Revisione del Mercato 29-10

Revisione del Mercato 29-10

Notizie Forex

Market mover della settimana: Pil, inflazione, NFP e molto altro ancora

Da: Money.it

I market mover della settimana dal 29 ottobre al 2 novembre torneranno ad infiammare le pagine del Calendario Economico.

Diversi gli spunti da monitorare e tra questi come non annoverare i dati sul Pil di Francia, Italia, Spagna ed Eurozona nel complesso.

Tra i market mover della settimana però non sarà soltanto la crescita economica ad attirare le attenzioni degli investitori. Protagonisti dal 29 ottobre al 2 novembre saranno anche l’inflazione e i Non farm Payrolls (questi ultimi accompagnati dai tradizionali dati sul mercato del lavoro statunitense).

Attenzione poi agli appuntamenti di politica monetaria che, dopo il meeting BCE di giovedì, riguarderanno nello specifico la Bank of England e anche la Bank of Japan.

Tra i market mover della settimana, poi, occhi puntati sugli indici PMI che riguarderanno come sempre il settore manifatturiero, il composito e i servizi.

Nella sera tra sabato 27 e domenica 28 ottobre ci sarà il passaggio all’ora legale per alcuni Stati del Vecchio Continente il che significa che i market mover della settimana 29 ottobre – 2 novembre potrebbero subire variazioni di orario temporanee rispetto alla programmazione tradizionale.

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Investitori Cauti dopo il Sell-Off della Scorsa Settimana

Da: Dailyforex.com

Lunedì Il dollaro americano era più in alto rispetto ai suoi principali partner commerciali, dal momento che gli investitori sono rimasti fedeli alla valuta del porto sicuro dopo un massiccio sell off globale alla fine della scorsa settimana. Il sell off è stato motivato da preoccupazioni per i disordini geopolitici, la continua guerra commerciale tra la Cina e gli Stati Uniti e le incerte relazioni sugli utili societari. Il dollaro è stato scambiato vicino a un massimo di dieci settimane mentre l’indice del dollaro ha guadagnato lo 0,11% a metà pomeriggio di lunedì. L’indice del dollaro era scambiato a 96.47 .DXY alle 1:59 pm HK / SIN dopo aver toccato un massimo di 96.860 venerdì, il livello più alto da metà agosto. Il dollaro in aumento è stato citato come una ragione per il sell off globale dell’equity, con l’allargamento del divario tra il dollaro e le valute estere che rende difficile per le società statunitensi vendere i loro prodotti all’estero. Gli investitori rimangono preoccupati per il dollaro forte nonostante una serie di solidi rapporti sugli utili e una crescita stabile dei profitti.

Il dollaro ha guadagnato lo 0,04% rispetto allo yen per scambiare a 111,93. Era in rialzo dello 0,02% rispetto alla sterlina britannica, ed è salito dello 0,04% rispetto al dollaro canadese. Solo il dollaro australiano è in controtendenza, scambiando lo 0,06 percento in più rispetto al dollaro di lunedì.

Movimenti delle materie prime

Lunedì i prezzi del petrolio sono stati generalmente più bassi, con i futures statunitensi WTI in calo dello 0,37% a 67,34 $ al barile e quelli del Brent in calo dello 0,32% a 77,37$ al barile. La merce era sotto pressione dopo che la svendita della scorsa settimana ha spinto gli investitori a temere che un rallentamento economico avrebbe ridotto la domanda e costretto a restringere ulteriormente i prezzi del petrolio. Inoltre, la pressione sui mercati petroliferi è l’imminente attuazione delle sanzioni statunitensi contro le esportazioni di greggio iraniano che dovrebbero iniziare la prossima settimana.

Lunedì i prezzi dell’oro sono rimasti invariati, scambiati a 1.235,90 dollari l’oncia.

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Notizie mercato azionario

Attese & Mercati – Settimana dal 29 ottobre 2018

Da: Financialounge.com

Insight su cosa ci aspetta e cosa potrebbe sorprenderci nelle economie e sui mercati. Orso e Correzione, parole abusate. Le trimestrali di Wall Street non segnalano nessun ‘picco’ raggiunto dalla crescita degli utili. Dati macro importanti in USA e Europa, dove i numeri sembrano in ritardo rispetto al sentiment positivo sull’economia.

ORSI & CORREZIONI, QUANDO SI ABUSA DELLE PAROLE – Quanto può essere fuorviante un titolo fuori contesto? Prendiamo il seguente avvistato in settimana: “L’S&P 500 verso il suo peggior mese da febbraio 2009”. Tecnicamente vero, sostanzialmente falso. A febbraio di quasi 10 anni fa l’indice stava precipitando verso il minimo mefistofelico post-Lehman di 666 che avrebbe toccato nella prima metà di marzo, con una perdita di metà del suo valore in 5 mesi. Da allora ha poi quadruplicato (e raddoppiato rispetto ai livelli pre-crac) andando a ritoccare i massimi di sempre il 3 ottobre scorso, e viaggia a una distanza inferiore al 10% dai record. Certo, tecnicamente è una quasi-correzione. Altri titoloni ci hanno raccontato che “I tecnologici affondano Wall Street”. Prendiamo Amazon, in poche sedute è andata giù del 9%, vero, ma è anche vero che da inizio anno era salita del 71% a fronte di uno S&P in rialzo appena (si fa per dire) del 9%. Oppure Netflix, finita, sempre tecnicamente, in territorio Orso con un calo del 27% dai massimi. Ma su quei massimi Netflix era in rialzo del 270% rispetto a gennaio 2017 e mantiene comunque un guadagno del 100% da inizio anno.

AZIONI DI WALL STREET CARE, MA NON TROPPO – Dopo il diluvio di 160 trimestrali piovute su Wall Street settimana scorsa la crescita degli utili delle società quotate sullo S&P 500 continua a tenersi sopra la media storica con il famoso ‘picco’ più volte avvistato in corso d’anno ancora inviolato. Oggi la crescita viaggia sopra il 20% anno su anno, e le proiezioni al 2019 indicano un rallentamento a una sola cifra. Anche se fosse vero, la crescita non si ferma, e il famoso picco, costituito graficamente da una V rovesciata con una linea che scende da sinistra a destra, non si avvista all’orizzonte. Ormai sono uscite più o meno la metà delle trimestrali dello S&P 500 con un 77% che ha battuto le attese in termini di utili per azione e un 59% in termini di fatturato. In complesso gli utili crescono del 22,5% anno su anno, se il dato è confermato dall’altra metà che ancora manca all’appello sarà la miglior stagione di trimestrali dal terzo trimestre 2010. Le proiezioni a 12 mesi del rapporto prezzo/utili per lo S&P 500 è a 15,5, sotto la media a 5 anni di 16,4 ma sopra la media a 10 anni del 14,5. Tradotto in parole, le azioni di Wall Street sono abbastanza care ma non troppo.

TROPPO OTTIMISMO O DATI IN RITARDO? – Giovedì scorso Mario Draghi ha ribadito la sua fiducia sulla tenuta della ripresa nell’Eurozona nonostante il rallentamento di quest’anno rispetto al boom del 2017. In settimana arriva la verifica da una raffica di dati. Ma il grafico qui sotto sembra indicare che i dati potrebbero anche essere in ritardo rispetto a quanto anticipa il sentiment sullo stato di salute dell’economia europea.

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Asia in calo appesantita da Cina

Da: Ansa.it

Le Borse asiatiche concludono la seduta in negativo appesantite dal forte calo dei listini cinesi. Gli investitori guardano con preoccupazione al rallentamento dell’economia cinese ed al rafforzamento del dollaro. I mercati risentono dell’instabilità geopolitica a livello globale.

Chiude in calo Tokyo (-0,16%) mentre sul mercato dei cambi lo yen si mantiene stabile sul dollaro a un livello di 112,20, e sulla moneta unica a un valore di 127,40. A contrattazioni ancora aperte sono in forte calo Shanghai (-2,1%), Shenzhen (-2%) e Seul (-1,5%) mentre procedono in rialzo Hong Kong (+0,3%) e Mumbai (+1,2%).

Sul fronte macroeconomico in arrivo di dati sull’inflazione in Italia e sul credito nel Regno Unito. Dagli Stati Uniti l’indice Fed Dallas e spese personali.

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Notizie sulle criptovalute

Criptovalute: la quiete prima della tempesta?

Da: Money.it

Le quotazioni delle criptovalute ancora sotto la lente d’ingrandimento.

Nelle ultime giornate di trading, il mercato del denaro digitale ha continuato a scambiare senza oscillazioni di particolare rilievo, né in senso rialzista né in senso ribassista.

La calma e la sostanziale stabilità delle quotazioni delle criptovalute hanno portato alcuni osservatori di mercato a teorizzare una prossima rottura (nell’uno o nell’altro senso) del trend attuale.

La volatilità è sempre stata una delle caratteristiche fondamentali del settore criptovalutario mentre oggi, soprattutto quando si parla di Bitcoin, i dati in merito sembrano segnalare una certa maturità del comparto.

Quotazioni criptovalute: Bitcoin in focus

Tra le quotazioni delle criptovalute più monitorate sicuramente quella del Bitcoin. Di recente BTCUSD ha scambiato in un trading range particolarmente ristretto compreso tra i $6.450 e i $6.550.

Al momento in cui si scrive il prezzo della moneta virtuale più imponente al mondo sta viaggiando con un lieve ribasso dello 0,21% su quota $6.495, mentre la sua volatilità è scesa dello 0,86% in media negli ultimi 7 giorni fino a toccare i minimi di marzo 2017.

Tra l’altro, ha fatto notare Tuur Demeester, fondatore di Founder Adamant Capital, mentre le quotazioni delle criptovalute sono praticamente cadute in letargo, l’interesse nei confronti del comparto virtuale è diminuito significativamente.

Le ricerche su Google aventi ad oggetto la parola «Bitcoin» sono crollate del 93% rispetto a dicembre 2017, quando l’euforia nei confronti del comparto ha raggiunto i suoi massimi storici. Le ricerche relative a «comprare Bitcoin», invece, sono scivolate sui minimi di aprile 2017.

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