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Revisione del Mercato 18-02

Revisione del Mercato 18-02

Notizie Forex

Mercati: settimana parte in rally, Cina +3%

Da: Money.it

I mercati in grande spolvero con le asiatiche a registrare progressioni superiori al 3%. I motivi del rally.

Ottimo avvio di settimana per i mercati oggi, che a partire dalle Borse asiatiche hanno registrato performance stupefacenti.

La Cina, in particolar modo, ha attirato l’attenzione degli osservatori internazionali mettendo a segno rialzi superiori ai 3 punti percentuali.

A determinare l’avanzata dei mercati oggi sono stati i progressi sul fronte commerciale: i negoziati tra Cina e USA proseguiranno anche nei prossimi giorni e si sposteranno a Washington, il tutto dopo quel round di colloqui che si è concluso la scorsa settimana a Pechino. L’ottimismo, ad oggi, sembra dilagare.

Mercati oggi: Borse asiatiche in rally

Le Borse asiatiche sono state le prime a reagire ai citati progressi commerciali tra Cina e Stati Uniti. Gli indici del Dragone, solo per fare un esempio, hanno lasciato intravedere progressioni superiori al 2-3%:

  • Shanghai: +2,51%
  • China A50: +2,41%
  • DJ Shanghai: +2,76%
  • SZSE Component: +3,66%
  • Hang Seng: +1,74%

Anche le restanti Borse asiatiche hanno inaugurato la settimana in rialzo. Il Nikkei ha archiviato la prima seduta con una progressione dell’1,88%, ed è stato accompagnato dal Kospi sudcoreano che ha invece chiuso a +0,67%.

Meno accentuati i rialzi dell’Australia e della Nuova Zelanda, che hanno messo a segno rispettivamente un +0,39% e un +0,02%.

Nonostante i mercati oggi abbiano registrato ottime performance, qualche analista si è mostrato piuttosto scettico. Per Mark Jolley, global strategist di CCB International Securities, il clima è ancora troppo rischioso al momento:

“Guardate come sono stati deboli i mercati nella sessione di venerdì e guardate come sono forti oggi. Sono molto volatili e questa volatilità che stiamo osservando su base giornaliera sta a significare che le persone non sono sicure di cosa stia accadendo. ”

La guerra commerciale

Gran parte degli osservatori è comunque convinta che i prossimi negoziati USA-Cina forniranno nuovo slancio ai mercati.

Dopo i colloqui di Pechino le due potenze si incontreranno a Washington e continueranno a discutere con l’obiettivo di trovare un accordo commerciale entro il termine del 1° marzo.

Trump, dal canto suo, ha considerato l’ipotesi di estendere la deadline, cosa che ha già sostenuto l’andamento dei mercati, ad oggi decisamente ottimisti. Entrambe le parti hanno parlato di progressi importanti, mentre l’inquilino della Casa Bianca si è detto “più vicino che mai” al raggiungimento di un’intesa ed ha affermato che in quel caso sarebbe onorato di rimuovere le tariffe.

È proprio in questo clima disteso che hanno trovato ragion d’essere le performance dei mercati oggi. Come sempre, gli osservatori cercheranno di capire se anche le Borse europee verranno influenzate dall’ottimismo sul fronte commerciale e se questo sentiment di fiducia avrà lunga vita.

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Borse sospese tra Bce e dazi, aspettando segnali dalle imprese Ue

Da: Ilsole24ore.com

Se le Borse mondiali hanno chiuso una settimana in rialzo, è perché hanno dato peso alle buone nuove e ignorato quelle negative.

A sostenere gli indici azionari hanno contribuito la prospettiva di un accordo sulla guerra commerciale e le dichiarazioni di Benoît Cœuré, membro del direttivo della Banca centrale europea, sul possibile avvio di nuovi finanziamenti agevolati alle banche. Viceversa, sono passati in secondo piano il rallentamento economico nel Vecchio Continente e un altro nulla di fatto sulla Brexit.

Nei prossimi giorni gli investitori saranno focalizzati sulle indicazioni delle imprese europee per l’attività nei mesi a venire, sugli indicatori difiducia in Germania e sull’attività manifatturiera Usa nell’area nordatlantica. Anche la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve, la banca centrale statunitense, offrirà più elementi per valutare l’effettiva portata della politica monetaria meno aggressiva annunciata dal presidente Jay Powell a latere del comitato.

In scia all’ottimismo di Trump

A tirare la volata dei listini sono stati in particolare i numerosi tweet del presidente americano Donald Trump, ottimistici su un accordo con la Cina sui dazi. L’entusiasmo di Trump poté più della ritrosia di Pechino a un’intesa facile, che è stata interpretatapiù che altro come un’affermazione di potere negoziale. La prospettiva che – alla fine – le barriere commerciali non graveranno sui fatturati societari ha coperto la brutta statistica delle vendite al dettaglio Usa a dicembre. I consumi degli americani sono crollati dell’1,2%, a dispetto del periodo natalizio e in contrasto con le buone rilevazioni fornite dall’indice Redbook (elaborato sui dati di oltre 9mila grandi negozi al dettaglio). Ma il dato è stato talmente sorprendente da far pensare che la volatilità dei mercati finanziari abbia frenato gli acquisti o, addirittura, che l’esito dipenda da una misurazione poco attendibile per via dello shutdown dell’apparato statale (è il dipartimento del commercio a fornire il report). Il dollaro ha dapprima accusato il colpo, per poi tornare ai massimi dell’anno contro euro (a poco sopra 1,12); pure i rendimenti delle obbligazioni hanno inizialmente attratto domanda in reazione alla ricerca di prudenza degli operatori, ma hanno ceduto subito terreno e riportato in salita i tassi su tutte le scadenze (2,5% i titoli di Stato a 2 anni e 2,7% i decennali).

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Notizie mercato azionario

Amazon, l’uomo più ricco del mondo fa il pieno di utili ma non paga tasse

Da: Corriere.it

Amazon ha realizzato utili record negli ultimi due anni. Ma nonostante questo non ha pagato tasse federali. Anzi ha ricevuto dal governo americano milioni di dollari di rimborsi grazie a sgravi e crediti di imposta. È quanto emerge dai conti del think tank progressista Institute on Taxation and Economic Policy sul colosso di Jeff Bezos, fondatore di Amazon e uomo più ricco al mondo. Nel dettaglio, Amazon non ha pagato tasse federali su 11,2 miliardi di dollari di utili nel 2018, ma ha addirittura ricevuto un rimborso d’imposta da 129 milioni di dollari. Questo vuol dire che Amazon di fatto goduto di un’aliquota federale di circa il -1%. E lo scorso anno non è stato un caso isolato: lo stesso è infatti successo nel 2017, quando ha incassato un rimborso di 137 milioni. «Amazon paga tutte le tasse richieste negli Stati Uniti e in ogni Paese in cui opera. Abbiamo investito più di 160 miliardi di dollari negli Stati Uniti dal 2011», la replica della società. Ma i dati alimentano le polemiche anche in considerazione del fatto che il 20% delle famiglie più povere americane pagano un’aliquota dell’1,5%. Gli esperti però «difendono» il colosso di Bezos: la colpa non è sua, ma del Congresso e di norme fiscali arretrate.

Il caso Queens

I calcoli dell’Institute on Taxation and Economic Policy arrivano in un contesto già agitato per Amazon. Le polemiche per la ritirata, decisa nei giorni scorsi, di Amazon da New York non accennano infatti ad allentarsi. «Avrebbe dovuto cercare di convincere i critici», scrive il sindaco di New York, Bill de Blasio, in un editoriale sul New York Times, tornando a esprimersi sulla decisione di Amazon di abbandonare il piano di una sede nella Grande Mela, con l’obiettivo, probabilmente, di placare le polemiche sorte dopo che Bezos ha rinunciato a investire nel Queens, l’area dove la sede di Amazon sarebbe dovuta sorgere, a causa dell’ opposizione da parte di alcuni politici locali che non accettavano il finanziamento pubblico a una delle società più ricche del mondo. Nel suo scritto, De Blasio spiega l’opposizione riscontrata da Amazon con la «crescente frustrazione nei confronti di Corporate America», con la «crescente rabbia contro le disuguaglianze economiche che non può essere più ignorata». Adesso, i conti in tasca a Bezos non contribuiranno di certo a placare le polemiche.

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Nasdaq 100: l’avanzata dei prezzi rallenta, i venditori potrebbero entrare in gioco

Da: Money.it

Le quotazioni del principale indice tecnologico americano hanno iniziato a perdere la forza che le distingueva nelle prime battute del 2019. Il contatto con la SMA a 200 giorni potrebbe favorire l’implementazione di strategie short di breve periodo.

Le quotazioni del Nasdaq 100 hanno perso la forza che le contraddistingueva all’inizio dell’anno, segnalando una perdita di momentum rialzista che è possibile osservare dalla progressiva riduzione dei range delle barre giornaliere con il passare del tempo.

Ieri i prezzi sono riusciti a violare i top del 2019 a 7.034,939 punti, per poi ritracciare e chiudere sui livelli di apertura. Questa situazione potrebbe dare vita ad una figura di doppio massimo che avrebbe la possibilità di far prendere respiro ai prezzi.

Oltre a ciò, i compratori sono stati frenati dalla solida resistenza psicologica di area 7.000 punti e dal transito della media mobile semplice a 200 giorni, che già in passato si è rivelata in grado di respingere in maniera decisa l’avanzata degli acquirenti.

Per una spinta ribassista dei venditori però, è necessaria una violazione di 6.955 punti, che permetterebbe ai venditori di effettuare la rottura della trendline che collega i minimi del 3 a quelli del 29 gennaio 2019.

A corroborare l’ipotesi di una possibile fase di correzione è anche la divergenza di inversione bearish che si osserva sull’oscillatore RSI settato a 14 periodi.

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Notizie sulle criptovalute

Bitcoin a quota 3.630$, lievi perdite per le criptovalute principali

Da: Cointelegraph.com

La maggior parte delle prime 20 criptovalute sta registrando lievi perdite rispetto alle rispettive quotazioni di ieri. Il Bitcoin (BTC) è di nuovo sceso sotto la soglia dei 3.650$, come mostrano i dati di Coin360.

Al momento della stesura di questo articolo, il Bitcoin è in calo dello 0,18% rispetto alla giornata di ieri, con un valore di 3.631$, dopo un breve picco di 3.680$. Dando un’occhiata al suo grafico settimanale, notiamo che negli ultimi sette giorni la moneta non ha subito variazioni molto significative. Il prezzo attuale è infatti solo leggermente inferiore (-0,3%) rispetto ai 3.643$ registrati domenica scorsa.

Ethereum (ETH) è di nuovo l’altcoin principale del mercato, grazie alla sua capitalizzazione pari a 13,2 miliardi di dollari. La capitalizzazione della seconda altcoin, Ripple (XRP), si ferma invece a 12,3 miliardi.

La performance registrata oggi da Ethereum è una delle migliori della top 20. Al momento della stesura di questo articolo, ETH si aggira sui 126$, con un guadagno di oltre il 2%. A livello settimanale, la criptovaluta è in rialzo del 7%.

Ripple ha perso lo 0,50% circa, finendo a 0,30$. Negli ultimi sette giorni, XRP ha perso solo l’1%, essendo partita da una quotazione di 0,303$.

Le uniche criptovalute in verde della top 20 – oltre ad Ethereum – sono Iota (MIOTA), in rialzo dello 0,65%, Neo (NEO), in rialzo del 2,8% e Maker (MKR), in crescita dell’1,7%.

Durante un’intervista con Cointelegraph, il fondatore e CEO della società di investimenti BKCM LLC Brian Kelly ha dichiarato che “al momento il Bitcoin è sottostimato del 50% circa”.

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