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Revisione del Mercato 28-01

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Notizie Forex

Brexit, gli scenari possibili e gli inquietanti riflessi sulle elezioni europee

Da: Businessinsider.com

Da qui a martedì tutto può succedere. La Brexit ha ridefinito la politica britannica e stracciato il libro delle regole parlamentari. Ma è possibile che martedì 29 si accenda qualche luce nel buio e si abbia un po’ di chiarezza su quello che succederà tra Londra e Bruxelles.

Insomma, un altro B-Day.

Theresa May tornerà a Westminster per illustrare i cambiamenti promessi al suo accordo. La premier punta a ottenere un limite temporale al backstop – il meccanismo che impedisce il ritorno di un confine fisico tra Irlanda e Irlanda del Nord – in modo che non diventi un limbo dal quale il Regno Unito non possa più uscire. Secondo indiscrezioni raccolte dal Sun questa modifica potrebbe essere sufficiente per il Dup, il partito unionista nordirlandese, per votare a favore dell’accordo. Ma potrebbe non bastare a molti conservatori brexitiani che vorrebbero eliminare del tutto il backstop.

Anche gli euroscettici più intransigenti, però, hanno capito una cosa: se il deal di May viene ancora bocciato il parlamento prenderà il controllo della situazione avviandosi verso la strada di una Brexit molto soft.

È improbabile che May riesca a salvare l’accordo, ma la premier è abile. Sta usando il no deal (nessun patto con l’Europa) per ricattare il parlamento e si rifiuta di eliminarlo dalle opzioni possibili.

E Westminster non ci sta. Martedì toccherà proprio ai parlamentari proporre nuove forme di Brexit o miglioramenti all’accordo governativo. Sono già pronti quattordici emendamenti ma potrebbero essercene molti di più.

Il più importante e forse decisivo: quello della laburista Yvette Cooper, che in realtà è una proposta di legge. Stabilisce che, se un accordo con la Ue non viene approvato entro la fine di febbraio, l’articolo 50 deve essere esteso (per ulteriori negoziati) fino al 31 dicembre 2019. In questo modo si eviterà che il 29 marzo Londra esca dalla Ue a mani vuote con un economicamente disastroso no deal. La proposta ha attirato consensi trasversali e ha serie possibilità di essere approvata. Due pezzi grossi del governo, il ministro dell’Economia Philip Hammond e il ministro del Lavoro Amber Rudd, hanno suggerito che potrebbero dimettersi se la premier non concederà ai suoi un voto libero su questo emendamento “spazza no deal”. May però non ha intenzione di cedere. Vuole che lo spettro del nessun accordo rimanga nei corridoi di Westminster per spaventare i deputati e indurli ad appoggiarla.

Se l’emendamento dovesse essere approvato, per diventare legalmente vincolante, dovrà essere convertito in legge e quindi passare sia alla camera dei Comuni che a quella dei Lord. E il passaggio senza intoppi non è scontato.

Toccherà poi al leader laburista Jeremy Corbyn. Da mesi fa l’equilibrista sulla fune del secondo referendum. Recentemente sembrava appoggiarlo, adesso sembra più vago. Anche lui deve tenere buone le due anime del suo partito e anche lui rischia una ribellione epocale. Il suo emendamento è molto generico, suggerisce che al parlamento sia dato il tempo di dibattere su altre opzioni, tra le quali un secondo referendum in cui proporre agli elettori un accordo o una proposta scaturita dalla maggioranza dei deputati.

Non forza il governo a fare nulla e May potrebbe bellamente ignorarlo.

Vista la reticenza di Corbyn, un altro emendamento, che avrebbe chiesto direttamente una seconda consultazione referendaria, potrebbe essere ritirato poiché sicuramente non avrebbe una maggioranza.

Più utile potrebbe essere la proposta di Dominic Grieve, ex procuratore generale, che forzerebbe la camera dei Comuni a votare tre diversi scenari: secondo referendum, una Brexit soft nello stile della Norvegia o no deal. Il risultato tecnicamente non sarebbe vincolante e la premier potrebbe non tenerne conto ma May sarebbe sotto una pressione enorme se decidesse di andare contro il volere di Westminster.

In queste ultime ore un’altra proposta è stata avanzata dal conservatore Graham Brady che vorrebbe rimuovere del tutto il backstop, senza però indicare come.

C’è poi il nodo delle elezioni europee di maggio, messo in evidenza da un commento del politologo Timothy Garton Ash. Se l’articolo 50 dovesse essere esteso fino a dicembre e se Londra non tenesse le elezioni, pur essendo ancora a tutti gli effetti un Paese membro, potrebbe mettere a repentaglio la legalità del parlamento europeo, poiché la norma dice che il parlamento non può riunirsi a meno che i suoi membri non siano stati eletti in tutti i Paesi della Ue.

Insomma, “l’incompetente intransigenza” di May, come la definisce Garton Ash, rischia di riflettersi sul futuro dell’Europa.

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Trump stoppa shutdown ma ne minaccia un altro. Pronto a proclamare stato emergenza’

Da: Finanza.com

Il presidente americano Donald Trump minaccia un altro shutdown, dopo aver posto fine a quello più lungo della storia lo scorso 26 gennaio, quando ha annunciato di firmare a breve “un provvedimento per riaprire il nostro governo per tre settimane, fino al 15 febbraio”. Nella sua edizione di domenica, il Wall Street Journal ha riportato alcune dichiarazioni del presidente, secondo cui un altro shutdown del governo “è sicuramente un’opzione”, visto il suo scetticismo sulla possibilità che il Congresso raggiunga un accordo per finanziare il muro con il Messico.

Già il 26 gennaio aveva detto: “Se non arriveremo ad un accordo con il Congresso, o il governo verrà nuovamente chiuso dopo il 15 febbraio o utilizzerò i poteri che mi sono conferiti per fare fronte a questa emergenza”, minacciando anche la possibilità di proclamare lo stato di emergenza.

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Notizie mercato azionario

Appuntamenti e scadenze: settimana del 28 gennaio 2019

Da: Teleborsa.it

Lunedì 28/01/2019
Appuntamenti:
Banca d’Italia – Moneta e altre informazioni sul bilancio delle IFM residenti in Italia
BOJ – Pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria del 19 e 20 dicembre
Aziende:
Whirlpool – Risultati di periodo
Caterpillar – Risultati di periodo

Martedì 29/01/2019
Appuntamenti:
FOMC – Inizia la riunione di politica monetaria
Titoli di Stato:
Tesoro – Asta BOT; Regolamento CTZ – BTP€i
Aziende:
Abitare In – Assemblea – Risultati di periodo
Aeffe – CDA – Risultati di periodo: Preconsuntivo bilancio
Tinexta – CDA – Risultati di periodo: Preconsuntivo bilancio
Harley-Davidson – Risultati di periodo
Canon – Risultati di periodo
Pfizer – Risultati di periodo
3M Company – Risultati di periodo
Apple – Risultati di periodo
T. Rowe Price – Risultati di periodo
Ebay – Risultati di periodo

Mercoledì 30/01/2019
Appuntamenti:
FOMC – Termina la riunione di politica monetaria. Annuncio tassi
Titoli di Stato:
Tesoro – Asta medio-lungo
Aziende:
Safilo Group – CDA – Risultati di periodo: Preconsuntivo bilancio
Tinexta – Appuntamento: Conference call con gli analisti
Nintendo Co Nintendo – Risultati di periodo
Nasdaq – Risultati di periodo
Alibaba – Risultati di periodo
Paypal Holdings – Risultati di periodo
Visa – Risultati di periodo
Mcdonald’s – Risultati di periodo
At&T – Risultati di periodo
Invesco – Risultati di periodo
Microsoft – Risultati di periodo
Facebook – Risultati di periodo

Giovedì 31/01/2019
Appuntamenti:
Banca d’Italia – Conti finanziari settoriali; €-coin; Tavole mensili di Banche e istituzioni finanziarie: finanziamenti e raccolta per settori e territori; Operazioni delle Amministrazioni pubbliche; Altre Istituzioni finanziarie
Titoli di Stato:
Tesoro – Regolamento BOT
Aziende:
Ferrari – CDA – Risultati di periodo: Cda Bilancio, Informazioni finanziarie periodiche aggiuntive
Nokia Corporation Sponsored – Risultati di periodo
Amazon.Com – Risultati di periodo
General Electric – Risultati di periodo
Mastercard – Risultati di periodo
Manpowergroup – Risultati di periodo
Scadenze Fiscali:
REGISTRI CONTABILI – Stampa o conservazione elettronica del libro giornale, mastro e inventari, registri IVA e registro dei beni ammortizzabili.
FATTURE ELETTRONICHE – Ultimo giorno per la conservazione digitale delle fatture elettroniche 2017.
TASSE AUTOMOBILISTICHE – E’ l’ultimo giorno per il pagamento della tassa automobilistica di tutti gli autoveicoli con bollo scadente a Dicembre 2018 e per le auto immatricolate negli ultimi 10 gg. del mese di Dicembre 2018.
UNI-EMENS – Invio telematico della denuncia mensile UNI-EMENS delle retribuzioni e dei compensi corrisposti nel mese precedente ai lavoratori dipendenti e assimilati.
IMPOSTA DI REGISTRO – Versamento imposta di registro sui contratti di locazione nuovi o rinnovati tacitamente con decorrenza 01-01-2019.
Libro unico del lavoro – Termine entro il quale effettuare le registrazioni obbligatorie sul libro unico del lavoro del mese precedente.
Esenzione canone Rai – Scade il termine per la presentazione della richiesta di esenzione canone Rai all’Agenzia delle entrate per l’anno 2019.

Venerdì 01/02/2019
Aziende:
Sony – Risultati di periodo
Honda Motor – Risultati di periodo
Chevron – Risultati di periodo
Exxon Mobil – Risultati di periodo
Honeywell International – Risultati di periodo
Merck – Risultati di periodo
Scadenze Fiscali:
Dichiarazione IVA 2019 – Si apre il periodo per la presentazione della Dichiarazione IVA 2019 che va dal 1 febbraio al 30 aprile 2019.

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Deutsche Bank, il fondo sovrano del Qatar potrebbe investire ancora

Da: Corriere.it

Il Qia, fondo sovrano del Qatar, sarebbe in trattativa con Deutsche Bank per un ulteriore investimento dopo il 9% della banca tedesca che già possiede. L’indiscrezione di Bloomberg. Il tema della fusione con Commerzbank e i rischi legali in Usa

Deutsche Bank si affida ai capitali del fondo sovrano del Qatar per rafforzarsi patrimonialmente. Tra il colosso tedesco, in crisi da anni e con le quotazioni quasi dimezzate nell’ultimo anno (oggi vale appena 16,7 miliardi di euro), e l’emirato che controlla già poco meno del 10% della banca di Francoforte, sarebbero in corso colloqui avanzati per un investimento ulteriore, rivela l’agenzia Bloomberg citando fonti a conoscenza del dossier, anche se non è stato ancora raggiunto un accordo. L’intervento del Qatar — non è chiaro ancora in che forma — potrebbe dare forza alla banca, in una fase in cui si parla da mesi di una fusione tra i due gruppi tedeschi maggiori ma deboli come Db appunto e Commerzbank, salvata dallo Stato (che ha ancora una quota rilevante).

L’investimento potrebbe essere realizzato attraverso il Qatar Investment Authority (Qia), cioè il fondo sovrano. Le quote qatarine in Deutsche Bank sono invece in mano ad altri veicoli finanziari dell’emirato e controllati da membri della famiglia reale e da importanti politici: il Qatar Financial Center (Qfc) possiede il 6,1% della banca tedesca ma con contratti derivati arriva fino al 9%. Finora né Deutsche Bank né il Qia hanno commentato le indiscrezioni, mentre a dicembre il Qfc aveva smentito di voler comprare ancora titoli di Bd.

La scelta di investire ancora nell’istituto guidato da Christian Sewing rientrerebbe nella strategia delineata nelle scorse settimane dal ministro delle finanze qatarino, Ali Sherif al-Emadi di voler investire dieci miliardi di dollari nell’economia tedesca. E a Davos nei giorni scorsi il presidente del Qia e ministro degli Esteri del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha fatto capire che Deutsche Bank è tra le grandi società tedesche nelle quali il fondo potrebbe investire. In Germania Qia possiede quote pesanti, fra l’altro, in Volkswagen.

Secondo alcune interpretazioni, l’investimento del Qatar sarebbe funzionale a Deutsche Bank per coprire i rischi di una pesante multa che potrebbe arrivare dagli Stati Uniti, che sta analizzando le attività della banca in un clamoroso caso di presunto riciclaggio a livello mondiale. Le indagini riguardano una serie di transazioni sospette tra la Deutsche Bank e una filiale estone della banca danese Danske Banke, con il transito fra il 2007 e il 2015 di circa 200 miliardi di euro, denaro proveniente in gran parte dalla Russia. Una vicenda sulla quale pende anche un’inchiesta della Federal Reserve.

Nei giorni scorsi inoltre Deutsche Bank è finita nel mirino della Camera Usa, ora sotto il controllo dei Democratici, per i suoi rapporti con il presidente Donald Trump. Le commissioni finanze e intelligence hanno avanzato richieste di informazioni alla banca tedesca, l’unica tra le grandi banche occidentali che ha continuato a prestare soldi a Trump dopo il fallimento dei suoi casinò negli anni Novanta. Il sospetto è che si sia trattato di prestiti di favore.

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Notizie sulle criptovalute

Steve Wozniak, cofondatore di Apple, svela di aver venduto tutti i propri BTC a 20.000$

Da: Cointelegraph.com

Steve Wozniak, celebre cofondatore di Apple, ha svelato di aver venduto tutti i propri Bitcoin (BTC) a dicembre 2017, quando la criptovaluta aveva toccato quota 20.000$.

Durante la conferenza Nordic Business Forum di Stoccolma, in Svizzera, Wozniak ha discusso della propria esperienza con il mondo delle criptovalute, spiegando di aver acquistato una quantità non specificata di Bitcoin a 700$ per “effettuare degli esperimenti”:

“Il mio piano era di viaggiare in un luogo come Stoccolma, andare soltanto in ristoranti e alberghi che accettavano Bitcoin, e in generale utilizzare unicamente la criptovalute durante il mio soggiorno.”

Ciononostante, quanto Bitcoin ha toccato suo il massimo storico di 20.000$, Wozniak ha venduto tutti i propri fondi:

“Quando il prezzo è arrivato alle stelle, mi sono detto che non volevo essere una di quelle persone che osserva continuamente il mercato e si interessa morbosamente ad un numero. Non voglio avere questo genere di preoccupazioni nella mia vita […]. Parte della mia felicità è dovuta proprio alla mancanza di preoccupazioni, pertanto ho venduto tutto giusto per sbarazzarmene.”

Wozniak ha infine spiegato di “non essere mai stati interessato al denaro”, affermando di “non aver mai utilizzato nemmeno l’applicazione di Apple dedicata alla borsa, non acquisto e vendo azioni”.

A giugno dello scorso anno, l’uomo aveva dichiarato che Bitcoin è “l’unico vero oro digitale”, confermando ancora una volta la propria fiducia in questa tecnologia:

“Solo Bitcoin si può definire puro oro digitale, tutte le altre criptovalute tendono a rinunciare ad alcune caratteristiche, come ad esempio quella di essere totalmente decentralizzate, senza alcun controllo centrale.”

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