European Central Bank

Revisione del Mercato 24-01

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Notizie Forex

Draghi: le dieci grandi sfide del 2019, ultimo anno da presidente Bce

Da: Ilsole24ore.com

Inizia oggi, con la prima conferenza stampa del 2019 dopo il consiglio direttivo della Bce, il conto alla rovescia di questi incontri tra la comunità internazionale dei giornalisti ECB watchers e Mario Draghi con al suo fianco il vice Luis de Guindos. Il mandato del presidente scade a fine ottobre e da oggi ad allora saranno soltanto sette le conferenze stampa di questo tipo con l’attuale numero uno. È questo l’anno della “Draghexit”, dell’uscita di scena del banchiere centrale famoso in tutto il mondo per quel suo “whatever-it-takes” pronunciato a Londra il 26 luglio 2012, una frase (faremo tutto ciò che è necessario) rinforzata dal minaccioso “and believe me, it will be enough (e credetemi, basterà)”, che cambiò il destino dell’euro salvando la moneta unica traballante sotto il più feroce attacco dalla sua nascita. Non sarà un anno facile, per Draghi: ecco le grandi dieci sfide della Dragh-exit.

Tassi
Mario Draghi avrebbe potuto chiudere il suo mandato settennale, iniziato nel novembre del 2011, con un rialzo dei tassi. Passare alla storia come il banchiere centrale che non ha mai abbassato i tassi ma che anzi per la prima volta li ha portati in terreno negativo, è un doppio primato del quale Draghi avrebbe fatto volentieri a meno. Ma la moderazione della crescita in Europa, per ora non allarmante e senza rischio di recessione, potrebbe essere tale nel 2019 da non portare più l’inflazione al target, “un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio termine” e dunque a non consentire il rialzo dei tassi.

Trump e la guerra dei dazi
Il protezionismo altalenante di Donald Trump e il pericolo di un’escalation del rialzo dei dazi, con la conseguente brusca frenata del commercio mondiale, sono i principali rischi esterni e incontrollabili tenuti sotto stretta osservazione dalla Bce. Un deterioramento dei rapporti tra Usa e Cina avrebbe ripercussioni gravi sulla crescita europea.

Elezioni europee
L’esito incerto delle elezioni europee, che in maggio potrebbero confermare l’ascesa di partiti populisti e anti-euro, è un fattore destabilizzante sul cammino di Mario Draghi, guardiano della stabilità dei prezzi e dei mercati finanziari e bancari dell’eurozona.

Nomine europee
Il membro del Board della Bce in scadenza quest’anno è Peter Praet, capoeconomista molto vicino a Draghi e considerato una colomba. Praet scade in maggio. Se tutto andrà bene, Draghi riuscirà a piazzare l’attuale governatore della Banca centrale irlandese Philip Lane sulla poltrona di capo economista. Lane è vicino a Draghi e questo conforterà il governatore con un alleato a lui vicino negli ultimi mesi della sua presidenza

Un falco presidente
Se la Francia insisterà per prendersi la presidenza della Commissione europea, è più che prevedibile che a quel punto Angela Merkel insisterà per avere il suo ex-consigliere e attuale presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, alla guida della Bce. Per Draghi e soprattutto per la Bce ci sarebbe da gestire un passaggio delle consegne in nome della continuità, nonostante arrivi come segnale di rottura: Weidmann è famoso per non aver dato il voto favorevole alle grandi decisioni di politica monetaria non convenzionale promosse e sostenute da Draghi (non da ultimo le OMTs).

I nodi delle banche
L’Unione bancaria è in stallo e non ci sono all’orizzonte grandi crisi bancarie nell’Eurozona. Ma tutto potrebbe accadere in un momento in cui non c’è garanzia unica europea sui depositi bancari e il backstop dell’ESM al Single Resolution Fund è ancora privo di tutta la documentazione necessaria per poter partire. Una sfida per Draghi, che sovrintende l’SSM, il meccanismo unico di vigilanza bancaria nell’Eurozona.

La scadenza delle TLTRO
I prestiti speciali mirati al sostegno della ripresa economica scadranno tra il 2020 e il 2021 in quattro tappe: le banche italiane dovranno rimborsarne per circa 240 miliardi. Per evitare questo big bang, Draghi già quest’anno è atteso annunci l’erogazione di nuovi prestiti Bce a medio lungo termine per le banche, anche se non proprio nel formato TLTRO, qualcosa di simile.

Reinvestimento dei titoli del QE
Draghi passerà alla storia per aver collaudato e messo in campo il quantitative easing in Bce, acquistando asset tra il marzo 2015 e il dicembre 2018 per 2.600 miliardi. Il presidente ha messo fine agli acquisti netti lo scorso mese ma ora resta la gestione del reinvestimento dei titoli in portafoglio: questa operazione, che mantiene la politica accomodante, è effettuata con grandi margini di flessibilità, ma Draghi potrebbe essere chiamato a indicare prima della sua partenza fino a quando il reinvestimento andrà avanti e come.

Exit ed entry
Sono in molti a domandarsi cosa farà Mario Draghi dal novembre 2019. E sono in molti a sperare di venirlo a sapere il prima possibile e al più tardi a novembre.

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Brexit, Moscovici: rischi di una uscita senza accordo sono aumentati

Da: Reuters.com

Il commissario agli Affari economici della Ue, Pierre Moscovici, dice che il rischio di una Brexit senza accordo è aumentato nelle ultime settimane e spetta ai britannici dire all’Unione europea dove vogliono andare.

In vista della data del 29 marzo, quando la Gran Bretagna dovrebbe lasciare la Ue, Moscovici ha detto a Reuters al World Economico forum in corso a Davos che la Ue è pronta e attende e nessuno vuole un esito senza un accordo.

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Notizie mercato azionario

Mercati emergenti verso una possibile rotta rialzista

Da: Financialounge.com

Dopo i severi ribassi–registrati nel 2018, le asset class dei mercati emergenti dovrebbero tornare a salire sulla scia dell’atteso miglioramento della crescita che ne dovrebbe alimentere il potenziale di rendimento. È questa, in estrema sintesi, la conclusione a cui giungono gli esperti di Goldman Sachs Asset Management (GSAM) osservando come la correzione degli attivi dei paesi emergenti, in particolare valute e azioni, sia andata oltre quanto si possa evincere dai fondamentali.

I RIBASSI SONO FISIOLOGICI

“Con il riequilibrio della crescita globale, ci aspettiamo che gli attivi dei mercati emergenti tornino a registrare performance migliori rispetto a quelle dei mercati sviluppati. Tuttavia è importante ricordare che volatilità e drawdown (ribassi) non sono rari in questi mercati e, soprattutto, non precludono il conseguimento di risultati positivi nel lungo periodo”, sostengono i professionisti di GSAM.

CRESCITA COMUNQUE SUPERIORE AL 2016

Nel 2018 il contesto di mercato ha mostrato una forte attenzione verso l’aumento dei tassi di interesse statunitensi, anche per via delle implicazioni sul debito denominato in dollari di molti paesi in via di sviluppo, così come a squilibri delle partite correnti, tensioni commerciali e rallentamento della crescita dell’economia cinese. Tuttavia, la convinzione degli esperti di GSAM è che la sottoperformance registrata lo scorso anno dagli attivi dei mercati emergenti sia da ascrivere prevalentemente alla crescita inferiore alle attese delle economie dei paesi in via di sviluppo. “La crescita risulta comunque migliore rispetto a quella registrata nel 2016, quando i timori sui mercati emergenti erano elevati. Inoltre riteniamo che molte economie siano ancora nelle fasi iniziali di un ciclo di espansione di lungo termine” puntualizzano i professionisti di GSAM.

FORTE SOTTOVALUTAZIONE DI AZIONI E VALUTE

Secondo la view di GSAM, quest’anno ci saranno interessanti potenzialità di rendimento per gli attivi dei mercati emergenti, soprattutto per valute e azioni. In base alle stime di GSAM, le valute dei mercati emergenti risultano sottovalutate del 12% (se aggregate utilizzando l’indice MSCI Emerging Market) e del 23% (utilizzando l’indice JPM GBI). Da notare che tale differenziale rispetto al fair value è paragonabile a quello registrato all’inizio degli anni duemila e nei primi mesi del 2016, due periodi poi seguiti da considerevoli rivalutazioni delle valute emergenti. Per quanto riguarda invece l’azionario, al momento emerge una valutazione a sconto del 25% rispetto a quella dei mercati sviluppati, pur essendoci margine per una crescita superiore degli utili nei paesi in via di sviluppo.

L’ENIGMA CINESE

La Cina, in ogni caso, resta per gli esperti di GSAM il rischio più significativo sia per il 2019 che nel medio-lungo periodo. E’ probabile che, nel breve termine, i responsabili della politica monetaria di Pechino assicurino un sostegno per garantire il miglioramento del trend di crescita, ma le previsioni di GSAM per il 2019 indicano una crescita del 6,2% per la Cina, il tasso di crescita più basso registrato dal paese dall’inizio degli anni Novanta. “La creazione di debito, che ha raggiunto livelli elevati negli ultimi anni, comporterà rischi nel medio e lungo periododal momento che la crescita, oltre a rallentare il passo, dipenderà più dai consumi che dagli investimenti” specificano i professionisti di GSAM, secondo i quali, tuttavia, il periodo di maggiore decelerazione della crescita della Cina dovrebbe ormai essere alle spalle, con un conseguente alleggerimento delle pressioni sul resto dei paesi emergenti nel breve termine.

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BORSA MILANO chiude in lieve calo, brilla la Juve, bene le banche

Da: Reuters.com

MILANO, 23 gennaio (Reuters) – Piazza Affari chiude in lieve calo, sulla scia delle borse europee, una seduta altalenante senza particolari spunti.

L’indice FTSE Mib (FTMIB) chiude in calo dello 0,19%, l’ALLSHARE <.FTILMS> dello 0,11%. Volumi per un controvalore di 1,73 miliardi di euro di controvalore.

Il FtsEurofrist (FTEU3) perde lo 0,06%, mentre gli indici di Wall Street sono contrastati.

In spolvero JUVENTUS (MI:JUVE), migliore del listino con un rialzo del 2,41%. Oggi i media sportivi ipotizzano un’offerta da 105 milioni di euro da parte del Real Madrid per l’acquisto di Paulo Dybala.

Rimbalzano i bancari, con l’indice di settore (FTIT8300) in rialzo dello 0,83%. Brilla a +1,65% UNICREDIT (MI:CRDI), i cui analisti prevedono un utile netto per il 2018 pari a 2,873 miliardi di euro. [nL8N1Z74UP]

In controtendenza BPER (MI:EMII), che perde l’1,47%, dopo che in un’intervista l’AD del gruppo Unipol (MI:UNPI) Carlo Cimbri ha raffreddato le speranze di fusione bancarie di grosse dimensioni a breve che possano coinvolgere BPER e UNIPOL.

Acquisti anche su TELECOM ITALIA (MI:TLIT), dopo la brutta seduta di ieri e il minimo storico toccato ancora in apertura stamani. Il titolo chiude in rialzo dello 0,54% a 44,84 cent. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria oggi in un’intervista a Reuters ha detto che il governo è favorevole alla creazione di una rete telefonica fissa unica, che nascerebbe da una fusione tra la rete di Tim e Open Fiber. [nL8N1ZN2WW]

Sale dell’1,87% SALINI IMPREGILO (MI:SALI), mentre ASTALDI (MI:AST) chiude in rialzo dell’8,99%.

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Notizie sulle criptovalute

Blockchain.com conferma il “supporto limitato” a Bitcoin SV

Da: Cointelegraph.com

In un post pubblicato il 22 gennaio sul blog ufficiale, il provider di wallet di criptovalute Blockchain.com ha annunciato di aver lanciato il supporto parziale a Bitcoin SV (BSV).

Nata il 15 novembre 2018 dal tanto discusso hard fork di Bitcoin Cash (BCH), nelle settimane successive alla sua creazione BSV è andata incontro a vari problemi tecnici.

Inizialmente, alcuni provider ed exchange avevano adottato una posizione scettica nei confronti della nuova moneta. In particolare, Kraken aveva riscontrato in BSV diversi “campanelli d’allarme”, arrivando a descriverla come “un investimento ad alto rischio”.

Blockchain.com, ex Blockchain.info, ha confermato martedì che gli utenti avranno a disposizione alcuni servizi basati su BSV, simili a quelli delle altre quattro criptovalute supportate: Bitcoin (BTC), Bitcoin Cash, Ethereum (ETH) e Stellar (XLM).

“Abbiamo seguito da vicino la catena di Bitcoin SV, e abbiamo deciso di offrire un supporto limitato alle transazioni BSV. Sarà possibile visualizzare il proprio saldo, scambiare BSV per BTC, BCH, ETH e XLM tramite Swap, e inviare BSV a qualsiasi indirizzo”, si legge nel post, che prosegue:

“In questo momento, non abbiamo in programma di abilitare tutte le funzionalità di BSV.”

“Continueremo a monitorare l’attività di BSV per determinare la durata del periodo di supporto limitato, e ci assicureremo di tenervi aggiornati su eventuali modifiche del servizio!”, conclude il post.

Grazie al supporto della criptovaluta nel servizio wallet dell’azienda, gli utenti che possedevano token BCH nel loro wallet Blockchain.com prima della data dell’hard fork potranno ora potranno utilizzare uno strumento dedicato per riscattare la controparte BSV.

Il tool è molto simile a quello utilizzato da Blockchain.com nel 2017, quando l’hard fork di BTC diede vita a BCH.

Al momento della stesura di questo articolo, la coppia BSV/USD si aggira sui 75,80$, valore inferiore a quello di partenza, pari a circa 88$. L’asset ha raggiunto un picco di 243$ poco dopo il suo debutto, come si evince dai dati di CoinMarketCap.

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