Chinese Economy

Revisione del Mercato 15-02

Revisione del Mercato 15-02

Notizie Forex

Cina, prezzi produzione a minimi da settembre 2016, anche inflazione sotto le attese

Da: Reuters.com

I prezzi alla produzione di gennaio in Cina mostrano una crescita tendenziale di 0,1%, di un decimo inferiore alle attese e al ritmo più moderato da settembre del 2016, dopo l’incremento di 0,9% segnato in dicembre.

Si tratta del settimo mese consecutivo di rallentamento, che rende più concreto il rischio deflazione per la seconda economia mondiale in risposta al raffreddamento della domanda interna.

Inferiori al consensus anche i numeri sull’inflazione, sempre di gennaio, al tasso annuo di 1,7% da 1,9% delle aspettative raccolte da Reuters e di dicembre.

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Non solo Brexit: i sette rischi “capitali” del 2019

Da: Financialounge.com

La scadenza per la Brexit si avvicina, ma secondo Natixis non è l’unico tema da seguire con attenzione: ecco i sette rischi per i mercati e le probabilità che si concretizzino
Giunti alla metà di febbraio si ha la sensazione che quanto accaduto negli ultimi quattro mesi e mezzo sui mercati finanziari sia il frutto di movimenti estremi dettati da una fase molto avanzata del ciclo. In altre parole, mentre nell’ultimo trimestre del 2018 aveva prevalso l’avversione al rischio per l’amplificazione dei timori diffusi sulla crescita economica e sulle politiche monetarie restrittive, da inizio 2019 si è riaccesa improvvisamente la voglia di rischio tra gli investitori sulla scia dell’apertura della Fed circa una pausa nel proprio percorso di rialzo dei tassi e, forse, anche di riduzione del bilancio. E’ tempo di sapere quali siano i rischi sul tavolo dei mercati finanziari che potrebbero avere impatti negativi per gli investitori nei prossimi mesi dell’anno. A tale proposito, David Lafferty, CFA, Chief Market Strategist di Natixis Investment Managers, ne ha individuati sette, illustrando, per ciascuno di essi, quale probabilità questi rischi abbiano di verificarsi.

RALLENTAMENTO O RECESSIONE
E’ importante ricordare che la durata di questo ciclo è già stata tra le più lunghe della storia americana e che l’economia globale sta chiaramente decelerando. Quindi, alla luce del sell-off (vendita sui mercati finanziari di titoli senza limitazione né di quantità né di prezzo) del quarto trimestre 2018 e del parziale recupero da inizio 2019, il vero punto critico è sapere quale sia il rischio di una recessione. “La netta sensazione è che i rendimenti futuri potrebbero probabilmente resistere a qualsiasi altro dei nostri scenari di rischio, a condizione che non si materializzi una caduta verticale dell’economia” puntualizza David Lafferty. L’esperto, sulla base dei dati attuali, stima al 25% la probabilità di una recessione globale nel 2019, con una percentuale maggiore (35%) per l’Europa e una leggermente inferiore (20%) per gli Stati Uniti. Nel caso della Cina, invece, il punto discriminante è verificare se la crescita 2019 sarà inferiore al 6% del PIL in termini reali e David Lafferty stima che lo possa essere al 30% circa di probabilità.

TENSIONI COMMERCIALI TRA WASHINGTON E PECHINO
Sebbene questo rischio continui ad essere presente in tutte le principali preoccupazioni degli investitori, lo scenario più probabile (55%) secondo David Lafferty è che i negoziati commerciali tra Washington e Pechino restino ingessati per tutto il 2019 senza successi o fallimenti definitivi. Tradotto in pratica, per l’esperto, il flusso di notizie riguardanti gli scambi commerciali detterà, al rialzo o al ribasso, l’andamento dei mercati finanziari a seconda dell’intonazione di fondo della news e delle valutazioni che in quel momento ne faranno gli operatori.

UN ERRORE DELLA FEDERAL RESERVE
Dopo l’apertura della Fed nel suo primo meeting del 2019 ad una politica monetaria meno restrittiva e ad un possibile raffreddamento della riduzione del bilancio, sembra ora meno probabile un errore da parte della banca centrale americana. Ne consegue che, per David Lafferty, la probabilità che questo accada è al 10 %. La stessa bassa percentuale l’esperto la assegna tuttavia al rischio che tale errore sia stato già commesso dalla Fed.
“Il problema è che gli effetti dei cambiamenti in politica monetaria hanno dei tempi molto lunghi. Potremmo scoprire solo tra qualche mese o trimestre che la banca centrale statunitense abbia già attuato una politica troppo restrittiva” spiega l’esperto.

UNA BREXIT CAOTICA
Sebbene la situazione sia peggiorata nelle ultime settimane, la speranza degli operatori dei mercati finanziari e anche di David Lafferty è che l’impensabile possa essere evitato. In mancanza di sorprese inaspettate, secondo l’esperto l’ipotesi più probabile (60%) è quella di un ritardo nel processo di ritiro: ovvero un secondo referendum o il ritiro dell’articolo 50, con il quale si fissa il processo che deve essere seguito dagli stati che desiderino uscire dall’Unione Europea. L’altro scenario, il peggiore per David Lafferty e che è invece stimato al 40% di probabilità, riguarda un’uscita il prossimo 29 marzo del Regno Unito dall’Unione Europea senza un accordo.

SHUTDOWN E TETTO AL DEBITO TRA I RISCHI
In questo ambito occorre distinguere tra un nuovo shutdown a febbraio (stimato con una probabilità del 15% da David Lafferty ) e le implicazioni molto più gravi per il tetto massimo del debito statunitense, che risulta sempre più vicino. “La storia ci insegna che repubblicani e democratici tendono a spingersi al limite per quanto riguarda il debt ceiling (quanto debito possono contrarre gli Stati Uniti in un determinato periodo di tempo, ndr) provocando dei problemi ai mercati finanziari nel breve termine, senza mai superarlo” ricorda David Lafferty che, tuttavia, alla luce anche del recente shutdown più lungo della storia, non esclude del tutto un pericoloso incidente di percorso in questo senso attribuendogli una probabilità tra il 5% e il 10%.

CRISI COSTITUZIONALE USA
“La possibilità che la Camera dei Rappresentanti, controllata dai Democratici, avvii una procedura di impeachment è di almeno il 50%” specifica David Lafferty, secondo il quale è invece meno probabile la condanna di Trump (e l’allontanamento) per mano della maggioranza Repubblicana in Senato, sebbene molto dipenda dai risultati delle indagini condotte da Robert Mueller. Circa un anno fa il Dipartimento di Giustizia e il procuratore speciale Robert Mueller hanno pubblicato il documento di imputazione contro 13 russi e tre organizzazioni che hanno avuto un ruolo secondo l’accusa nell’indagine Russiagate, circa la manipolazione delle elezioni presidenziali USA del 2016.

BIG DATA E REGOLAMENTAZIONE
Tra i rischi per David Lafferty si tratta forse di quello maggiormente sottostimato, alla luce del fatto che le questioni relative alla riservatezza dei dati si applicano a quasi tutte le aziende dei principali indici dei mercati finanziari, andando ben oltre i più grandi nomi del settore tecnologico. “I Big Data hanno valore solo se si possono monetizzare, sia vendendo informazioni personali che utilizzandoli per micro-targettizzare i ricavi pubblicitari” precisa l’esperto che pur indicando in un 20% la probabilità che le autorità competenti negli Stati Uniti e in Europa possano ridurre i vantaggi dei Big Data, reputa che l’impatto di una politica di questo tipo risulterebbe molto più rilevante.

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Euro e sterlina a minimi plurisettimanali, dollaro più stabile

Da: Investing.com

L’euro e la sterlina scendono ai minimi plurisettimanali contro un dollaro più stabile questo giovedì, mentre pesano i dati economici deboli nella zona euro e i timori per la Brexit.

Il cambio EUR/USD scende dello 0,1% a 1,1249 alle 03:44 ET (08:44 GMT), il minimo da metà novembre, dopo i dati da cui è emerso che il PIL tedesco è rimasto invariato nel quarto trimestre, dopo una contrazione dello 0,2% nel trimestre precedente.

Ciò significa che la principale economia della zona euro è riuscita solo per un soffio ad evitare una recessione tecnica, ma non riesce a segnare un’espansione da giugno. I dati alimentano le aspettative che la Banca Centrale Europea mantenga una posizione accomodante quest’anno.

Nelle ultime 24 ore l’euro è stato colpito anche dalla prospettiva di una maggiore instabilità politica in Spagna, una delle nazioni della regione con la crescita migliore negli ultimi anni. Il fatto che il bilancio del Primo Ministro Pedro Sanchez non sia riuscito ad essere approvato dal Parlamento rende le elezioni anticipate quasi una certezza. Sanchez annuncerà le prossime mosse domani.

La richiesta del biglietto verde continua ad essere supportata dai dati che indicano una forza sostenuta dell’inflazione core USA.

Mentre l’inflazione generale ha segnato il ritmo più lento di un anno e mezzo a gennaio, i trader si sono concentrati sull’indicatore core, salito per il terzo mese di fila, dando slancio al dollaro.

Sul biglietto verde all’inizio dell’anno ha pesato la decisione della Federal Reserve di adottare una posizione più cauta. Tuttavia, gli ultimi dati suggeriscono che la banca centrale dovrà restare vigile sulle pressioni sui prezzi pur adattandosi ad un aumento dei rischi per la crescita.

“L’andamento dell’inflazione core USA rimane stabile, rispetto ai timori di un potenziale calo … in effetti, al 2,2% su base annua, la lettura annuale segna un rialzo dall’1,8% dell’anno scorso”, afferma Rodrigo Catril, esperto senior di strategie monetarie di NAB. “In generale, i dati suggeriscono che non si più escludere una ripresa degli aumenti dei tassi da parte della Fed quest’anno”.

La sterlina è sulla difensiva, con la coppia GBP/USD giù dello 0,14% al minimo di un mese di 1,2824 in vista del voto al Parlamento, nel corso della giornata, sul piano del Primo Ministro Theresa May circa un accordo con l’Unione Europea sui termini per l’uscita dal blocco. Il Regno Unito lascerà l’UE il 29 marzo.
Il dollaro è stabile contro lo yen, con la coppia USD/JPY a 111,03.

La propensione al rischio continua a restare supportata dalle crescenti aspettative di una svolta nell’impasse commerciale tra USA e Cina.

Il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin e il Rappresentante per il Commercio Robert Lighthizer si trovano a Pechino per le trattative.

Ieri il Presidente USA Donald Trump ha reso noto che le discussioni con la Cina stanno “andando molto bene”, mentre i due paesi cercano di risolvere gli attriti commerciali entro la scadenza del 1° marzo.

Se le due nazioni non dovessero riuscire a trovare un’intesa entro tale data, i dazi su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi saliranno dal 10% al 25%.

L’indice del dollaro USA, che replica l’andamento del biglietto verde contro sei rivali, sale 97,02, dopo aver segnato +0,45% nella seduta precedente. L’indice è schizzato dell’1,7% finora questo mese, dopo due mesi consecutivi in discesa.

Il dollaro australiano, spesso considerato indicativo della propensione al rischio globale, è in salita per il secondo giorno di fila, con la coppia AUD/USD su dello 0,25% a 0,7105 sulla scia dell’ottimismo per le trattative commerciali USA-Cina. La forza dell’aussie è stata incoraggiata anche dai dati economici migliori del previsto in Cina, il principale partner commerciale dell’Australia.

A gennaio le esportazioni cinesi in dollari sono schizzate del 9,1% rispetto all’anno scorso, mentre le importazioni sono scese dell’1,5%, secondo i dati ufficiali di questa mattina che hanno battuto le previsioni degli analisti.

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Notizie mercato azionario

Facebook, multa miliardaria per la privacy. Zuckerberg patteggia con la Ftc

Da: Affaritaliani.it

Facebook rischia una multa miliardaria negli Usa per lo scandalo dell’ormai fallita Cambridge Analytica con la quale avrebbe condiviso i dati privati di 87 milioni di utenti e per altri casi di violazione della privacy. Lo scrive il Washington Post segnalando che il social media sta patteggiando con l’autorità statunitense Federal Trade Commission (Ftc) e che non è stato ancora trovato un accordo sull’entità della multa.

L’intesa contemplerà anche cambiamenti obbligatori nel business della società di Mark Zuckerberg. La multa piu’ grande mai inflitta fino ad ora dalla Ftc per violazione della privacy ha riguardato Google nel 2012, pari a 22,5 milioni di dollari.

Lunerdì l’ex capo della sicurezza del social network Alex Stamos in una intervista alla Cnn ha rivelato che la cultura della leadership in Facebook è paragonabile a Game of Thrones, la serie tv nota per intrighi e lotte di potere anche truculente. Stamos ha ricoperto questo ruolo dal 2015 al 2018, anni cruciali per la società di Mark Zuckerberg travolta dal Russiagate e dal caso Cambridge Analytica. Ora lavora come professore alla Stanford University.

“La verità è che c’è un po’ di cultura di Game of Thrones tra i dirigenti e – ha sottolineato l’ex manager di Facebook – uno dei problemi nell’avere un gruppo molto affiatato di persone che prendono decisioni è che poi è molto difficile ammettere di aver sbagliato”. Stamos ha anche spiegato nel corso dell’intervista alla Cnn che la responsabilità finale di alcuni dei problemi di Facebook risiede nel ruolo del Ceo Mark Zuckerberg.

Secondo Business Insider, l’ex manager durante il suo lavoro in Facebook si è spesso scontrato con la numero due Sheryl Sandberg soprattutto in merito all’interferenza russa sulla piattaforma, avendone informato il consiglio di amministrazione senza avvisarla. Non è la prima volta che un ex dirigente di Facebook, critica la società una volta andato via.

C’è stato Sean Parker, fondatore di Napster e primo presidente di Facebook, che ha accusato il social di aver sfruttato le vulnerabilità della psicologia umana. “Abbiamo creato strumenti che stanno facendo a pezzi il tessuto sociale”, ha invece detto Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente di Facebook.

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Alitalia, Di Maio a sindacati: quota Mef e Fs potrebbe superare 50%

Da: Reuters.com

L’intervento del ministero del Tesoro nel capitale di Alitalia potrà andare anche oltre il 15%, e con Ferrovie dello Stato si potrà anche superare il 50%.

Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, secondo quanto riferiscono i sindacati presenti all’incontro con il governo.

Ieri il governo ha annunciato la disponibilità del Mef a entrare nel capitale della nuova Alitalia.

Ferrovie ha avviato una trattativa con Delta e EasyJet per mettere a punto un piano di rilancio dell’ex compagnia di bandiera, per l’ennesima volta in dissesto.

“L’intervento pubblico è fatto a tutela di interessi italiani, dei diritti dei lavoratori e dei livelli occupazionali, e potrà essere superiore al 15%”, ha detto oggi il ministro secondo le fonti presenti all’incontro. Le Fs insieme al Tesoro potrebbero “superare il 50%” del capitale della newco.

Di Maio avrebbe espresso soddisfazione per “l’interesse che Alitalia ha raccolto da Delta e Easyjet” augurandosi che si possa arrivare a un accordo.

Il ministro ha indicato ai sindacati nel 31 marzo il termine per la presentazione del piano industriale da parte di Fs.

Corollario del progetto di integrazione che l’AD delle Ferrovie, Gianfranco Battisti, sta portando avanti è la possibile partecipazione di Cassa depositi e prestiti al finanziamento dell’acquisto di nuovi aerei per Alitalia, ha detto ancora il leader 5 Stelle ai sindacati.

Pochi invece dettagli forniti dal ministro su come si metteranno insieme Fs, la compagnia low-cost EasyJet, il colosso intercontinentale Delta e la ex compagnia di bandiera italiana.

Due fonti sindacali hanno spiegato che il tentativo è di lavorare ad un piano industriale che preveda un Alitalia posizionata fra Milano e Roma.

Nel capoluogo lombardo la newco affiancherà e rafforzerà, “con circa 30 aerei”, le attività di EasyJet, che ha una base molto forte nella Regione.

A Fiumicino, invece, rimarrà il lungo raggio, da integrare con le attività di Delta, che dovrebbe anche beneficiare del rifornimento di passeggeri operato da EasyJet, forte nel medio raggio.

Secondo il segretario della Cgil, Maurizio Landini, alla sua prima uscita pubblica dopo l’elezione, la deadline del 31 marzo è troppo lontana: “Si rischia di indebolire troppo Alitalia in sede di trattative”.

Tutti i sindacati hanno lamentato la “mancanza di dettagli sul piano industriale e sulla dotazione finanziaria di cui la Newco verrà dotata”, come ha scritto in una nota l’Anpav, una delle associazioni professionali degli assistenti di volo.

Sul fronte europeo, a proposito dell’ingresso dello Stato nel capitale della compagnia aerea e dei possibili profili di aiuti di Stato, un portavoce della Commissione Ue ha detto che “l’indagine è ancora in corso” e che l’esecutivo Ue è “in contatto con le autorità italiane”.

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Notizie sulle criptovalute

Londra: fondato l’Institute of Decentralized Economics, per studiare i sistemi economici basati su blockchain

Da: Cointelegraph.com

È stato ufficialmente aperto a Londra, nel Regno Unito, l’Institute of Decentralized Economics (IDE): si tratta di un ente di ricerca dedicato allo studio dei sistemi economici basati su blockchain, e al loro impatto sulle istituzioni tradizionali.

Il progetto viene supportato dalla compagnia fintech Sweetbridge. Consentirà di indagare sul potenziale della decentralizzazione, nonché scoprire reali casi d’utilizzo per questa tecnologia.

All’interno del comunicato stampa ufficiale, viene spiegato che l’obiettivo dell’IDE sarà quello di “aiutare le organizzazioni a comprendere l’economia alla base dell’industria blockchain”. L’IDE studierà inoltre design e validità delle stablecoin.

Sweetbridge si occuperà invece di agevolare la ricerca e promuovere il progetto, attirando l’interesse di esperti del settore, imprenditori, corporazioni e governi. Le attività dell’IDE verranno scelte dall’IDE Foundation Council.

A gennaio di quest’anno, un’importante università cinese ha annunciato il lancio di una speciale borsa di studio, in collaborazione con l’azienda Ripple. Questo programma intende riunire i migliori studenti della Cina, allo scopo di esaminare sviluppo e regolamentazione delle reti blockchain.

Lo stesso mese la New York City Economic Development Corporation (NYCEDC) ha svelato l’apertura del suo Blockchain Center a Manhattan.

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