, inoltre, come nei due ventenni precedenti (anni ’80 e ’90) la crescita era stata del 2%, mentre gli anni del “boom” (‘60 e ‘70), l’aumento era addirittura del 4,8% medio annuo.

Confrontando i dati con la situazione pre-crisi del 2008, l’Italia non sembra essere ancora uscita dalla crisi, in quanto il Pil risulta a -4%, mentre la Grecia è in ritardo del 23,8%, unici paesi ancora indietro.

Le previsioni

“Come sostengono molti esperti, siamo in una fase di stagnazione secolare”, spiega il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo “e le previsioni, purtroppo, non lasciano presagire nulla di buono. L’economia mondiale sta rallentando, manifestando evidenti segnali di incertezza e di sfiducia in tutta l’area dell’euro che, comunque, in questi ultimi 18 anni è cresciuta del 30 per cento; 7 volte in più dell’incremento registrato dall’Italia. Bassa produttività del sistema paese, deficit infrastrutturale, troppe tasse e una burocrazia ottusa ed eccessiva sono le principali cause di questo differenziale con i nostri principali partner economici”.

Intanto, per giovedì prossimo 31 gennaio sono attesi i dati sul PIL italiano, con gli esperti che prevedono una crescita economica che potrebbe attestarsi allo 0,3% su base annuale, in frenata rispetto al precedente dato dello 0,7%.

Se come segnalato dal Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, la crescita economica della zona euro sta rallentando, l’Italia resta nettamente al di sotto dei dati economici comunitari. Sempre giovedì, infatti, sono attesi anche i dati della zona euro, con il Pil annuale previsto a +1,2%, inferiore al precedente 1,6%, ma nettamente superiore al dato italiano.

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Notizie mercato azionario

Apple batte le stime, primo trimestre sopra le attese: ricavi a 84 miliardi

Da: Repubblica.it

Apple chiude il primo trimestre dell’esercizio fiscale con un utile netto di 19,97 miliardi di dollari, o 4,18 dollari per azione, sopra i 4,17 dollari attesi dagli analisti. I ricavi si sono attestati a 84,3 miliardi di dollari, in calo del 5% ma oltre gli 83,79 miliardi previsti dal mercato.

Per il secondo trimestre Apple prevede ricavi per 55-59 miliardi di dollari, sopra i 58,97 miliardi di dollari attesi dal mercato. I risultati positivi spingono i titoli Apple a Wall Street, dove nelle contrattazioni after-hours salgono del 2,3%.

In un’intervista a Reuters pubblicata poco dopo la diffusione della trimestrale, l’amministratore delegato Tim Cook ha detto che l’obiettivo dell’azienda è raggiungere i 500 milioni di clienti abbonati ai servizi di Apple entro il 2020.

I ricavi dall’iPhone sono risultati pari a 51,98 miliardi, mentre quelli della divisione servizi a 10,88 miliardi. I ricavi dai computer Mac sono risultati pari a 7,42 miliardi di dollari, mentre quelli dall’iPad a 6,73 miliardi. I ricavi in Cina sono ammontati a 13,17 miliardi di dollari. “Anche se siamo delusi di non aver centrato la guidance sui ricavi, noi gestiamo Apple per il lungo termine e i risultati di questo trimestre mostrano la forza del nostro business”, afferma Cook. Il 2 gennaio Apple aveva infatti mandato una lettera agli investitori per annunciare il taglio delle stime.

“Abbiamo generato un solido cash flow operativo di 26,7 miliardi di dollari durante il trimestre” che si è chiuso in dicembre. Abbiamo distribuito ai nostri investitori 13 miliardi di dollari tramite dividendi e riacquisto di azioni” aggiunge il chief financial officer, Luca Maestri.

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Piazza Affari e Borse europee previste deboli in avvio, oggi nuova asta Tesoro

Da: Borse.it

Si prevede un avvio fiacco per Piazza Affari e le principali Borse europee, in scia a una chiusura contrastata di Wall Street ieri sera e alla debolezza dei listini asiatici questa mattina, con Tokyo che ha chiuso in calo dello 0,52%. Gli operatori rimangono cauti, in attesa della prima riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, di quest’anno. Questa sera la banca centrale annuncerà la sua decisione di politica monetaria a cui seguirà la conferenza stampa del governatore Jerome Powell. Attenzione anche all’incontro di due giorni tra i funzionari americani e quelli cinesi per dirimere le tensioni commerciali. L’incontro avverrà in occasione della visita del vicepremier cinese Liu He a Washington.

Attesa anche per sviluppi dal fronte Brexit, con la premier Theresa May che punta a nuove trattative con l’Ue, che però non è aperta a nuovi negoziati. Gli analisti di Goldman Sachs intravedono ora una probabilità di un ‘no-deal Brexit’ al 15%, rispetto al 10% di probabilità precedente; lo scenario di No-Brexit ha una probabilità del 35%, inferiore alla precedente, pari allo 0,40%, mentre la probabilità che la Brexit venga posticipata e non si concretizzi rimane invariata al 50%.

La giornata sarà movimentata anche da alcune indicazioni macro, tra cui spiccano gli indici di fiducia in Italia ed Eurozona oltre che l’inflazione in Germania. Sul fronte emissioni, oggi il Tesoro ha in programma un’asta di titoli di Stato a medio-lungo termine fino a 8 miliardi di euro. Ieri l’asta di Bot ha favorito l’ulteriore discesa dello spread ai minimi a oltre 4 mesi.

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Notizie sulle criptovalute

Bitcoin, minatori in crisi: vale meno dei costi per estrarlo

Da: Ilsole24ore.com

Una professione in via di estinzione, oppure nel bel mezzo di una salutare selezione darwiniana? Il crollo del prezzo del Bitcoin, che dai massimi di fine 2017 ha perso l’82%, sta mettendo con le spalle al muro tanti «minatori»: cioè coloro che, con giganteschi computer e con un enorme consumo di elettricità, “estraggono” i Bitcoin.

Secondo uno studio di JP Morgan, questa attività non è più conveniente: per estrarre un solo Bitcoin si spendono infatti mediamente 4.060 dollari, costo superiore all’attuale prezzo della criptovaluta che ieri quotava a 3.414 dollari. Eppure altri dati, di Blockchain.com, sembrano mostrare che l’attività dei “minatori” si stia riprendendo dopo una certa debàcle nei mesi scorsi: la loro potenza computazionale a livello mondiale, dopo essere diminuita, ultimamente è infatti tornata a crescere. Questo significa che i “minatori” stanno tornando a “minare”. E che il Bitcoin, nonostante il tracollo del prezzo, ancora ha un esercito di persone che investono in super-computer e in elettricità per cercarli.

Estrarre costa 4mila dollari

Per capire questi dati bisogna addentrarsi nel mondo della criptovaluta più famosa al mondo. I minatori sono nodi della rete che danno la potenza computazionale necessaria per finalizzare le transazioni in Bitcoin: di fatto, con giganteschi cervelloni elettronici in grado di fare calcoli altrettanto giganteschi, “estraggono” nuovi Bitcoin. Questa attività era molto redditizia quando il Bitcoin valeva oltre 10mila dollari: perché il costo per estrarre un Bitcoin era molto inferiore. Era una vera manna quando la criptovaluta valeva 18mila dollari e volava verso i 20mila. Ma ora i margini sono troppo bassi. Anzi: ormai in molte parti del mondo sono negativi. Questo perché, secondo i calcoli di JP Morgan appunto, costa 4.060 dollari “estrarre” (anche se questo termine tecnicamente non è esatto) ogni Bitcoin.

Dove conviene ancora

Bene inteso: questo è il costo medio, che deriva in gran parte da quanto si paga l’energia elettrica in giro per il mondo. In alcuni posti è ancora conveniente lavorare come “minatore”: per esempio in Cina, dove il costo di estrazione – sempre secondo i calcoli di JP Morgan – è intorno ai 2.400 dollari. E questo è il punto, che ha evitato l’estinzione dei minatori. «Con il calo del prezzo del Bitcoin i minatori che non erano efficienti hanno dovuto spegnere le macchine, dato che nessuno continua a svolgere un lavoro come questo in perdita – osserva Ferdinando Ametrano, direttore del Digital Gold Insititute e professore di Bitcoin all’Università Bicocca di Milano-. Ma la competizione in questo campo è tale che probabilmente sono entrati in gioco nuovi palyer oppure alcuni di quelli che si sono ritirati hanno aperto in zone del mondo dove è più conveniente svolgere questo tipo di attività. E la ripresa della crescita di potenza computazionale conferma in maniera empirica che ci sono ancora margini di redditività».

Per questo, a suo avviso, la potenza computazionale dei minatori nel mondo, dopo il forte calo, si sta riprendendo: perché il settore è probabilmente passato attraverso una selezione darwiniana. L’oro digitale, di certo, oggi brilla molto meno di un tempo. Ma forse è presto per dire che non brilla più.

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