Mario Draghi

Revisione del Mercato 27-03

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Notizie Forex

Lo strano caso della BCE: liquidità per la finanza, austerità per i popoli

Da: Contropiano.org

All’interno del contesto europeo di generalizzata stagnazione, l’operato della BCE viene spesso caratterizzato come fortemente espansivo in termini di crescita. Stando alla vulgata giornalistica, Mario Draghi starebbe inondando di liquidità il sistema economico al fine di favorire la ripresa. Cerchiamo perciò di capire meglio cosa accade: come vedremo di seguito, la politica monetaria perseguita da Draghi non solo non è sufficiente a riattivare produzione e occupazione, ma è anche saldamente collocata al servizio della perpetuazione delle politiche di austerità.

Il 13 dicembre 2018, la Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato la fine del Quantitative Easing (QE) a partire da Gennaio 2019. Il QE è stato avviato a Marzo 2015 come politica monetaria non convenzionale allo scopo – almeno negli intenti – di rilanciare la crescita economica nell’euro area e permettere all’inflazione di raggiungere un valore vicino al 2%, target di riferimento della BCE. A tale scopo, la BCE espanse i propri bilanci aumentando la base monetaria attraverso un massiccio acquisto di titoli, per lo più pubblici nelle mani delle banche dell’Eurozona. Come si può osservare nella figura, a partire da marzo 2015 (linea rossa), l’offerta di moneta ha subito un brusco aumento passando da 1200 miliardi di euro nel marzo 2015 fino ad arrivare ad un valore di 3200 miliardi di euro nel gennaio 2019, ossia un aumento percentuale di circa il 166% in tutto il periodo osservato.

Negli intenti dichiarati della BCE, un vigoroso aumento dell’offerta di moneta dovrebbe aumentare la disponibilità di risorse e i prezzi dei titoli nelle pancia delle banche e diminuire i tassi dell’interesse applicati dalle stesse sui prestiti a famiglie ed imprese. Secondo la BCE, i bassi tassi dell’interesse e l’alta disponibilità di liquidità dovevano spingere banche da un lato e famiglie e imprese dall’altro ad aumentare la quantità di moneta nell’economica tramite un aumento dei prestiti i quali a loro volta avrebbero stimolato i consumi e gli investimenti. Questa vigorosa spinta monetaria doveva condurre a maggiori livelli di occupazione e avvicinare l’inflazione realizzata all’obiettivo della BCE, ossia il 2%. Nella sostanza il procedimento di finanziamento dell’economia reale che la BCE si immagina segue questa catena di passaggi:

(i) bisogna permettere alla liquidità a disposizione delle banche di aumentare;

(ii) ciò favorisce una discesa dei tassi d’interesse;

(iii) questo stimola la richiesta dii prestiti da parte di famiglie e imprese;

(iv) di conseguenza, attività economica, occupazione e inflazione vengono rilanciate.

Analogamente, a partire da giugno 2014 e marzo 2016, la BCE ha lanciato un piano di finanziamento dell’economia reale tramite la prima e seconda serie di TLTRO (Targeted longer-term refinancing operations). Si tratta di strumenti di finanziamento che hanno l’obiettivo di fornire alle banche prestiti a lungo termine (per un massimo di 4 anni) a tassi dell’interesse molto agevolati. In questo caso, a differenza del QE, la BCE non pretende la restituzione della liquidità concessa.

Sia nella prima che nella seconda tornata di TLTRO, i volumi di finanziamento ottenibili dalla BCE dipendevano strettamente dal volume di prestiti forniti dalle banche a famiglie e imprese (da tale novero sono stati esclusi i prestiti per l’acquisto di abitazioni). Si è cercato, in pratica, di incentivare l’immissione di liquidità nell’economia reale.

Consideriamo anche che le banche, in generale, fanno profitti perché prestano ai privati a un tasso maggiore rispetto a quello al quale si possono rifinanziare presso la BCE. Dato che i prestiti ai privati sono agevolati mediante sconti sui tassi ai quali le banche si rifinanziano presso la BCE, le banche europee sperimentano un aumento dei margini di profitto legati alla loro attività di prestito. Recentemente, il 7 marzo 2019, la BCE ha annunciato una terza serie di TLTRO che inizierà a settembre 2019 e finirà a marzo 2021.

Queste operazioni saranno condotte a frequenza trimestrale e (molto probabilmente) si applicheranno le medesime condizioni sia sui tassi d’interesse che sulle modalità di prestito impiegate nella prima e seconda tornata di TLTRO. Come ammesso dalla BCE, la terza serie di TLTRO avrà dunque la caratteristica di mantenere in essere una serie di incentivi con lo scopo di stimolare l’economia reale favorendo la concessione di credito da parte delle banche a famiglie ed imprese.

Ora una domanda appare logica e necessaria. Perché, nonostante l’immensa iniezione di liquidità generata dal QE, le favorevoli condizioni di prestito fissate dalle BCE con le TLTRO e i bassi tassi dell’interesse, l’economia europea non saggia il tanto sperato boom economico? Per rispondere a queste domande ci focalizzeremo su alcuni punti fondamentali, e cercheremo di spiegare i motivi per cui il QE e le TLTRO non erano, non sono e mai saranno strumenti idonei a favorire la crescita economica e occupazionale di un Paese.

Anzi, come anticipato, si tratta di uno strumento che rimette prepotentemente al centro della scena politico-economica la BCE, e la sue scelta di acquistare o meno titoli di Stato che condizionano ogni giorno le dinamiche dello spread, strumento di disciplina delle politiche fiscali attraverso la minaccia dei mercati.

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Nuova Zelanda: banca centrale conferma tassi all’1,75%

Da: Finanza.com

Tutto come da attese dalla banca centrale della Nuova Zelanda sul fronte tassi. La Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) ha annunciato di avere lasciato invariati i tassi di interesse all’1,75%, confermando le attese della vigilia degli analisti.

Nel comunicato stampa l’istituto ha sottolineato “la debolezza dell’outlook economico globale e del ridotto slancio della spesa interna”, e ha aggiunto che “l’occupazione è vicina al massimo livello sostenibile ma l’inflazione rimane al di sotto del target, rendendo necessario proseguire con gli stimoli monetari”. La Reserve Bank of New Zealand ha intenzione di garantire una politica monetaria espansiva per un periodo di tempo considerevole.

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Notizie mercato azionario

Borsa Usa recupera grazie a tech, finanziari

Da: Reuters.com

Wall Street è in recupero, supportata dai guadagni sui titoli tech e finanziari, in cerca di rivalsa dopo due sedute in calo.

Il settore finanziario guadagna oltre lo 0,8% ponendo fine a un trend negativo che dura da cinque giorni.

Il settore tech avanza di 1%, guidato da un guadagno di 1,5% di Apple un giorno dopo la presentazione del nuovo servizio streaming video, del servizio di carta di credito e di una piattaforma per l’online gaming.

Intorno alle 15,30 italiane, il Dow segna +0,8%, lo S&P 500 guadagna lo 0,9% e il Nasdaq avanza di 0,9%.

Boeing guadagna lo 0,3%, ponendo seguito alla buona performance di ieri dopo che l’azienda ha annunciato che fornirà aggionamenti di software gratuiti per le linee aeree che hanno acquistato i 737 Max.

Nvidia avanza di 3,2% dopo che Piper Jaffray ha iniziato la copertura con il rating “overweight”.

I petroliferi guadagnano l’1,6% sull’aumento del prezzo del petrolio.

Carnival perde il 6,2% dopo la revisione al ribasso delle previsioni di utile per fine anno.

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Milano chiude in rialzo

Da: Ansa.it

La Borsa di Milano (+0,38%) chiude in rialzo, in linea con gli altri listini europei. L’attenzione degli investitori resta sempre concentrata sulla crescita globale e sugli eventi politici nel Regno Unito per la Brexit.

Si allenta la tensione sui titoli di Stato con lo spread tra Btp e Bund in calo a 248 punti e il rendimento del decennale italiano al 2,46%.

In cima al listino svetta Moncler (+2,2%). In positivo anche Saipem (+1,8%), dopo la raccomandazione d’acquisto di Goldman Sachs. In rialzo Tim (+0,8%), in vista della riunione del Cda per discutere di un nuovo esposto alla Consob di Vivendi (+1,3% a Parigi). Si mette in mostra il comparto dell’auto con Ferrari (+1,6%) ed Fca (+0,4%).

In ordine sparso le banche con Unicredit (+1,4%), Banco Bp (-1,2%), Bper (-0,8%) e Intesa (-0,2%) mentre chiudono in rialzo Mediobanca (+0,8%), Mps (+0,6%), Fineco (+0,5%) e Ubi (+0,2%).

Contrastati anche i titoli legati al petrolio con Tenaris (-1,3%), piatta Eni (-0,05%) in rialzo Snam (+0,4%).

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Notizie sulle criptovalute

Calo dei mercati delle criptovalute, Bitcoin scende sotto i 4.000$

Da: Cointelegraph.com

La maggior parte delle criptovalute della top 20 ha registrato lievi cali, e il Bitcoin (BTC) è di nuovo finito sotto la soglia dei 4.000$.

Il Bitcoin ha perso circa l’1%, finendo a quota 3.967$. Dando un’occhiata al suo grafico settimanale notiamo un calo di circa il 2% rispetto ai 4.060$ di martedì scorso.

Recentemente, il famoso imprenditore Tim Draper ha esortato il presidente dell’Argentina a legalizzare il Bitcoin in modo da migliorare la situazione economica del paese.

Ethereum (ETH) mantiene la sua posizione di prima altcoin per capitalizzazione di mercato, che si aggira intorno ai 14,2 miliardi di dollari, staccando Ripple (XRP) di oltre 1,5 miliardi.

ETH è in ribasso di quasi l’1% rispetto alla quotazione di ieri, con un valore di 134$. A livello settimanale, la criptovaluta ha perso quasi il 4,5%.

Come segnalato da Cointelegraph, il cofondatore di Ethereum Vitalik Buterin ha affermato che la comunità cripto dovrebbe abbandonare l’individualismo che ha caratterizzato i primi anni del settore, sfruttando le tecnologie decentralizzate per dare vita a sistemi nuovi, innovativi ed equi, che possano avere un forte impatto sociale.

Ripple ha perso circa l’1,5% rispetto a ieri, finendo a quota 0,301$. Il grafico settimanale dell’altcoin descrive comunque una crescita del 5,5%.

Le uniche criptovalute della top 20 a registrare guadagni sono Cardano (ADA) ed EOS (EOS), in rialzo rispettivamente del 2% e 0,5%.

La capitalizzazione complessiva del mercato si aggira sui 137,4 miliardi di dollari, circa il 2% in meno rispetto ai 140,4 miliardi della settimana scorsa.

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