Deal or No Deal Brexit

Revisione del Mercato 04-04

Revisione del Mercato 04-04

Notizie Forex

La Brexit costa all’UK 800 milioni di sterline a settimana

Da: Money.it

Ancora piena di punti interrogativi, la Brexit sta causando gravi danni all’economia del Regno Unito, quantificabili in 800 milioni di sterline a settimana secondo Bank of England, che allerta: “Le cose potrebbero peggiorare”

Dopo la vitoria dei ’leave’ al referendum del 2016, il Regno Unito ha inaugurato un lungo processo di indebolimento della sterlina, accompagnato da anni di incertezze che hanno pesato sull’attività economica del Paese e innescato un crollo degli investimenti.

È più o meno questa l’analisi che fanno economisti e osservatori di tutto il mondo, e non è molto diversa da quella realizzata in mattinata da Bank of England, la banca centrale del Regno Unito. Con una rilevante differenza, ovvero la quantificazione del danno: secondo la BoE infatti la Brexit costa 800 milioni di sterline a settimana, ovvero 1 miliardo di dollari.

Si tratta di una cifra che colpisce, ma è seguita da dati inequivocabili: l’economia si è ridotta del 2% rispetto ai volumi che si sarebbero prodotti in caso di ’remain’, per una produzione economica persa, dal referendum in poi, che vale ovvero 4,7 milioni all’ora (circa 800 milioni di sterline a settimana).

Conseguenze che potrebbero anche aggravarsi visto lo stallo attuale e i dubbi che circondano l’uscita, specie per quel che riguarda la tematica cruciale relativa ai rapporti commerciali con l’UE.

La Brexit costa all’UK 1 miliardo di dollari a settimana secondo la BoE

Durante gli ultimi 3 anni, la Gran Bretagna ha continuato a vendere beni e servizi nell’Unione europea, il suo principale partner commerciale, confidando nella negoziazione dei tratti del divorzio da parte dell’esecutivo britannico.

È stato quindi relativamente facile per le società del Regno Unito assumere lavoratori dell’UE e mantenere catene di approvvigionamento che attraversano i confini nazionali.

Ma ora, in totale mancanza di chiarezze sul futuro commerciale del Paese, diventa molto difficile per le aziende pianificare. Sulla scia di queste incertezze, gli investimenti sono in stallo e molte aziende hanno speso milioni nella pianificazione del “caso peggiore”.

Il rischio che il Paese lasci l’Ue senza un accordo è ancora vivo, e la BoE ha dichiarato che le ricadute di un simile scenario sarebbero peggiori rispetto alla crisi finanziaria del 2008.

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Italia vede Pil 2019 a +0,3/+0,4%, deficit a circa 2,3% Pil

Da: Reuters.com

Il governo ridurrà con ogni probabilità l’obiettivo di crescita del 2019 a +0,3 o +0,4%, mentre l’indebitamento netto dovrebbe essere fissato al 2,3% del Pil, secondo quanto riferiscono a Reuters quattro fonti governative e politiche.

Le stime ufficiali più recenti risalgono a dicembre e indicano un Pil a +1% con un deficit a quota 2,04%, frutto dell’accordo con la Commissione europea che ha evitato all’Italia di finire sotto procedura d’infrazione, almeno nell’immediato.

I nuovi target saranno contenuti nel Documento di economia e finanza (Def), atteso in Consiglio dei ministri martedì 9 aprile, spiega una delle fonti.

A legislazione vigente, senza assumere i nuovi interventi in cantiere a sostegno dell’economia, il ministero dell’Economia stima una crescita di 0,1 punti percentuali quest’anno (+0,6% nel 2020).

L’esecutivo scommette tuttavia che a consuntivo la variazione risulterà superiore, grazie soprattutto agli effetti del ‘decreto crescita’, il cui varo dovrebbe avvenire questa settimana. [nL8N21D2PC]

Il nuovo quadro macroeconomico è ancora in fase di elaborazione e potrebbe subire modifiche. Molto dipenderà dalle misure che saranno concretamente inserite nel decreto, spiegano le fonti.

L’ultima bozza del provvedimento, letta da Reuters, ripristina per il 2019 il superammortamento al 130% sull’acquisto di beni strumentali, aumenta al 60 dal 40% la deducibilità dell’Imu sui capannoni industriali e contiene una graduale riduzione dell’Ires al 20 dal 24% entro il 2022. È prevista inoltre una sanatoria sui tributi di Regioni, province e comuni.

Dopo che l’Italia è entrata in recessione, nel secondo semestre del 2018, i principali previsori hanno iniziato a rivedere in peggio le previsioni. L’Ocse in particolare stima una flessione di 0,2 punti percentuali nell’intero 2019 e ipotizza un deficit al 2,5% del Pil.

Per centrare un target annuo di +0,4% occorre una crescita media di 0,2 punti a livello trimestrale (+0,3% se il Pil del primo trimestre risultasse in stagnazione), spiega una fonte.

A favore del Tesoro gioca il fatto che i dati hanno cominciato a migliorare da inizio anno. La produzione industriale ha mostrato un balzo inatteso a gennaio e l’indice Pmi sui servizi, elaborato da IHS Markit, è cresciuto nel mese di marzo fino al livello più alto dallo scorso settembre, facendo registrare un rafforzamento dei nuovi ordini al massimo di sei mesi. [nL8N21K371]

L’aumento del deficit a quota 2,3% riflette il peggioramento della congiuntura. Il precedente target di 2,04% era basato su una crescita prudenziale di +0,6%.

Un ulteriore elemento di incertezza sulle stime è legato alle nuove serie storiche di Pil, deficit e debito che Istat diffonderà il 9 aprile. L’aggiornamento è necessario per recepire i cambiamenti del perimetro delle pubbliche amministrazioni definiti d’intesa con Eurostat.

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Notizie mercato azionario

Azionario Asia: Borsa Tokyo ingessata, Shanghai +0,5%. Si guarda a sviluppi negoziati Usa-Cina

Da: Borse.it

L’indice Nikkei della borsa di Tokyo ha chiuso la giornata di contrattazioni praticamente piatto, in rialzo dello 0,05% a 21.724,95 punti. Azionario asiatico contrastato, con la borsa di Shanghai che avanza dello 0,6% e Hong Kong che cede lo 0,5%. Sidney peggio, con un calo dello 0,83%, mentre Seoul ha guadagnato lo 0,20%.

Occhi puntati sulle ultime indiscrezioni relative alle trattative commerciali in corso tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la Cina di Xi Jinping.

Secondo il Wall Street Journal, il presidente americano Donald Trump sarebbe pronto a incontrare il vicepremier cinese Liu He alla Casa Bianca, nella giornata di oggi alle 16.30 ora di Washington.

A quell’ora potrebbe arrivare l’annuncio di Trump relativo al prossimo incontro con il presidente cinese Xi Jinping: incontro che potrebbe portare finalmente alla firma delle controparti Usa e Cina per porre fine alla guerra commerciale, o per evitare almeno una sua ulteriore escalation.

Il consulente economico alla Casa Bianca Larry Kudlow ha nel frattempo riferito ai giornalisti che Pechino ha ammesso la legittimità delle richieste americane su alcune questioni, tra cui il furto della proprietà intellettuale, il trasferimento forzato della tecnologia e gli attacchi cibernetici.

L’ammissione rappresenterebbe un passo in avanti importante per arrivare finalmente a un accordo. Così Larry Kudlow ai giornalisti, in occasione di un evento organizzato dal The Christian Science Monitor: ‘Per la prima volta hanno riconosciuto che abbiamo ragione. Diverse ragioni”, mentre in precedenza, “le negavano”.

Intanto, nell’incontro che si è svolto a Washington tra il vicepremier cinese Liu He e il rappresentante Usa al Commercio Lighthizer, sarebbe stato deciso che il 2025 è l’anno entro cui Pechino dovrebbe onorare i suoi impegni verso gli Stati Uniti.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, gli impegni di cui si parla sono quelli con cui la Cina procederebbe agli acquisti di commodities Usa, permettendo contestualmente alle aziende americane di detenere la proprietà totale di imprese cinesi in Cina.

La reazione dei listini azionari alle indiscrezioni è tuttavia a dir poco tiepida.

Il motivo, secondo Rob Subbaraman, responsabile della divisione di economia dei mercati emergenti presso Nomura, è che “molto è stato già scontato dai mercati”.

Intervendo alla trasmissione “Street Signs” della Cnbc, Subbaran precisa:

“Credo che i mercati prezzino già l’arrivo di un accordo piuttosto completo, anche se il timing rimane ancora incerto. Per dare ai mercati un’altra spinta, dovremmo assistere alla cancellazione di alcuni dazi già esistenti”.

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Borsa Milano chiude positiva, bene banche, corrono Stm e Mediaset, venduta A2A

Da: Reuters.com

Piazza Affari chiude positiva, grazie ai progressi nei colloqui Usa-Cina sul commercio e dopo il tentativo del primo ministro britannico Theresa May di avere un nuovo rinvio per la Brexit.

BANCARI in rialzo. L’indice di settore segna +1,6%, in linea con l’indice europeo.

UNICREDIT è la migliore del comparto, con un balzo del 2,73%. Aiutano le indiscrezioni di stampa su un accordo a breve con le autorità Usa sul caso delle sanzioni all’Iran.

AZIMUT guadagna il 2,7% dopo le dichiarazioni del presidente, che punta a una fusione alla pari con un operatore nell’area Sudamerica e Asia.

Seduta molto positva per MEDIASET (+3,11%) dopo le dichiarazioni di Fedele Confalonieri sull’ipotesi di creare un polo paneuropeo di tv generaliste.

I colloqui Usa-Cina favoriscono il settore dei semiconduttori e quindi STM (+5,79%), oltre che il comparto automotive, con CNH INDUSTRIAL (+2,85%) in prima linea. Il tono positivo investe tutto il comparto, con SOGEFI (+5,56%) e BREMBO che strappa con un balzo del 7,25% dopo le dichiarazioni del presidente Bombassei.

Fra le utility corre ACEA (+4%), ancora positiva dopo il piano industriale al 2022, diffuso ieri, mentre ripiega A2A con un calo del 2,61% dopo la presentazione del piano che non sembra essere piaciato al mercato.

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Notizie sulle criptovalute

Il XRP cala del 10%

Da: Investing.com

La valuta digitale XRP era scambiata a $0,33588 alle 05:45 (03:45 GMT) sul Investing.com Index in questo Giovedì, con un calo del 10,21% su base giornaliera. Si tratta della più grande perdita percentuale dal 24 Febbraio.

Il crollo riduce la capitalizzazione di mercato del XRP a $14,24914B, corrispondente al 8,26% del totale di tutte le criptovalute. Ai suoi massimi, la capitalizzazione di mercato del XRP era arrivata a $79,53400B.

Il XRP si manteneva in un range compreso tra $0,33545 e $0,34661 durante le precedenti 24 ore.

Nel corso degli ultimi sette giorni, il XRP restava in aumento nel suo valore, con una leggera guadagno. Il volume di scambio nel corso delle ultime 24 ore del XRP era al momento della scrittura di $2,47122B, corrispondente al 2,88% del volume di tutte le criptovalute. Gli scambi si mantenevano all’interno di un range compreso tra $0,3053 e $0,3704 nel corso degli ultimi sette giorni.

Al prezzo attuale, il valore del XRP è ancora inferiore del 89,79% dal suo massimo storico di $3,29 toccato il 4 Gennaio 2018.

Altrove nel mercato delle criptovalute

Bitcoin scambiato a $4.926,1 sul Investing.com Index, in calo del 1,96% su base giornaliera.

Ethereum quotato a $158,85 sul Investing.com Index, in perdita del 8,03%.

La capitalizzazione di mercato della moneta digitale Bitcoin era $88,01209B, corrispondente al 50,99% del totale delle criptovalute, mentre il totale di mercato della criptovaluta Ethereum toccava $17,07699B, corrispondente al 9,89% del valore di tutte le valute digitali.

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