Revisione del Mercato 12-11

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Notizie Forex

Agenda macro 12 novembre 2018: Italia, asta di BOT e produzione industriale

Da: Money.it

Giornata scarna di dati significativi per gli operatori dei mercati finanziari. L’unico dato degno di nota verrà rilasciato per il Belpaese in mattinata, un’ora prima dell’asta di BOT del MEF

L’agenda macro di oggi è scarna di dati significativi per gli operatori dei mercati finanziari. In mattinata verrà rilasciato l’unico dato degno di nota per il Belpaese, successivamente focus sulle aste di titoli governativi per Italia e Germania.

Per quanto riguarda il dato sulla produzione industriale italiana, gli analisti censiti da Bloomberg si aspettano un dato molto in contrazione rispetto il dato della precedente rilevazione di agosto, che si era attestato a 1,7062 punti sorprendendo le stime degli analisti.

Il consensus, infatti, si aspettava un dato ben minore, a ridosso dei valori massimi segnati nel corso dell’anno, in particolare nelle rilevazioni di maggio e febbraio.

Per la misurazione relativa al mese di settembre gli analisti si aspettano un dato a -0,50 punti, anche a seguito del pessimo dato sull’attività manifatturiera di ottobre elaborato da IHS Markit, dove si è evidenziato un dato al di sotto della soglia di guardia dei 50 punti, segnando inoltre un valore minimo da tre anni e mezzo.

Situazione opposta per il dato annuale dove il consensus stima una crescita a settembre allo 0,5% contro il dato precedente pari a -0,8%. Gli analisti censiti da Bloomberg si aspettano quindi una prosecuzione della crescita dopo il primo segnale positivo della rilevazione di agosto che oltre a mostrarsi come primo dato in rialzo da maggio, ha battuto il consensus per la prima volta da aprile, registrando un dato effettivo 0,8322% (stima a -1,50%).

Fronte titoli di stato si attende alle ore 11:00 l’asta di BOT annuali (scadenza novembre 2019) per un ammontare previsto di 5,5 miliardi di euro, mentre in Germania l’emissione di titoli governativi con scadenza aprile 2019, per un ammontare complessivo di 2 miliardi di euro.

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PRIMA PAGINA 9 NOVEMBRE 2018 / 12:03 / 3 GIORNI FA
Tria: pilastri manovra non cambiano, deficit massimo 2,4% Pil in 2019

Da: Reuters.com

L’Italia confermerà alla Commissione europea i pilastri della manovra, i cui obiettivi risultano rafforzati dall’ulteriore deterioramento del quadro economico osservato dopo settembre.

“Il governo è stato autorizzato dal Parlamento a realizzare un deficit massimo del 2,4% nel 2019 e il governo è impegnato a rispettare questo limite”, ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, escludendo nell’immediato revisioni al ribasso degli obiettivi di finanza pubblica.

Bocciando la manovra, la Commissione ha dato all’Italia tempo fino al 13 novembre per presentare una nuova bozza di bilancio e illustrare i “fattori rilevanti” che spiegano la riduzione del rapporto debito/pil meno marcata rispetto a quanto prevedono le regole comunitarie.

“In questi giorni il governo è impegnato a predisporre la risposta alla Commissione europea sui punti più controversi della manovra. Manovra che il governo intende confermare nei suoi pilastri fondamentali”, ha detto il ministro durante un’audizione in Parlamento.

Ieri la Commissione ha diffuso le nuove previsioni sull’Italia, che vedono per il 2019 il rapporto deficit/Pil balzare al 2,9% e il Pil crescere dell’1,2%.

Nel fissare l’indebitamento programmatico al 2,4%, il governo sostiene che la crescita economica mostrerà un’accelerazione a +1,5% a fronte del +0,9% tendenziale.

Tria ricorda che le evidenze relative al terzo trimestre mostrano una ulteriore peggioramento dell’economia rispetto a fine settembre, quando il governo ha annunciato gli obiettivi di deficit. “È quindi ancor più necessaria una manovra anticiclica”.

“Ci rendiamo conto che per i problemi rilevati servirebbe una manovra ancora più incisiva di quella proposta”, ha spiegato aggiungendo tuttavia che il governo ha cercato di bilanciare stabilità finanziaria e sociale.

La legge di Bilancio, ha riepilogato il ministro, contiene misure per 44,2 miliardi tra minori entrate e maggiori spese. Le coperture ammontano a 22,4 miliardi mentre l’aumento del deficit di 1,2 punti (dall’1,2% tendenziale al 2,4) assicura quasi 22 miliardi.

La manovra garantisce una riduzione della pressione fiscale pari a 13,4 miliardi nel 2019, gran parte dei quali è dovuta al mancato aumento di Iva e accise, che da solo vale 12,4 miliardi.

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Notizie mercato azionario

Alibaba: ‘giorno single’ record, le vendite online hanno raggiunto i 30,8 miliardi di dollari

Da: Repubblica.it

Tre, due, uno, zero: la festa è finita. Dopo 24 ore a frullare senza sosta, il contatore sullo schermo si blocca e dà il responso: 30,8 miliardi di dollari. La giornata di shopping online più sfrenata del mondo, l’11/11 cinese, ha di nuovo demolito ogni primato. Da tempo aveva superato il Black Friday americano, ora vale più di un anno di economia estone. Per la gioia di Alibaba, che dieci anni fa ha creato questo rito pagano come un anti San Valentino, una sbornia di sconti con cui far affogare ai single (11/11, rende l’idea) le pene di cuore. E sbornia di acquisti è stata, iPhone vestiti cosmetici cibo: oltre un miliardo di ordini, altrettanti pacchi in viaggio verso i quattro angoli dell’Impero. “L’economia cinese ha mostrato la sua potenza”, esulta dal palco l’amministratore delegato Daniel Zhang. Solo che alla Cina crescere non basta, visto che ha sempre volato. E la crescita di quest’anno, +27%, è una rotta più bassa del +39% dello scorso. La più bassa da quando il festival dello shopping si celebra.

Forse il Dragone chiedeva troppo alla sua azienda simbolo: di spazzare via tutte le nubi, i dazi di Trump, i segni di frenata dell’economia. Di mostrare che i suoi cittadini-consumatori spendono con immutata fiducia nel domani. “L’inizio di una vita ideale”, canta sabato allo show di apertura Wang Junkai, il Justin Bieber cinese, 19enne idolo delle folle. Sugli spalti dell’arena di Shanghai ragazzine agghindate con ogni tipo di orpello luminoso gridano a pieni polmoni. Va in scena qualcosa a metà tra una sfilata di Victoria’s Secret e lo spettacolo del Super Bowl, ma tutto a tema shopping: dietro a Wang balla una coreografia di casette unifamiliari e pacchi regalo. La vita ideale si compra con lo smartphone, che tutti tengono in mano. Non bastassero le cose messe nel carrello (virtuale) nelle ultime settimane, aspettando la mezzanotte dell’11 per completare l’acquisito, su Tmall e gli altri e-commerce di casa Alibaba oggi si possono ottenere nuovi sconti.

“Certo che sto comprando”, dice Sui, 28 anni, ingegnere elettronico di Shanghai. Vestiti? Scarpe? “Non quest’anno”. Scorre la lista della spesa sulla app. Scorte annuali di shampoo e fazzolettini, altro che vita ideale. “Li ho presi per tutta la famiglia”. Non che all’improvviso i Millennials della classe media cinese abbiano smesso di spandere. Quattro acquisti su dieci vengono da ragazzi nati dopo il ’90, otto su dieci se si comprende gli ’80. Però negli ultimi mesi “il rallentamento dei consumi c’è”, conferma Daniel Zipser, senior partner di McKinsey esperto di Cina. Soffrono in particolare quelli non essenziali come le automobili, che potrebbero addirittura chiudere l’anno in negativo. Specie nelle classi medio-basse delle città di terza o quarta fascia, “l’altra” Cina.

Nella scintillante Shanghai, tra le luci del Gala, il rischio è farsi abbagliare. Questi ragazzi hanno speso da 50 a 150 euro, dalla piccionaia alla prima fila, per vedere dal vivo Mariah Carey, gli acrobati del Cirque du Soleil o una band di teenager cantare “mai, mai, mai”, che in cinese vuol dire comprare, comprare, comprare. Solo in Cina è pensabile una tale celebrazione degli “shop-aholic”, i dipendenti da compere. A scanso di equivoci Zhen Li, 22 anni e un cerchiello con le orecchie da coniglio sulla testa, lo esplicita: “Questo non è più il giorno dei single ma la festa dello shopping, Jack Ma ha cambiato tutto”. Su una cosa però si sbaglia: più ancora di Maestro Ma, seduto in prima fila con tuta e berretto neri, questo evento è una creatura di Daniel Zhang, l’uomo che dal prossimo anno ne prenderà il timone alla guida di Alibaba.

Invita a non fermarsi a quei 30,7 miliardi, a guardare “il processo”. Ha ragione: 11/11 spinge all’estremo la strabiliante macchina da e-commerce di Alibaba, dai pagamenti alle consegne a domicilio, sottoponendola a una tempesta di ordini senza eguali. È il simbolo di una nuova Cina, delle sue potenzialità di sviluppo sconosciute in Occidente. Ma proprio per questo il rallentamento della crescita, quello archiviato oggi e quello previsto dalla società per l’intero anno, vengono letti come dei sintomi.

“C’è stato un indebolimento in alcuni beni molto costosi, come i frigoriferi o i televisori, ma in altri come cosmetici, lusso o prodotti per bambini la crescita è significativa”, replica il presidente Mike Evans, ex medaglia oro olimpica nel canottaggio ed ex super banchiere di Goldman Sachs. Qualcuno gli fa notare che proprio quando le cose vanno male ci si consola comprando più rossetti, gli economisti ne hanno pure fatto una teoria. “L’11/11 non si può interpretare come un indicatore di fiducia o sfiducia”, replica lui. Ma i primi a leggerlo in questo senso, ovviamente vedendo di un bicchiere pienissimo, sono i media di Stato cinesi, che celebrano l’ennesimo record del campione nazionale.

Basterà a scongiurare una crisi di fiducia? A forza di sentir parlare di guerra con gli Stati Uniti, di vedere la Borsa di Shanghai andare a rotoloni, negli ultimi mesi i cinesi hanno cominciato ad aprire il portafoglio con minore spensieratezza. “Fiducia” è una parola che Zhang ripete più volte nel suo discorso di chiusura, assicurando che in futuro per Alibaba questi 30,8 miliardi saranno numeri da giorno qualunque, ordinaria follia. Almeno per questa domenica 11/11, non si può dire che i cinesi non abbiano comprato. Peccato sia già lunedì.

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Notizie sulle criptovalute

Criptovalute e finanza decentralizzata. Storia e vantaggi della Blockchain

Da: Cryptonomist.ch

Per capire davvero i vantaggi della finanza decentralizzata messa in piedi da Bitcoin e dalla blockchain, prima bisogna comprendere quali problemi porta la finanza tradizionale e il sistema bancario a riserva frazionaria.

Quello che infatti pochi comprendono è l’ambiente e il periodo storico in cui Satoshi Nakamoto inventava Bitcoin e per quale motivo lo ha fatto.

Per iniziare a farsi un’idea, basti pensare alla crisi finanziaria del 2008.

Secondo The Balance, questa crisi è stata causata dalla mancanza di regolamentazione finanziaria che ha permesso alle banche di partecipare al trading speculativo dei derivati.

A sua volta, questo ha spinto le banche ad accendere un maggior numero di mutui per poter lucrare sulla vendita dei derivati. Quindi sono stati creati mutui con sola quota di interesse che sono stati resi accessibili anche ai creditori meno affidabili.

Questo succedeva quando nel 2004 la Federal Reserve ha aumentato il tasso di interesse federale, da alcuni definito “il tasso d’interesse più importante al mondo.”

In poche parole si tratta del tasso d’interesse che le banche richiedono quando prestano i fondi della Federal Reserve. Ed è proprio questo tasso che viene utilizzato per regolare la crescita economica degli Stati Uniti.

Questo aumento è avvenuto proprio quando il tasso d’interesse era soggetto a ricalcolamento. Il mercato immobiliare è collassato, l’offerta era superiore alla richiesta.

A questo punto, quando il prezzo dei derivati è collassato, le banche hanno cessato di emettere prestiti e la crisi di cui tutti siamo a conoscenza ha avuto inizio.

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