Theresa May

Revisione del Mercato 17-01

Revisione del Mercato 17-01

Notizie Forex

Brexit, Carney: movimento sterlina riflette percezioni mercato

Da: Reuters.com

Secondo il governatore di Banca d’Inghilterra Mark Carney l’apprezzamento della sterlina dopo la bocciatura da parte della Camera dei Comuni del piano di Theresa May sulla Brexit mette in evidenza come per il mercato dei cambi in questo momento sia diminuito il rischio di no deal o slittamento dei tempi del divorzio di Londra dall’Unione europea.

“Non sto dicendo quello che penso io, metto soltanto in evidenza la prima reazione spontanea dei mercati” dice in un’audizione al parlamento.

“Delle reazioni a caldo del mercato è meglio comunque non fidarsi… il mercato sta a guardare” aggiunge.

La sterlina è rimbalzata stamane al record da quasi due mesi nei confronti dell’euro, mentre il cambio su dollaro è poco variato, dopo un’accelerazione di un centesimo immediatamente dopo il voto di ieri sera.

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Italia, Pil 2019 piatto o negativo, sottopeso Btp – Pimco

Da: Reuters.com

Pimco ritiene che per l’Italia il quarto trimestre dell’anno scorso sia andato in archivio con un Pil in calo, vede per il 2019 una crescita pari a zero o leggermente negativa e, alla luce della natura non solo tecnica della recessione e di altri fattori di rischio, mantiene un sottopeso dei Btp nel portafoglio medio.

E’ quanto ha detto Nicola Mai, executive vice president e analista del debito sovrano nel gruppo di management di portafoglio del primo gestore obbligazionario al mondo.

Incontrando la stampa nella nuova sede milanese di Pimco, Mai ha illustrato l’outlook globale, che il colosso dei bond ha delineato nel dicembre scorso. Il punto di partenza dell’analisi è che quest’anno vedrà “un rallentamento sincronizzato dell’economia globale”, ovvero anche gli Stati Uniti, sinora fuori dal coro, si accoderanno alle altre aree.

In questo contesto di rallentamento globale di un’economia giunta alla fase finale del lungo ciclo positivo, la zona euro, secondo Pimco, vedrà un Pil crescere dell’1-1,5%. E a pesare sull’area della moneta unica sarà soprattutto l’Italia, che è “molto debole” e che “probabilmente ha archiviato il quarto trimestre dell’anno scorso con un Pil negativo”; recessione, dunque, che però — ritiene Mai — “non è solo tecnica”, ci sono anche fattori di debolezza strutturali.

L’Italia è il grande malato della zona euro. Mai giudica positivamente il fatto che il governo guidato da Giuseppe Conte abbia cercato e trovato un compromesso con l’Europa sulla manovra di bilancio, ma “il budget non è realistico”. E il quadro per il prossimo biennio è fosco. “La prima parte del 2019 vedrà una forte crescita delle emissioni di Btp, con conseguente pressione sull’obbligazionario”, argomenta l’analista di Pimco.

Le linee guida del Tesoro sulle emissioni hanno preannunciato per quest’anno 201 miliardi a copertura dei titoli in scadenza e 50 miliardi destinati al fabbisogno.

Inoltre, posto che le stime contenute nel budget non sono raggiungibili, “le proiezioni al 2020 sono basate sulle clausole di salvaguardia ed è politicamente difficile che vengano fatte scattare”, dato che si tradurrebbero in “una stretta fiscale”. Insomma, “non siamo out of the wood, ci saranno altre tensioni con l’Europa”.

La manovra di bilancio, concordata con Bruxelles, prevede un Pil in crescita dell’1% quest’anno e dell’1,1% nel 2020.

Recessione e previsioni di budget irrealistiche porteranno, secondo Pimco, a un aumento del rapporto debito/Pil nei prossimi anni, stante l’attuale livello di spread e le condizioni complessive. “L’incremento del debito”, argomenta Mai, “non sarà molto rapido”, avverrà nell’arco di cinque anni. La manovra di bilancio, viceversa, contiene una previsione di riduzione del debito. Ma l’analista di Pimco è categorico: il debito “non scenderà”.

In un quadro globale che attribuisce una probabilità superiore al 50% di una recessione nei prossimi anni — conseguenza dell’aumento delle pressioni inflazionistiche e della stretta delle politiche monetarie, nonché dei rischi geopolitici — Pimco considera l’Italia il vaso di coccio. Per questo, “il rischio per quanto riguarda lo spread (il differenziale tra i rendimenti dei benchmark decennali italiano e tedesco) è più un allargamento che un restringimento”.

La sintesi è che il gestore obbligazionario resta “un po’ sottopeso” sui Btp, un atteggiamento che non è cambiato dopo l’approvazione della manovra. Pimco non chiarisce la misura del sottopeso dei Btp rispetto al benchmark; Mai lo definisce “modesto”.

Alessandro Gandolfi, country head per l’Italia di Pimco, precisa che sull’obbligazionario “siamo ancora cauti, il prezzo non remunera sufficientemente il rischio”. Peraltro, Gandolfi sottolinea che l’approccio cauto di Pimco non era cambiato all’inizio dell’estate scorsa, quando pareva che la manovra avrebbe incorporato una previsione sul deficit 2019 all’1,9%.

Da ultimo, Gandolfi non ha voluto confermare ufficialmente di aver sottoscritto interamente un bond da 3 miliardi di dollari emesso da UniCredit.

Ma il country head di Pimco ha spiegato che “quando c’è un’opportunità siamo sempre pronti. Siamo fornitori di liquidità”.

In materia di banche, Mai ha detto che Pimco è sempre cauta riguardo alle emissioni degli istituti italiani, con l’eccezione di UniCredit e Intesa Sanpaolo, che “sono a benchmark”. L’analista, infine, ha detto di prevedere una nuova operazione di Tltro verso metà 2019.

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Notizie mercato azionario

Apple non solo Cina: calano vendite anche in India

Da: Investing.com

Non si fermano i problemi per Apple che vede aprirsi un altro fronte di crisi nel continente asiatico, dopo la notizia del calo delle previsioni delle vendite e del taglio alla produzione di iPhone delle settimane passate.

L’azienda di Cupertino, infatti, starebbe cedendo terreno in India a discapito di OnePlus e nel 2018 avrebbe venduto la metà degli iPhone rispetto all’anno precedente.

I dati sono stati diffusi da Counterpoint Reserch, la quale ha indicato che le vendite del principale prodotto Apple si sono fermate a 1,7 milioni, rispetto ai 3,2 milioni dell’anno precedente.

Oneplus, azienda indiana che produce apparecchi di fascia medio-alta, ha saputo conquistare in soli quattro anni il primo posto in India. Nonostante si inserisca in un target di mercato differente, Onplus sta riducendo le quote di mercato di Apple e Samsung.

Non solo India

L’aggressivo competitore indiano, però, sta scalando le classifiche delle vendite anche nel resto del mondo, con la sua quota su scala globale tra i dispositivi oltre i 400 dollari che è arrivata al 2%. Apple detiene il 43%, Samsung il 24%, Oppo il 10%, Huaweio il 9% e Xiaomi (HK:1810) il 3%.

Secondo l’analisi di Counterpoint, però, “tra i i brand cinesi nel segmento premium – afferma l’analisi – solo Huawei e OnePlus hanno un’ampia copertura geografica”. Oneplus, infatti, in Europa occidentale è quarto produttore dopo i grandi (Apple, Samsung e Huawei), con la terza posizione occupata in Svezia, la quarta in Francia, Germania, Olanda e Regno Unito, quinto in Italia.

Le Faag e la concorrenza

“La concorrenza è per i perdenti”, scriveva il fondatore di PayPal, Peter Thiel, sul Wall Street Journal nel 2014.

Secondo Thiel, “in un sistema con poca concorrenza e poche regole, la sua azienda e altre del tipo di Facebook (NASDAQ:FB), Amazon (NASDAQ:AMZN) e Google (NASDAQ:GOOGL) (che fanno parte dei cosiddetti FAANG) avrebbero preso il controllo del settore tecnologico, riuscendo così a generare profitti insolitamente alti”.

Finito il periodo iniziale, “ci sono però i segnali che questi colossi del settore tecnologico stiano diventando vittime del loro stesso successo”, spiega l’analista Karolina Noculak. “In un mercato competitivo, gli utili eccezionali che realizzano attirerebbero l’attenzione dei concorrenti”, spiega Noculak.

Oggi a Wall Street

Nel frattempo, Apple (NASDAQ:AAPL) prosegue la seduta di Wall Street in positivo, con una crescita dell’1,62%, mentre restano positive anche gli altri tecnologici. Tesla (NASDAQ:TSLA) cresce del 2%, mentre Amazon (NASDAQ:AMZN) e Alphabet crescono dell’1%. Positive anche Microsoft (NASDAQ:MSFT), Netflix (NASDAQ:NFLX) e Facebook (NASDAQ:FB). Scende seppur di poco, invece, Twitter (NYSE:TWTR).

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Utili Usa: volano Goldman Sachs e Bank of America, crolla BlackRock

Da: Investing.com

Inizia la stagione degli utili negli Stati Uniti e subito salgono al centro dell’attenzione due grandi istituti bancari come Goldman Sachs e Bank of America, mentre il più grande Asset Manger del mondo, BlackRock, segna il passo.

I dati sugli utili inflenzano i risultati dei titoli nel pre-market di Wall Street, con Bank of America (NYSE:BAC) che vola e guadagna oltre il 4%, mentre Goldman Sachs (NYSE:GS) cresce dell’1%. Male, invece, BlackRock (NYSE:BLK) che cede oltre l’1%.

I risultati di Goldman Sachs

In grande spolvero Goldman Sachs che ha visto un 2018 chiudersi con un utile netto di 10,46 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 4,29 miliardi dell’anno precedente.

La svolta è arrivata nel quarto trimestre dell’anno quando la banca ha chiuso con un utile di 2,54 miliardi, mentre lo stesso periodo del 2017 segnava addirittura una flessione di 1,93 miliardi.

Fermi, invece, i ricavi del 2018 che arrivano a 32,62 miliardi di dollari, cifra simile ai 32,07 miliardi dell’anno precedente.

Aumentano nettamente gli utili per azione, con il 2018 che ha visto arrivare l’eps a 25,27 dollari, quando il precedente utile era di 0,01 dollari.

Bank of America

Volano i profitti per Bank of America che nel 2018 ha visto un +208%, superiori alle stime. Il risultato è dato dalla riforma fiscale varata negli Stati Uniti a fine 2017 e al miglioramento degli asset.

In crescita anche i ricavi con un +11%, arrivando così a 22 miliardi di dollari, dato che si fermerebbe a +6% se si esclude la riforma fiscale.

L’utile netto dell’intero anno 2018 ha visto una crescita del 54% (+33% senza la riforma fiscale), mentre gli utili per azione toccano i 2,61 dollari.

BlackRock

Maglia nera, invece, per BlackRock che nel 2018 ha visto un crollo del 60% dei suoi utili trimestrali rispetto all’anno precedente. La differenza è dovuta ai benefici arrivati lo scorso anno dalla riforma del regime fiscale negli Stati Uniti.

L’utile netto trimestrale scende a 927 milioni di dollari, con un eps di 5,78 dollari per azione, mentre su base annuale si ferma a 2,3 miliardi.

Su base adjusted, BlackRock registra un utile di 6,08 dollari per azione, in calo rispetto ai 6,19 dello scorso anno.

La giornata di domani sul calendario degli utili

Se ieri il calendario degli utili aveva visto la comuncazione dei dati da parte di Jp Morgan, Pinnacle e Wells Fargo tra le più importanti, domani bisognerà tenere gli occhi su American Express (NYSE:AXP), Morgan Stanley (NYSE:MS) (NYSE:MS) e Netflix (NASDAQ:NFLX).

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Notizie sulle criptovalute

Sondaggio: gli investitori statunitensi che hanno venduto BTC hanno perso 1,7 miliardi di dollari, ma molti non detrarranno le loro perdite

Da: Cointelegraph.com

Gli investitori statunitensi che hanno venduto i loro Bitcoin (BTC) hanno perso circa 1,7 miliardi di dollari, ma molti non hanno intenzione di detrarre le perdite subite. Lo rivela un sondaggio pubblicato dalla società di credito personale Credit Karma il 15 gennaio.

Il sondaggio è stato condotto a novembre dalla società di ricerca Qualtrics per conto di Credit Karma, ed ha intervistato 1.009 americani che hanno investito nel BTC, tutti di età superiore ai 18 anni.

Secondo la ricerca, circa il 53% degli americani ha intenzione di riportare le perdite e i guadagni relativi ai loro investimenti in Bitcoin all’interno della propria dichiarazione dei redditi, mentre il 19% è ancora indeciso. Invece, più di un terzo (35%) degli investitori che hanno subito perdite ha deciso che non lo farà.

Nel complesso, gli investitori che hanno registrato guadagni sono molto più propensi a dichiarare i loro investimenti rispetto a chi è andato in perdita (59% contro 38%). Inoltre, il report afferma che chi non ha intenzione di dichiarare le proprie perdite potrebbe rinunciare ad importanti deduzioni fiscali.

Addirittura, il 35% degli investitori intervistati credeva che la dichiarazione dei propri guadagni o perdite non fosse obbligatoria, mentre il 58% non sapeva di poter richiedere una deduzione fiscale per le proprie perdite.

Ad aprile 2018, come segnalato da Cointelegraph, la piattaforma Credit Karma ha annunciato che tra gli ultimi 250.000 contributori solo 100 avevano segnalato dei guadagni derivanti da investimenti in criptovalute.

Ad ottobre, il comitato consultivo dell’Internal Revenue Service degli Stati Uniti (assimilabile alla nostra Agenzia delle Entrate), ha esortato l’agenzia a fornire delle linee guida aggiuntive sulla tassazione delle transazioni cripto.

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