Brexit

Revisione del Mercato 15-04

Revisione del Mercato 15-04

Notizie Forex

Quanto costerà la Brexit ai cittadini italiani?

Da: Corriere.it

Quanto costerà ai cittadini italiani la Brexit? Lo scenario peggiore, ovvero un divorzio senza accordi, non si è avverato, ma è sempre sul tavolo. Con questi conti. Tra il 2011 e il 2017 la Gran Bretagna ha messo sul piatto europeo 66 miliardi, in media 9,4 per ogni anno. Un contributo netto che deriva dall’incrocio fra versamenti fatti e fondi europei ricevuti. L’Italia, dice la relazione 2018 della Corte dei Conti sui rapporti finanziari con l’Unione europea, ne ha sborsati nello stesso periodo 36 (5,1 l’anno), la Germania più di cento e la Francia 55. Se ne andrebbe, insomma, il secondo contributore netto dell’Unione. Il «buco» lasciato da Londra dovrà essere chiuso: o riducendo il valore complessivo del bilancio o distribuendo i maggiori oneri fra chi resta. Tutti quindi «avranno un po’ di meno e dovranno dare di più», ha detto Banca d’Italia in un’audizione alla Camera. Se questo sarà il criterio, all’Italia toccherà un versamento aggiuntivo di 1,2 miliardi.

Ricadute sull’export: i dazi

Le esportazioni italiane verso la Gran Bretagna ammontano a 23,1 miliardi di euro l’anno, mentre le nostre importazioni dal Regno Unito ne valgono 11,4. Siamo quindi titolari di un surplus commerciale di oltre dieci miliardi (dato Ispi), anche se i flussi verso l’Inghilterra rappresentano solo il 5% del nostro export totale, mentre Francia e Germania arrivano al 7%. Tra i più importanti (12,2% dell’export totale) il settore vini e bevande: 1,16 miliardi di dollari, finisce in Inghilterra, calcola l’ufficio studi di Confindustria. Mentre per i prodotti agroalimentari siamo a 2,6 miliardi, il 7,8% del totale.

La tagliola dei dazi, che allunga i tempi e alza i prezzi, potrebbe scattare dopo un anno dal divorzio. Nel caso di vini e formaggi si parla del 32-35%. Una bottiglia da 30 euro, insomma, dopo aver pagato il dazio, a Londra ne costerebbe 40. A gennaio, secondo gli ultimi dati di Federalimentare, l’export di prodotti agroalimentari italiani nel Regno Unito è aumentato del 17,3% rispetto allo stesso periodo del 2018. Difficile non leggere nel fenomeno la corsa al magazzino prima che i prezzi si impennino. Il rischio però è che, in prospettiva, l’export di Made in Italy freni invece di continuare a crescere. Qualche esempio dei prodotti più venduti: nel 2018 in Gran Bretagna hanno bevuto 109 milioni di bottiglie di Prosecco, una su quattro, visto che sul mercato internazionale ne sono arrivate 466 milioni; mentre il mercato inglese del Parmigiano e Grana Padano è a quota 85 milioni di euro. L’impatto negativo complessivo può valere 2,6 miliardi (stime Oliver Wyman) e a risentirne di più saranno le piccole aziende. Ci sarà anche un problema di tutela dei marchi: senza la protezione europea rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione da paesi extracomunitari.

Servizi finanziari: chi dovrà andarsene

L’Italia e la Gran Bretagna sono in affari di notevole entità, soprattutto nel settore dei servizi finanziari. Le imprese britanniche di investimento operanti in Italia in regime di libera prestazione (cioè senza succursali) sono ben 2.120 (Consob) e dopo la Brexit perderanno il «passaporto» per fare business nella Ue. In questo universo, dai dati di Banca d’Italia, troviamo 92 banche, 111 gestori di fondi, 280 istituti di pagamento, 105 istituti di moneta elettronica e 53 compagnie assicurative. Tra i più importanti ci sono Aon, Mastercard, American Express, Schroder, The Royal Bank of Scotland. Che cosa accade ora? Il decreto Brexit del governo, rimesso nel cassetto dopo la nuova proroga ottenuta da Theresa May, concedeva agli intermediari finanziari britannici in Italia diciotto mesi di tempo per garantire la prosecuzione dei contratti di investimento fino a scadenza, e dei pagamenti. Vuol dire, per fare un esempio estremo, che dopo il «divorzio» 9,7 milioni di assicurati italiani con polizza britannica, che pagano 1,7 miliardi di premi l’anno (dato Ivass) potrebbero dover cambiare compagnia. Di conseguenza il mercato, senza più un elevato numero di concorrenti, diventerebbe più povero e più caro per i consumatori finali.

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Calendario economico – le cinque cose da seguire questa settimana

Da: Investing.com

La settimana che sta per iniziare segna l’inizio della stagione degli utili relativi al primo trimestre. Sono attesi i report di grandi nomi dei settori tech, finanziario e dei beni di consumo.

L’attenzione dei mercati finanziari globali sarà rivolta inoltre ai dati economici USA, principalmente su quelli relativi alle vendite al dettaglio, alla ricerca di segnali sulla forza dell’economia.

In Cina saranno rilasciati i dati sul PIL del primo trimestre. Sebbene la seconda economia mondiale abbia lanciato segnali di ripresa, gli analisti avvertono che è troppo presto per sapere se lo slancio possa essere sostenibile o meno.

In Europa gli operatori attendono i dati sull’inflazione e sull’occupazione britannica, oltre ai dati sulle vendite al dettaglio, alla ricerca di indicazioni sull’effetto della Brexit sull’economia.

Gli operatori dei mercati si concentreranno inoltre sul vertice OPEC che si terrà a Vienna.

In vista della prossima settimana, Investing.com ha compilato una lista dei cinque principali eventi che potrebbero influenzare i mercati.

1. Stagione degli utili del 1° trimestre

La stagione degli utili del 1° trimestre ha avuto un inizio positivo con il report di JPMorgan Chase (NYSE:JPM) rilasciato venerdì.

Le rivali Citigroup (NYSE:C) e Goldman Sachs (NYSE:GS) rilasceranno gli utili lunedì, seguite a ruota da Bank of America (NYSE:BAC) martedì e Morgan Stanley (NYSE:MS) mercoledì.

Sono attesi gli utili di aziende di spessore come Netflix (NASDAQ:NFLX) e IBM (NYSE:IBM), che pubblicheranno i dati dopo la campanella di chiusura di martedì.

Gli utili di Netflix sono particolarmente attesi dopo la notizia sul servizio di streaming che Walt Disney Company (NYSE:DIS) lancerà il 12 novembre al costo di 6,99 dollari al mese.

Pepsico (NASDAQ:PEP), UnitedHealth (NYSE:UNH), Johnson & Johnson (NYSE:JNJ), United Continental (NASDAQ:UAL), CSX (NASDAQ:CSX), Abbott Labs (NYSE:ABT), Honeywell (NYSE:HON), e American Express (NYSE:AXP) rilasceranno gli utili nel corso della settimana.

2. Report sulle vendite al dettaglio di aprile negli USA

Il Dipartimento per il Commercio USA rilascerà il report sulle vendite al dettaglio di marzo giovedì alle 8:30AM ET (12:30GMT).

Si prevede che i dati mostrino un aumento delle vendite al dettaglio dello 0,9 lo scorso mese, dopo il calo shock dello 0,2% registrato a febbraio.

Le vendite al dettaglio core, che escludono quelle del settore dell’auto, dovrebbero mostrare un aumento dello 0,7% dopo il calo dello 0,4% del mese precedente.

Un aumento delle vendite al dettaglio è correlato ad una crescita economica più forte, mentre un calo è legato ad un’economia in difficoltà.

La spesa dei consumatori rappresenta il 70% della crescita economica USA.

Oltre ai dati sulle vendite al dettaglio e sull’inflazione, questa settimana il calendario prevede il rilascio dei dati sulle concessioni edilizie, sui nuovi cantieri, sulla produzione industriale ed i sondaggi sulle condizioni del settore manifatturiero nell’area di Philadelphia e New York.

3. PIL cinese 3° trimestre

La Cina rilascerà i dati sul prodotto interno lordo del 1° trimestre nella mattinata di mercoledì.

Si prevede una crescite del PIL del 6,3% nel trimestre terminato il 31 marzo, in leggero calo rispetto alla crescita del 6,4% del trimestre precedente, in quanto il calo della domanda interna ed estera pesa sull’attività economica, nonostante tutte le misure politiche attuate a supporto.

La nazione asiatica pubblicherà i dati sulla produzione industriale , sugli investimenti fixed asset e sulle vendite al dettaglio, oltre al report sul PIL.

Gli ultimi dati hanno iniziato a mostrare segni di rallentamento per la seconda economia globale, alimentando i timori per le ripercussioni della guerra commerciale tra USA e Cina.

4. Dati PMI preliminari della zona euro

L’indice composito dei direttori acquisti della zona euro (PMI) è atteso per giovedì alle 09:00GMT (4:00AM ET), nelle aspettative di un leggero aumento a 51,7, dalla lettura di 51,6 del mese precedente.

L’indice misura la produzione composita dei settori manifatturiero e dei servizi, ed è considerato un buon indicatore dell’attività economica.

Francia e Germania rilasceranno i loro report PMI rispettivamente alle 08:15 GMT e 08:30 GMT.

La BCE ha lasciato invariata la politica questo mese come previsto, ed ha rinviato al 2020 il prossimo aumento dei tassi. Ha inoltre offerto una nuova ondata di liquidità alle banche per sostenere l’economia della zona euro.

5. Vertice OPEC

I ministri del petrolio dei paesi OPEC, della Russia e degli altri principali produttori si incontreranno a Vienna giovedì e venerdì per decidere sulle politiche di produzione dei prossimi sei mesi.

Secondo le fonti, il cartello e gli altri principali produttori non riusciranno a decidere questa settimana, in quanto sarebbe troppo presto per avere un quadro sull’impatto dei tagli alla produzione.

Sempre secondo le fonti, l’OPEC e i suoi alleati dovrebbero decidere a giugno su un’estensione del patto.

Il consiglio del cosiddetto “OPEC+”, (l’OPEC più alcuni dei principali produttori non affiliati come la Russia), ha deciso alla fine dello scorso anno di ridurre la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno per sei mesi.

I tagli alla produzione hanno contribuito a determinare un’impennata del 32% dei prezzi del greggio, portandolo a 72 dollari al barile, cosa che ha spinto il Presidente USA Donald Trump a chiedere all’OPEC di alleggerire gli interventi sul mercato.

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Notizie mercato azionario

Facebook in blackout, quanto costa ogni ora di down a Zuckerberg?

Da: Ilsole24ore.com

Anche oggi la galassia di Mark Zuckerberg non ha funzionato in larga parte d’Europa e in alcune aree del sud-est asiatico e Stati Uniti, dopo il clamoroso blackout di 14 ore dello scorso 13 marzo. Anche allora ad andare in down erano stati i tre principali servizi posseduti da Facebook Inc, ovvero Facebook, WhatsApp e Instragram. Erano stati segnalati problemi anche a Oculus. Non passa inosservato il secondo blackout a solo un mese di distanza. Cosa sta succedendo ai server di Facebook? L’azienda nel caso precedente aveva escluso si trattasse di un attacco di tipo DDOS. Oggi invece ancora nessun commento, mentre in Italia il servizio sta tornando gradualmente a funzionare.

Ma quanto costa all’azienda un’interruzione del genere? Come avevamo scritto il mese scorso, fare un calcolo preciso è ovviamente molto complicato. Si può però fare un ragionamento sulla base delle stime degli analisti che prevedono 68,98 miliardi di dollari di ricavi per Facebook Inc nel 2019. Il che significa entrate medie giornaliere di circa 189 milioni di dollari. Il che, a cascata, si traduce in circa 7,8 milioni di dollari di pubblicità generati ogni ora. Che si tradurrebbero in perdite perché con tutta probabilità vanno comunque garantiti ai clienti. Ci sarà poi da vedere se ci saranno conseguenze per il titolo a Wall Street. Se poi si considera anche l’indotto degli influencer, come spiegato qui, la stima cresce ancora.

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Piazza Affari e Borse europee previste positive in avvio, prosegue stagione trimestrali Usa

Da: Borse.it

Si prevede un avvio di seduta positivo per Piazza Affari e le principali Borse europee, in scia ai guadagni dei listini asiatici questa mattina. La piazza di Tokyo ha chiuso con un progresso dell’1,37%. Sui mercati tornano ad affacciarsi le speranze di un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina. Il segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin, ha dichiarato nel fine settimana che Washington e Pechino hanno fatto progressi nei loro colloqui e spera che le due super potenze siano ormai vicine a un accordo.

Venerdì scorso Wall Street ha chiuso in deciso rialzo, sostenuta anche da un avvio di stagione delle trimestrali decisamente positivo. Oggi sono attesi i numeri di Citigroup e Goldman Sachs. Pochi invece gli spunti macro. Si apre comunque una settimana, l’ultima prima della pausa di Pasqua, piuttosto intensa con importanti indicazioni tra cui spiccano il Pil cinese gli indici Pmi dell’Eurozona e l’indice Zew tedesco.

Per quanto riguarda l’Italia, il Parlamento avvierà l’esame del Def con le audizioni dei sindacati e delle imprese. Venerdì scorso l’indice Ftse Mib ha chiuso con un progresso dello 0,8% a 21.858,31 punti, aggiornando i massimi annui. A sostenere gli scambi sono state le banche, dai numeri di JP Morgan che ha sfornato profitti record per 9,2 miliardi di dollari, o 2,65 dollari per azione, nel primo trimestre del 2019.

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Notizie sulle criptovalute

FMI e Banca Mondiale lanciano una “pseudo-criptovaluta” per esplorare la tecnologia blockchain

Da: Cointelegraph.com

Secondo quanto riportato il 12 aprile dal Financial Times, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale hanno lanciato una blockchain privata e una “pseudo-criptovaluta”.

Secondo il famoso quotidiano britannico, l’asset chiamato “Learning Coin” sarà accessibile solo all’interno del FMI e della Banca Mondiale. Poiché non è dotata di valore monetario, il FT sottolinea che Learning Coin non è una vera criptovaluta.

Secondo il FT, “Learning Coin” sarebbe stata lanciata per comprendere meglio le tecnologie alla base degli asset di criptovaluta. La sua app fungerà da hub in cui verranno archiviati blog, ricerche, video e presentazioni.

Durante il test, lo staff della Banca Mondiale e del FMI guadagnerà monete per raggiungere determinati traguardi educativi, che potranno poi riscattare per alcuni premi, nell’obiettivo di imparare come le monete possano essere utilizzate nella vita reale.

Secondo il FMI, le banche e i regolatori di tutto il mondo devono stare al passo con le tecnologie cripto, che si stanno sviluppando sempre più rapidamente:

“Lo sviluppo delle tecnologie cripto e della tecnologia a ledger distribuito si sta evolvendo rapidamente, così come la quantità di informazioni (sia neutrali che acquisite) che la circondano. Ciò sta costringendo le banche centrali, i regolatori e le istituzioni finanziarie a riconoscere un sempre maggiore divario di conoscenze tra legislatori, responsabili politici, economisti e la tecnologia stessa.”

Inoltre, dopo il test, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale potrebbero utilizzare la blockchain per lanciare smart contracts, combattere il riciclaggio di denaro sporco e migliorare il livello generale di trasparenza.

Ad aprile, la direttrice del FMI Christine Lagarde ha affermato che gli innovatori del settore blockchain stanno scuotendo il mondo tradizionale finanziario. Lagarde ha anche osservato che il potenziale delle tecnologie e degli asset basati su blockchain è stato accolto positivamente sia dalle autorità di regolamentazione che dalle banche centrali.

Diverso invece il punto di vista espresso da un esponente della Banca Mondiale: secondo Aanchal Anand, Land Administration Specialist dell’istituzione, le aspettative del settore blockchain sarebbero poco realistiche e falsate dal forte hype generato dai media.

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