Revisione del Mercato 20-11

Revisione del Mercato 20-11

Notizie Forex

Euro poco mosso sopra 1,14 dollari, timori crescita globale frenano valuta Usa

Da: Reuters.com

Euro poco mosso sopra quota 1,14 dollari, con l’interesse per la moneta unica minato dalle preoccupazioni per il confronto tra Roma e Bruxelles riguardante la manovra italiana.

Intorno alle 15 la divisa europea passa di mano a 1,1428 dollari (+0,1%), senza riuscire ad approfittare della debolezza del biglietto verde.

Contro un paniere di principali valute il dollaro arretra dello 0,1%, dopo aver registrato la scorsa settimana la peggior flessione degli ultimi due mesi.

“Vediamo emergere qualche segnale di debolezza in alcuni degli indicatori Usa, in particolare in alcuni indici immobiliari e dei nuovi ordini, e in questo contesto devono essere inseriti i più recenti commenti della Fed”, commenta Kamal Sharma di Bank of America Merrill Lynch.

Venerdì Richard Clarida, neo vicepresidente della Federal Reserve, ha messo in guardia su un rallentamento della crescita globale e sul possibile impatto per le prospettive economiche statunitensi. Anche il presidente della Fed di Dallas, Robert Kaplan, ha dichiarato di vedere un rallentamento della crescita in Europa e Cina.

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Dollaro giù, dubbi sull’aumento dei tassi; sterlina sopra 1,28

Da: Investing.com

L’indice del dollaro USA, che replica l’andamento del biglietto verde contro un paniere di altre sei principali valute, scende dello 0,09% a 96,25 alle 03:29 ET (08:29 GMT), dopo essere sceso dello 0,48% venerdì. L’indice ha segnato il massimo di 16 mesi di 97,53 il 12 novembre.

Il dollaro si è indebolito venerdì sulla scia dei commenti cauti resi dal vice presidente della Federal Reserve Richard Clarida che ha notato alcuni segnali di un rallentamento della crescita globale.

Clarida ha anche spiegato che i tassi di interesse USA si stanno avvicinando ad un livello neutrale e che tale neutralità “ha senso”.

Sempre venerdì, il presidente della Fed di Dallas Robert Kaplan ha affermato che prevede un rallentamento della crescita in Europa e Cina.

I commenti sono stati considerati indicativi del fatto che la Fed potrebbe fermare gli aumenti dei tassi prima del previsto.

Il dollaro è stabile contro lo yen, con la coppia USD/JPY a 112,820, dopo essere sceso al minimo di due settimane 112,61 nella notte.

Il sentimento generale dei mercati è cauto sulla scia delle tensioni tra il vice presidente USA Mike Pence e il Presidente cinese Xi Jinping durante il summit Apec svoltosi nel fine settimana.

L’euro è scambiato vicino al minimo di una settimana e mezzo contro il dollaro, con il cambio EUR/USD a 1,1420.

La sterlina rimane sopra il livello di 1,28 contro il dollaro, con la coppia GBP/USD in salita dello 0,3% a 1,2872 in seguito al selloff della scorsa settimana nel trambusto per la bozza di accordo sulla Brexit presentata dal Primo Ministro Theresa May.

La sterlina ha trovato supporto nelle notizie secondo cui il mediatore dell’Unione Europea avrebbe proposto di estendere il periodo di transizione della Brexit per altri due anni, per dare a Regno Unito ed UE più tempo per finalizzare un accordo commerciale.

May si trova in difficoltà nel mantenere integro l’accordo dopo che numerosi ministri, tra cui il suo segretario alla Brexit, si sono dimessi la scorsa settimana, mentre altri stanno cercando di sfidare la sua leadership.

La valuta britannica è in salita contro l’euro, con il cambio EUR/GBP giù dello 0,29% a 0,8874.

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Notizie mercato azionario

Borsa Usa in calo zavorrata da tech e timori escalation disputa commerciale

Da: Reuters.com

Wall Street dopo oltre un’ora di contrattazioni è in rosso, penalizzata dalla debolezza di Apple, a causa di incertezze sulla tenuta della domanda, che colpisce tutto il settore tecnologico.

A ciò si aggiungono i timori dovuti a una possibile escalation del conflitto commerciale tra Cina e Stati Uniti dopo che il vicepresidente americano Mike Pence ha ribadito sabato che gli Usa potrebbero addirittura raddoppiare i dazi sui beni cinesi se Pechino non dovesse dare seguito alle richieste di Washington.

Alle 16,45 italiane il Dow Jones è negativo per l’1%, lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,9% mentre il Nasdaq perde l’1,8%.

Apple scende del 3,1% su indiscrezioni secondo cui il colosso di Cupertino avrebbe tagliato gli ordini di produzione per tutti e tre i nuovi modelli iPhone. Questa notizia segue le previsioni di fatturato inferiori alle aspettative per l’ultimo trimestre dell’anno pubblicate nelle scorse settimane.

Male anche il resto del settore, con Facebook, Amazon, Netflix e Alphabet in rosso.

Giù Micron sulla notizia di un report delle autorità cinesi a proposito di “importanti prove” di violazioni antitrust da parte dell’azienda.

In calo Boeing e Caterpillar, sensibili alle dispute commerciali internazionali.

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Terremoto alla Nissan, arrestato Ghosn

Da: Lastampa.it

Fino a ieri era uno dei manager dell’auto più potenti del mondo, ricevuto nei suoi viaggi come un capo di Stato, e soprannominato in Giappone «l’imperatore» in segno di rispetto, per aver salvato il gruppo Nissan, orgoglio dell’auto nazionale. Ieri, però, Carlos Ghosn, amministratore delegato di Renault e alla guida dell’Alleanza con Nissan e anche Mitsubishi (a Parigi la indicano così, con la a maiuscola), è stato convocato in un commissariato a Tokyo e arrestato per frode fiscale (lui che per anni ha dichiarato di guadagnare, combinando più stipendi tra la Francia e il Sol levante, fra i 10 e i 15 milioni di euro e pure oltre). Uno shock spiazzante e inaspettato.

I primi effetti

Lo è stato in Borsa dove il titolo della Renault ha chiuso in ribasso dell’8,43%. Ma anche per le alte sfere francesi. Emmanuel Macron ha dichiarato che lo Stato (azionista di riferimento di Renault con il 15% del capitale) resta «estremamente attento» all’evoluzione dello scandalo. Tanto più che lui ha sempre diffidato di questo manager franco-libanese-brasiliano, contestando già da ministro dell’Economia, nel 2016, i suoi lauti stipendi.

Da un anno e mezzo Macron stava spingendo perché l’Alleanza venisse ridefinita, in modo da diventare irreversibile. Si basa su un intreccio di partecipazioni non maggioritarie, senza una fusione totale e lasciando autonomia alle tre entità coinvolte. Renault detiene il 44% di Nissan (acquisita a bassissimo prezzo alla fine degli anni Novanta, quando l’azienda stava fallendo) e il gruppo nipponico il 15% di quello francese, che dal 2016 si ritrova tra le mani anche il 34% di Mitsubishi. In tre nel 2017 hanno prodotto 10,6 milioni di vetture. Sono il numero uno mondiale. L’equilibrio ruota tutto intorno a Ghosn, ad di Renault e al tempo stesso presidente delle altre due case automobilistiche. E ora che l’imperatore sembra ko, i timori di Macron appaiono del tutto giustificati.

Lo shock, ovviamente, prevale anche in Giappone, sebbene lì il fattaccio non sia casuale. Tutto è iniziato con la soffiata interna di un dipendente, che ha scatenato un’inchiesta segreta a carico di Ghosn e di unaltro dirigente straniero, Greg Kelly. Vengono accusati di frode fiscale, di una deliberata sottostima dei propri compensi presso la Borsa di Tokyo e anche di utilizzo a fini personali di beni della società.

Nissan ha già convocato un Cda giovedì per cacciare Ghosn e lo stesso si stanno apprestando a fare i vertici di Mitsubishi. L’ad di Nissan, Hiroto Saikawa, per anni obbediente numero due di Ghosn, ha avuto ieri parole molto dure per il grande capo. «È un problema – ha detto – che così tanta autorità sia stata accordata a una sola persona». Insomma, dalle stelle alle stalle: Ghosn sta precipitando giù. E, nonostante le assicurazioni di Saikawa a mantenere integra l’Alleanza, i dubbi sono ormai forti sul destino del «capolavoro» dell’ex ras. Anche perché, proprio grazie alla sua gestione, il gruppo giapponese è oggi sfrontatamente florido. Ha prodotto 5,8 milioni di vetture nel 2017 contro i 3,8 per Renault e generato un utile netto due volte superiore (4,3 miliardi di euro contro 2,3).

Quanto alla capitalizzazione, siamo in un rapporto di tre a uno. Da tempo si diceva che i giapponesi volessero almeno ridefinire i termini del matrimonio. Ecco, forse è arrivato per loro il momento buono.

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Notizie sulle criptovalute

Il Bitcoin scende sotto quota 4.996,5, in calo del 13%

Da: Investing.com

Il Bitcoin scende sotto il livello di $4.996,5 in questo Lunedì. Il Bitcoin era scambiata a 4.996,5 alle 20:34 (19:34 GMT) sul Investing.com Index, in calo del 13,74% a livello giornaliero. Si tratta della maggiore perdita giornaliera dal 5 Febbraio.

Il calo porta la capitalizzazione di mercato del Bitcoin a $86,6B, rappresentando il 52,51% del totale delle criptovalute. Ai suoi massimi, la capitalizzazione di mercato del Bitcoin aveva raggiunto quota $241,2B.

Il Bitcoin era scambiato all’interno di un range compreso tra $4.996,1 e $5.662,5 nel corso delle precedenti 24 ore.

Durante gli ultimi 7 giorni, il Bitcoin era vista in calo, evidenziando una perdita del 22,01%. Il volume di scambio del Bitcoin nel corso delle ultime 24 ore, era al momento della scrittura di $6,2B, corrispondente al 32,75% del volume totale delle criptovalute. Gli scambi si mantenevano all’interno di un range compreso tra $4.996,0771 e $6.466,8340 durante gli ultimi sette giorni.

Al suo prezzo attuale, il Bitcoin è ancora inferiore del 74,85% dal suo massimo storico di $19.870,62 toccato il 17 Dicembre 2017.

Altrove nel mercato delle criptovalute

XRP scambiato a $0,49804 sul Investing.com Index, in calo del 3,54% su base giornaliera.

Ethereum quotato a $154,76 sul Investing.com Index, in perdita del 15,96%.

La capitalizzazione di mercato della moneta digitale XRP era $19,9B, corrispondente al 12,04% del totale delle criptovalute, mentre il totale di mercato della moneta Ethereum toccava $15,9B, corrispondente al 9,61% del valore di tutte le valute digitali.

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