Federal Reserve

Revisione del Mercato 18-12

Revisione del Mercato 18-12

Notizie Forex

Trump piccona la Fed: a Wall Street DJ -2,09% e petrolio sotto i 50 dollari. Piazza Affari -1,1%

Da: Ilsole24ore.com

Il nuovo attacco di Trump alla Federal Reserve proprio alla vigilia del meeting Fomc ha alimentato ulteriormente le incertezze sulla politica monetaria dell’istituto centrale nel 2019 e, insieme ai timori sull’andamento dell’economia Usa, ha favorito le vendite da parte degli operatori molto più orientati alla cautela che a impostare il rally di fine anno. In questo quadro, con il dollaro in generale flessione) e il prezzo del petrolio in calo, tutti i principali indici azionari europei hanno perso terreno scivolando di circa un punto percentuale. Piazza Affari ha chiuso a -1,15% nel FTSE MIBsu cui non è stato di particolare sollievo l’andamento stabile dello spread (a quota 270) dopo le correzioni alla manovra di bilancio da parte del Governo Conte ora al vaglio della Commissione europea. Saipem (-6,5%) è stata la peggiore, in linea con altri big dei servizi per l’industria petrolifera, ed è tornata ai minimi da maggio. Pesante la componentistica auto (-3,7% Brembo, -2,1% Pirelli) ma anche molti bancari come Banco Bpm (-2,7%), Unicredit (-2,4%). Settore moda piegato dal crollo (-38%) dal profit warning del gruppo inglese di e-commerce di abbigliamento Asos (-11% Zalando a Francoforte). In controtendenza a Milano Mediaset (+2%) dopo che Fininvest si è portata sopra il 41% acquistando pacchetti pari a quasi l’1% del capitale. Flessione contenuta per Tim (-0,7%) dopo la lettera di Vivendi al cda con la richiesta di convocare una assemblea per revocare cinque consiglieri in quota Elliott.

Negli Stati Uniti il petrolio ha iniziato la settimana nuova nello stesso modo in cui aveva concluso la scorsa: in forte calo e sotto i 50 dollari per la prima volta dall’ottobre 2017. Il contratto gennaio al Nymex è scivolato di 1,32 dollari, il 2,6%, a 49,88 dollari al barile ma nel corso della seduta si era spinto fino a 51,87 dollari; la settimana scorsa aveva perso il 2,7%. Si tratta di minimi di 14 mesi fa. Ad avere pesato sulle quotazioni sono state ancora una volta le preoccupazioni per una frenata dell’economia globale a fronte di un eccesso di scorte. Stando alla società di ricerca Genscape, a Cushing (Oklahoma), il centro nevralgico del comparto americano dove avviene la consegna fisica dei future sul petrolio, gli stock sono saliti di oltre 1 milione di barili tra l’11 e il 14 dicembre scorsi.

Wall Street ha chiuso in forte calo: il Dow Jones ha perso il 2,09% a 23.597,02 punti, il Nasdaq cede il 2,27% a 6.753,73 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 2,08% a 2.546,00 punti

Casa Bianca contro Fed e dati manifatturiero orientano la seduta

Lo spartiacque della prima seduta settimanale dei mercati finanziari è stata la pubblicazione dell’indice Empire State, che ha segnalato un netto rallentamento della attività manifatturiera nell’area di New York a dicembre, e la dichiarazione di Trump che ha definito “incredibile” la prospettiva di un nuovo rialzo dei tassi di interesse Usa. A questa presa di posizione si è aggiunta quella del consigliere per il commercio di Trump, Peter Navarro, secondo cui la politica monetaria della Fed sta influenzando negativamente i mercati azionari. Wall Street è arrivato a perdere circa l’1% nella prima parte della seduta per poi ridimensionare il passivo e peggiorare poi nella seconda parte di seduta, come detto in precedenza.

L’attesa è tutta per la riunione della Federal Reserve, che secondo le previsioni del mercato mercoledì annuncerà il quarto rialzo dei tassi del 2018 a un range tra 2,25 e 2,5%, ma il focus è sulle previsioni future. E proprio sulle prospettive della politica monetaria è intervenuto con forza il presidente Trump: «E’ incredibile che con un dollaro molto forte e con un’inflazione virtualmente inesistente, con il mondo che sta esplodendo intorno a noi, con Parigi che brucia e la Cina che rallenta di molto, la Fed stia anche solo pensando a un altro rialzo dei tassi». Parole che insieme ai dati Usa deludenti stanno contribuendo all’indebolimento del biglietto verde Usa.

Abbigliamento, energia e banche in discesa

Sui mercati azionari europei, le vendite sono state piuttosto trasversali ai vari settori ma i più penalizzati sono stati i retailer (-2,5% lo Stoxx600 a causa del crollo di Asos), l’energia e le banche. In discesa anche i tecnologici (-1,1%) complice principalmente il -7,4% della francese Ingenico a Parigi dopo la rinuncia a progetti di aggregazione strategica per il gruppo delle carte di pagamento. A livello di indici, Parigi ha perso l’1,1% nel Cac40, Francoforte ha ceduto lo 0,86%, Londra l’1,05% e Zurigo l’1,27%.

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Sterlina al Rialzo Ma i Trader Sono Preoccupati

Da: Dailyforex.com

Sebbene al rialzo ora, la Sterlina rimane a una notevole distanza di un minimo di 20 mesi, nonostante le richieste di un altro referendum sulla Brexit da parte di alcuni politici. È probabile che il Primo Ministro continui ad avere un Parlamento in fase di stallo con la scadenza a marzo per la Brexit che incombe. Theresa May ha dichiarato pubblicamente di essere contraria a un secondo referendum, affermando che sarebbe troppo divisivo. I critici sono divisi sul possibile esito, tuttavia, alcuni concordano con la signora May e altri suggeriscono che il rischio di una Brexit hard sarebbe quindi ridotto al minimo. Indipendentemente da ciò, i trader di FX si sono seduti in disparte su queste questioni, con la coppia GBP/USD che scambia all’interno di una stretta fascia di trading.

Come riportato alle 11:39 (GMT) a Londra, la coppia GBP/USD era scambiata a 1,2624$, in rialzo dello 0,30%; la coppia è andata da 1,2575$ a 1,2631$ nella sessione di oggi. La coppia EUR/ GBP è scambiata a 0,8983 Pence, in calo dello 0,03%; la coppia si sta spostando dal minimo della sessione di 0,89660 Pence mentre il picco è stato registrato a 0,89950 Pence.

Euro più alto nonostante l’IPC

Nell’Eurozona, i dati sull’inflazione di novembre sono scesi al di sotto delle aspettative. Eurostat ha riportato che l’IPC personale è sceso all’1,9% su base annua, mentre l’IPC core è stato pari all’1%. Su base mensile, l’IPC core personale è stato registrato a -0,3%, al di sotto del previsto -0,2%. I dati di base sull’inflazione eliminano le componenti volatili come i costi alimentari ed energetici. La coppia EUR/ USD è scambiata a 1,1342$, in aumento dello 0,26%; la coppia è andata da 1,3001$ a 1,3444$ in questa sessione di trading.

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Notizie mercato azionario

Borsa Milano in calo con cautela mercati globali, giù Saipem, balza Mediaset

Da: Reuters.com

Piazza Affari chiude la seduta in calo allineandosi al debole sentiment dei mercati globali che preferiscono adottare un atteggiamento di prudenza in questa parte finale dell’anno viste le diverse questioni ancora aperte, quali la manovra economica italiana, la Brexit e le tensioni commerciali.

A tenere banco sono tuttavia le attese sulla due giorni di riunione di politica monetaria della Fed, l’ultima nel 2018, che terminerà mercoledì. Gli investitori si attendono che la Banca centrale americana alzi per la quarta volta quest’anno il costo del denaro al range 2,25-2,50%, ma il focus del mercato sarà rivolto alla guidance in tema di ulteriori rialzi.

Il FTSE Mib termina in calo dell’1,15% sopra i minimi di seduta toccati in scia all’avvio negativo di Wall Street e in linea alla performance dell’europeo FTSEurofirst. L’All Share perde l’1,26%-

SAIPEM zavorra il FTSE Mib con un calo del 6,55% con un trader che cita il ribasso della concorrente franco-americana TechnipFmc.

Bancari deboli con l’indice di settore in ribasso del 2,2% appesantito da INTESA SANPAOLO, UBI, UNICREDIT e BANCO BPM con cali tra il 2% e il 2,7%. Tra gli istituti a minore capitalizzazione CARIGE lascia sul terreno oltre il 6%.

Male MONCLER che cede l’1,9% risentenendo del pessimismo del mercato sul retail dopo l’allarme utili lanciato dal fashion retailer britannico Asos e nonostante l’upgrade di Morgan Stanley a “overweight”.

Tra i pochi spunti positivi MEDIASET guadagna il 2% sulla scia del rafforzamento di Fininvest nel capitale e sulla prospettiva di ulteriori acquisti da parte della holding della famiglia Berlusconi nei prossimi mesi.

Fuori dal paniere principale ASTALDI perde il 4,5% mentre il gruppo di costruzioni ha presentato istanza per essere autorizzata in via d’urgenza a contrarre un finanziamento pari a 75 milioni di euro, prededucibile, funzionale ad urgenti necessità dell’attività aziendale.

OVS fallisce il rimbalzo chiudendo sulla parità mentre STEFANEL perde il 5,7% circa su nuovi minini storici.

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Wall Street in preda a sell off: per S&P 500 valore chiusura minimo 2018. In due sessioni Dow Jones fa -1000 punti

Da: Borse.it

Quella di ieri si è confermata una sessione da dimenticare per gli indici azionari principali di Wall Street, in attesa del rialzo dei tassi della Federal Reserve, che dovrebbe essere comunicato nella giornata di domani, 19 dicembre, al termine della riunione del Fomc.

L’indice S&P 500 ha perso il 2%, a 2.545,94 punti, attestandosi al valore di chiusura più basso del 2018.

Il Dow Jones Industrial Average è capitolato di 507,53 punti, per chiudere a 23.592,98, portando le perdite delle ultime due sessioni a più di 1000 punti.

Tutti e 30 i titoli del Dow Jones e tutti gli 11 settori dello S&P 500 hanno perso terreno nella sessione di lunedì.

Il Nasdaq Composite ha ceduto il 2,2%, a 6.753,73 mentre il Cboe Volatility Index — indice della paura che monitora la volatilità dei mercati – è salito al di sopra di quota 25 in un contesto di volumi di scambio più alti della media.

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Notizie sulle criptovalute

Secondo un rapporto, più dell’80% del volume generato dalle prime 25 coppie di trading BTC sarebbe generato tramite wash trading

Da: Cointelegraph.com

Secondo una nuova ricerca del Blockchain Transparency Institute (BTI), la maggior parte delle 25 coppie di trading del Bitcoin (BTC) quotate su CoinMarketCap si basano su volumi falsi, gonfiati “grossolanamente”. Le scoperte dei ricercatori sono state pubblicate il 13 dicembre nel documento “Exchange Volumes Report”,

Il BTI presenta il suo rapporto come “uno studio più approfondito delle coppie di trading presenti su quegli exchange che mostrano chiari prove di wash trading”. I dati sono stati compilati utilizzando degli appositi algoritmi per analizzare il volume dei dati e del registro degli ordini, e con la collaborazione di vari “market maker, trader esperti e consulenti di sorveglianza commerciale”.

L’Istituto afferma di aver “calcolato il vero volume delle prime 25 coppie di trading BTC di CoinMarketCap”, scoprendo che:

“La maggior parte di queste coppie ha un volume reale inferiore all’1% di quello riportato su CMC. Abbiamo rilevato che solo 2 delle prime 25 coppie non gonfiano il loro volume tramite wash trading: Binance e Bitfinex.”

Il Wash trading costituisce un processo in base al quale un trader (o bot) acquista e vende un asset con il solo scopo di gonfiare artificialmente i volumi, per far sembrare il mercato nutra interesse verso tale asset. Il rapporto conclude che, in base ai suoi risultati, “oltre l’80% del volume delle prime 25 coppie BTC su CoinMarketCap è attribuibile al wash trading”.

Tra gli exchange di altro profilo che lo studio ritiene colpevoli di tale pratica compare anche il nome di OKEx. Secondo il BTI, gli algoritmi hanno individuato una manipolazione per “praticamente tutti” i suoi 30 token più scambiati. Perciò, il BTI ha aggiunto l’exchange alla sua Exchange Advisory List, compilata al fine di mettere in guardia i creatori di token dal pagare le tariffe di quotazione ad alcuni exchange.

Secondo il rapporto, anche per Huobi e HitBTC sono state trovate “chiare prove” di wash trading, “ma in misura minore” rispetto a OKEx. BTI afferma inoltre di aver analizzato Bithumb e di aver trovato “una grande quantità” di wash trading, principalmente con le altcoin Monero (XMR), Dash, Bitcoin Gold e ZCash (ZEC).

Secondo il BTI, molti exchange di criptovalute con un volume apparentemente elevato in realtà “esistono unicamente per incassare commissioni mentre i loro bot gestiscono gli exchange”. Il rapporto stima che, in media, quest’anno i progetti cripto hanno speso più di 50.000$ in tariffe di quotazione sugli exchange citati nella lista del BTI, per un totale di 100 milioni di dollari solo nel 2018. “Oltre 50 exchange […] gonfiano artificialmente oltre il 95% dei loro volumi” e, prosegue il rapporto, alcuni di questo hanno incassato più di 1 milione di dollari unicamente tramite le tariffe.

Come riportato in precedenza, quest’anno la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) degli Stati Uniti ha avviato un’indagine sul rapporto tra la presunta manipolazione dei mercati spot e il loro impatto sui quelli dei future, ed ha richiesto una grande quantità di dati a diversi exchange di criptovalute.

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