Revisione del Mercato 28-11

Revisione del Mercato 28-11

Notizie Forex

Dollaro su nei timori per il commercio, in calo la sterlina

Da: Investing.com

Il dollaro sale al massimo di quasi due settimane contro il paniere delle valute questo martedì, nei timori che lo scontro commerciale USA-Cina possa peggiorare, mentre la sterlina si indebolisce in seguito alle parole del Presidente USA Donald Trump secondo cui l’accordo sulla Brexit è un male per il Regno Unito.

L’indice del dollaro USA, che replica l’andamento del biglietto verde contro un paniere di altre sei principali valute, sale dello 0,15% a 97,12 alle 04:37 ET (09:37 GMT), il massimo dal 15 novembre.

La domanda di dollaro viene supportata dal riemergere dei timori commerciali, sulla scia della minaccia di Trump di aumentare i dazi sulla Cina e di estenderli a tutte le importazioni cinesi.

In un’intervista al Wall Street Journal, Trump ha dichiarato che era “altamente improbabile” che accettasse la richiesta del Presidente cinese Xi Jinping di evitare nuovi dazi, previsti a partire da gennaio.

Gli investitori speravano che le trattative in programma tra Trump e il leader cinese in occasione del summit del G20 di questa settimana potessero portare ad una tregua nella “guerra” commerciale.

La sterlina si indebolisce, con la coppia GBP/USD giù dello 0,6% a 1,2753, dopo che il Presidente USA ha affermato che l’accordo per la Brexit pensato dal Primo Ministro britannico Theresa May sembra un “ottimo accordo per l’UE”, che bloccherà gli scambi tra Regno Unito e Stati Uniti.

I commenti di Trump probabilmente freneranno la mano di May proprio ora che sta cercando di far approvare l’accordo dal Parlamento.

La sterlina scende anche contro l’euro, con la coppia EUR/GBP su dello 0,35% a 0,8873.

La moneta unica è pressoché invariata contro il biglietto verde, con la coppia EUR/USD a 1,1323.

Il dollaro è stabile contro lo yen, tradizionale valuta rifugio, con la coppia USD/JPY a 113,62.

L’attenzione degli investitori si rivolge al discorso del Presidente della Federal Reserve Jerome Powell ed ai verbali del vertice di novembre della Fed in programma per giovedì, per avere maggiori indicazioni sull’andamento futuro dei tassi di interesse.

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Euro in rialzo, sollievo deficit Italia sostiene appetito rischio

Da: Reuters.com

L’euro è in rialzo sulle principali controparti valutarie, sostenuto dalle aperture nel governo italiano a rivedere al ribasso il target deficit/Pil della prossima manovra di bilancio, segnalando la volontà di trovare un compromesso con l’Unione europea.

A sostenere l’appetito per il rischio di cui sta beneficiando la valuta unica, reduce da una settimana particolarmente pesante, anche il raggiungimento di un accordo tra Unione europea e Regno Unito sulla Brexit, accordo che dovrà ora affrontare il banco di prova del Parlamento britannico.

Intorno alle 10,30 l’euro sale di 0,3% sul dollaro a 1,1377 e di 0,6% su yen a 128,81.

A contenere la risalita della valuta unica, invece, contribuiscono i dati poco confortanti sull’andamento dell’economia. L’indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche ha mostrato una caduta superiore alle attese a novembre.

Questo potrebbe portare la Banca centrale europea a rimodulare la propria politica monetaria in senso più prudente, rallentando il percorso di graduale riduzione dello stimolo monetario.

Stamane il capoeconomista della Bce Peter Praet ha riconosciuto come la crescita dell’economia della zona euro stia perdendo slancio e che gli ostacoli (dal protezionismo alla volatilità dei mercati finanziari) si siano fatti più significativi.

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Notizie mercato azionario

Borsa Milano termina in calo, banche piatte, bene Mediaset, giù petroliferi

Da: Reuters.com

Piazza Affari termina la seduta odierna in lieve calo e senza una direzione precisa, in linea con le altre borse europee, in un clima di diffusa cautela dopo che Donald Trump ha ribadito la linea dura nelle relazioni commerciali con la Cina.

“Si è trattato di una giornata priva di spunti”, sintetizza un broker.

L’indice FTSE Mib scende dello 0,43% dopo varie altalene sopra e sotto la parità, i volumi sull’azionario sfiorano i 2 miliardi di euro.

In Europa il FTSEurofirst 300 cede lo 0,19%.

Dopo la corsa di ieri l’indice delle banche chiude piatto oggi, con BPER (MI:EMII) in crescita del 3,51% e INTESA SP (MI:ISP) piatta e UNICREDIT (MI:CRDI) (-0,23%). Tonica BANCA GENERALI (MI:GASI) (+3,77%), mentre cede lo 0,93% BANCA MEDIOLANUM (MI:BMED). Forti oscillazioni per CARIGE (MI:CRGI) (+5,88%) che risente del basso valore dell’azione.

SAIPEM (MI:SPMI) cede l’1,12% dopo il balzo della vigilia, anche se Exane Bnp Paribas (PA:BNPP) ha alzato oggi il giudizio a “outperform” da “neutral”. Nel settore ENI (MI:ENI) cede 0,71%.

Le tensioni sul commercio internazionale pesano sul comparto auto europeo. FIAT CHRYSLER (MI:FCHA), piatta sui rumour di cessione di Comau, mentre la controllata FERRARI (NYSE:RACE) perde il 3,72%.

Lieve rialzo per TELECOM (MI:TLIT) (+0,7%), così come MEDIASET (MI:MS), ben raccolta, con una progressione dell’1,54%.

Tra i titoli minori corre CELLULARLINE (+2,55%) dopo un accordo di distribuzione con Samsung.

ZUCCHI balza del 6,74%. Ieri il Cda ha approvato la sottoscrizione di nove contratti con Descamps per rafforzare la partnership commerciale tra le parti, oltre a un accordo di riscadenziamento del debito da 5,9 milioni di euro di Descamps nei confronti di Zucchi.

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Il mercato toro dei FAANG è finito? Non per gli analisti

Da: Financialounge.com

Nonostante la forte correzione dai massimi dei titoli Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google-Alphabet, il consenso degli analisti resta molto positivo sui loro prezzi-obiettivo per i prossimi 12 mesi

Se avessimo investito mille dollari in parti uguali (200 euro per ogni società) a inizio anno nei 5 FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google-Alphabet) oggi il capitale varrebbe 1.104 dollari, con un rendimento del +10,4% superiore a quello del Nasdaq Composite (+2,5%) ma con performance molto differenti tra i vari titoli. Infatti mentre Netflix (+36,1%), Amazon (+35,2%) e Apple (+3,1%) vantano un rialzo da inizio anno, Alphabet è praticamente invariata e Facebook (-22,7%) evidenzia un sensibile arretramento rispetto il valore del primo gennaio.

CONSENSO DEGLI ANALISTI POSITIVO
Tuttavia, nonostante la severa correzione partita da inizio ottobre e le nubi minacciose che continuano ad addensarsi sulle prospettive future del settore della tecnologia, restano tutte positive le previsioni di prezzo per i prossimi 12 mesi in base al consenso medio degli analisti di settore. Il titolo Apple dagli attuali 172 dollari potrebbe arrivare a 233 dollari entro novembre del 2019, il titolo Facebook a 192 dollari (dagli attuali 131 dollari), il titolo Amazon i 2.153 dollari (rispetto i 1.504 dollari correnti), il titolo Netflix i 407 dollari (che si confrontano con i 258 dollari attuali) e Alphabet i 1.358 dollari (rispetto ai 1.024 dollari correnti.

TUTTI I TITOLI FAANG IN UN MERCATO ORSO
Resta il fatto che venerdì 23 novembre, per la prima volta, tutti e cinque i titoli FAANG sono ufficialmente entrati in un trend ribassista. Un evento che non era mai accaduto prima, dal momento l’ultima volta che si era verificato per gli altri titoli FAANG risaliva a prima che Facebook si quotasse in Borsa. Di norma gli operatori di Wall Street definiscono un mercato orso (bear) un calo del 20% o più dal picco del mercato rialzista.

APPLE, ULTIMA A CAPITOLARE
Lunedì 19 novembre il titolo Apple è sceso brevemente nel territorio ribassista di mercato, per poi ridurre lievemente le perdite chiudendo al 19,9% al di sotto del suo record. Ma poi il giorno successivo, sulla scia di un report di Goldman Sachs nel quale gli analisti della banca d’affari USA riducevano il target price del titolo della mela, l’azione Apple ha chiuso il 23,7% al di sotto della chiusura record del 3 ottobre di 232,07 dollari. Da segnalare che l’ultimo mercato ‘orso’ di Apple era iniziato il 21 agosto 2015 per concludersi quasi un anno dopo (9 agosto 2016), periodo durante il quale il titolo aveva perso addirittura il 32%. L’analista di Goldman Sachs, nel suo recente report ha tagliato il prezzo obiettivo di Apple a 209 a 182 dollari citando le preoccupazioni sul “deterioramento della domanda”, a seguito delle deludenti riduzioni delle entrate desunte dalle informazioni fornite dai fornitori di smartphone. Il titolo della mela è stato l’ultimo tra i big hi tech USA dei FAANG a capitolare.

ALPHABET, AMAZON, NETFLIX E FACEBOOK
Il titolo Alphabet è entrato in un mercato ribassista lunedì 19 novembre, quando ha chiuso il 20,1% sotto il record del 26 luglio di 1.285,50 dollari. In precedenza, l’ultimo mercato ‘orso’ di Alphabet era terminato il 14 ottobre 2011, tre mesi dopo un sell-off (vendita di titoli sul mercato senza limitazioni né di quantità né di prezzo) che gli aveva procurato un calo del 21,1% dal massimo. Amazon.com, invece, è entrato in un mercato ribassista il 29 ottobre e martedì 20 novembre il suo valore di mercato distava il 26,7% dal record del 4 settembre a 2.039,5 dollari. Il precedente mercato ‘orso’ di Amazon, in cui l’azione ha lasciato sul parterre oltre trenta punti percentuali dal massimo, si era concluso il primo marzo 2016. Le azioni di Facebook e di Netflix , infine, sono finite in un mercato ribassista lo scorso 24 ottobre.

INDICAZIONI PER GLI INVESTITORI
Ci si chiede cosa potrebbe significare per gli investitori un mercato ribassista per tutti i titoli FAANG. Jan Wantybski, analista tecnico di Janney Montgomery Scott, ha dichiarato che la perdita di leadership nel settore tecnologico in generale, e in particolare dei titoli FAANG, che negli ultimi anni sono stati un importante motore dei mercati azionari, spiega le difficoltà attuali dell’azionario USA. In una nota ai clienti, Jan Wantybski ha rivelato che per qualche tempo è probabile che questa underperformance dei FAANG rispetto al mercato azionario allargato possa proseguire. La fiammata dei giorni scorsi del Nasdaq (+2%) e dei FAANG (+2,7% in media) potrebbe essere effimera.

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Notizie sulle criptovalute

Non si arresta la discesa del Bitcoin. E ora?

Da: Sky.it

Il suo prezzo è spesso stato paragonato ad una delle più grande bolle della storia. Se la bolla scoppia si va a picco.

I critici aumentano e da un po’ di tempo anche gli investitori sono perplessi. Lo scivolone del resto è continuo: il Bitcoin galleggia sul livello più basso da oltre un anno. La settimana scorsa è stata la più pesante dall’aprile 2013 quando crollò del 44%. Le cose effettivamente sono peggiorate da metà novembre, quando è sceso sotto i 6000 dollari cascando verso i 4000 $.

Che fare dunque?

Ci vorrebbe la sfera di cristallo per capire come andrà a finire. Di certo il problema è sempre lo stesso: il Bitcoin è sempre stato un mezzo che può essere utilizzato in modo anonimo e questo preoccupa. Recentemente la Sec, l’autorità che controlla la borsa americana, ha annunciato pene di stampo civile contro aziende produttrici di criptovalute e il dipartimento di Giustizia americano sta indagando per capire se il forte rialzo del Bitcoin di fine anno scorso (poco prima di Natale entusiasmò tutti sfiorando i 20.000 dollari) sia stato alimentato da manipolazioni.

Tra i critici anche i miliardari Warren Buffett e Bill Gates, il direttore del FMI Christine Lagarde e il premio Nobel e docente della Columbia University Joseph Stiglitz il quale sostanzialmente ha sottolineato come l’anonimato del bitcoin abbia aperto la porta a varie organizzazioni criminali. “Non si dovrebbe puntare su un sistema di pagamento basato sulla segretezza mentre si cerca di creare un sistema bancario trasparente”, disse Stiglitz. Come dire, se si apre un pozzo come il bitcoin, soprattutto chi delinque vorrà buttarsi in quel pozzo. Se il bitcoin crolla e continua ad essere circondato da un certo scetticismo, tutt’altro si può dire della tecnologia che sta alla sua base: la blockchain.

Quest’ultima ha sicuramente puntato a rivoluzionare le nostre vite, e non per forza negativamente, da una semplice transazione alla gestione dei dati personali.

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