Brexit Extension

Revisione del Mercato 03-04

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Notizie Forex

Brexit, May prova la via del compromesso: mano tesa a Corbyn

Da: Teleborsa.it

E chiede un nuovo breve rinvio: non oltre il 22 maggio per evitare che il Regno Unito debba partecipare alle prossime Elezioni Europee

L’ultima carta nel mazzo ormai quasi esaurito, della Premier britannica May – che sta giocando la sua partita più importante ormai da mesi mettendo in fila una serie di sonore sconfitte – si chiama dialogo. Alla fine la Signora di Downing Street ha dovuto cedere al tentativo di compromesso con il Leader laburista Jeremy Corbyn per chiedere a Bruxelles ancora “una breve estensione” del rinvio – non oltre il 22 maggio – dell’uscita dall’Ue e scongiurare il No Deal alla ricerca di un “accordo condiviso” che possa finalmente ottenere il via libera di Westminster.

E’ questo l’ennesimo (sarà finalmente quello giusto?) piano della Premier Tory annunciato in un discorso alla Nazione, alla fine di un Consiglio dei Ministri fiume, il giorno dopo che la Camera dei Comuni ha bocciato ancora i 4 piani B alternativi. La May che al momento non ha escluso il No deal a priori, ha insistito sul divorzio con un accordo come la soluzione migliore e ha spiegato di volersi sedere a un tavolo con Corbyn. “Ho sempre creduto che potremmo fare di un no deal un successo”, ha premesso May, aggiungendo di avere tuttavia alla fine deciso di optare per la ricerca di un compromesso e di considerare preferibile uscire dall’Ue con un accordo.

Corbyn: “Molto felice di incontrare la May” – Il Leader laburista Jeremy Corbyn si è detto “molto felice” di incontrare Theresa May. “Incontreremo il Primo Ministro. Riconosciamo che ha fatto un passo – ha detto -, io sento la responsabilità di rappresentare le persone che hanno sostenuto il Labour alle ultime elezioni, ma anche coloro che non lo hanno fatto e vogliono comunque sicurezza e delle certezze per il loro futuro. E questa è la base sulla quale la incontreremo e discuteremo”. Critici, invece, i brexiteers Tory, in testa Boris Johnson.

Un altro (breve) rinvio – Un altro breve rinvio che pare segnato: non oltre il 22 maggio visto che la Premier ha più volte ribadito la sua intenzione di non far partecipare il Regno Unito alle prossime Elezioni europee. “Avremo bisogno di un’ulteriore estensione dell’articolo 50, che sia la più breve possibile e abbia il fine di far passare un deal. Dobbiamo essere chiari su ciò per cui questa estensione serve: assicurare un’uscita tempestiva e ordinata dall’Ue”, dice la May.

Tusk: “Non sappiamo come finirà, ma siamo pazienti” – Da Bruxelles stanno a guardare come ormai succede da mesi in attesa di qualche segnale di fumo, possibilmente positivo, da Londra. Il primo a intervenire è il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che su Twitter ha scritto: “Anche se, dopo oggi, non sappiamo quale sarà il risultato finale della Brexit, cerchiamo di essere pazienti”.

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I tori sperano che Powell segua l’esempio di Bernanke e riprenda il QE

Da: Investing.com

La Federal Reserve non alzerà più i tassi di interesse almeno fino alla fine del prossimo anno, secondo gli economisti intervistati da Reuters che parlano di una probabilità del 40% di almeno un taglio dei tassi entro la fine del 2020.

La Fed ha lasciato i tassi invariati il mese scorso, come previsto, ma le proiezioni del grafico “dot plot” sono cambiate e indicano che non ci saranno aumenti nel 2019, contrariamente ai due previsti il dicembre scorso.

Sebbene le previsioni della Fed indichino un aumento dei tassi il prossimo anno, l’ultimo sondaggio di Reuters condotto su oltre 100 economisti in seguito al vertice del 19-20 marzo della banca centrale mostra che i tassi resteranno al range attuale compreso tra il 2,25% e il 2,5% almeno fino alla fine del 2020.

Un campione più piccolo di economisti su una prospettiva a fine 2021 ha reso noto di non aspettarsi alcun intervento neanche fino ad allora.

“Lo sviluppo più drammatico dell’anno finora non è stato il commercio né la politica. Piuttosto, è stata la totale adozione da parte della Fed di una posizione di politica monetaria molto più cauta rispetto a quanto si aspettavano gli operatori dei mercati”, nota Ajay Rajadhyaksha, a capo della macro-ricerca di Barclays (LON:BARC).

La banca centrale USA ha inoltre segnalato che intende terminare la riduzione del suo massiccio bilancio da 4,2 mila miliardi di dollari entro settembre. Il processo è cominciato nell’ottobre 2017 ed ha seguito tre round di allentamento monetario, una politica secondo la quale la Fed ha comprato Buoni del Tesoro e titoli garantiti da ipoteca nel tentativo di far scendere i tassi di interesse.

Secondo alcuni analisti, il cambio di tono è il primo passo dell’inevitabile cammino verso il quarto round di allentamento quantitativo (QE4).

L’ex Presidente della Fed Ben Bernanke aveva dato il via al quantitative easing in risposta alla crisi finanziaria globale del 2008, creando 1,3 mila miliardi di dollari tra il novembre 2008 ed il giugno 2010 ed usando questo denaro per comprare asset finanziari da banche e governo.

Il processo ha coinciso con un forte rialzo dei titoli azionari e parte del mercato rialzista più lungo della storia.

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Notizie mercato azionario

Ftse Mib chiude in frazionale rialzo, bene Pirelli e FCA

Da: Borse.it

Seduta interlocutoria per Piazza Affari dopo i rally delle ultime due sedute che avevano proiettato la Borsa milanese sui massimi annui. L’indice Ftse Mib segna in chiusura un progresso dello 0,01% a quota 21.522 punti.

Tra i migliori di giornata spicca Pirelli (+2,75%). A trainare le azioni del produttore di pneumatici la notizia che il fisco brasiliano ha riconosciuto a Pirelli Pneus Ltda, controllata del gruppo nel Paese sudamericano, il diritto all’esenzione da un’imposta la cui rilevazione a conto economico è prevista nel primo semestre 2019, è pari a circa 107 milioni di euro, al netto delle imposte sul reddito.

Chiusura positiva anche per Fca (+0,74%) che aveva iniziato la giornata in affanno complici i deboli riscontri dal mercato auto italiano (-19% per il gruppo rispetto al -9,5% medio del mercato). Sotto le attese anche i dati da oltreoceano con vendite in calo del 7% a marzo negli Usa per il gruppo Fca rispetto al -6,3% delle stime di consensus.

Tra i peggiori invece Telecom Italia che ha lasciato sul terreno oltre il 2%.

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Saudi Aramco più ricca di Apple, Google e Facebook insieme. FT la boccia

Da: Investing.com

La compagnia con gli utili più alti realizzati nel 2018 non si trova negli Stati Uniti ma nell’Arabia Saudita. La Saudi Aramco, compagnia nazionale saudita di idrocarburi, infatti, ha realizzato 111 miliardi di dollari di utile netto. La cifra corrisponde alla somma degli utili realizzati da Apple (NASDAQ:AAPL), Google (NASDAQ:GOOGL), Facebook (NASDAQ:FB) e Exxon Mobil (NYSE:XOM) messi insieme.

I conti del gigante petrolifero sono stati un segreto per diversi anni, ma ad alzare il velo sui dati è stata Moody’s insieme a Fitch, entrambe chiamate dai sauditi a valutare la rischiosità dei bond da 10 miliardi di dollari che Aramco ha deciso di emettere in questi giorni.

L’operazione ha permesso di divulgare il bilancio del primo produttore di idrocarburi al mondo e, secondo Moody’s, il gigante ha realizzato nel 2018 ricavi per 355 miliardi di dollari e un utile operativo di 212 miliardi.

Paragonandola alle altre grandi aziende mondiali, Apple ha chiuso il 2018 con un utile netto di 59,4 miliardi di dollari, ovvero la metà di Aramco. Alphabet che controlla Google, si ferma a 30,7 miliardi di dollari, mentre Exxon Mobil, la principale società petrolifera statunitense, resta indietro a 20,8 miliardi di dollari.

L’emissione del titolo avrà lo scopo di finanziare parte dell’acquisizione di Saudi Basic Industries Corporation (Sabic), spendendo una cifra pari a 69,1 miliardi di dollari per il 70% della società, quota detenuta dal governo saudita.

Moody’s ha assegnato a Saudi Aramco il rating A1. Per Fitch il rating è A+ (sostanzialmente lo stesso di Moody’s), in linea con il rating dei titoli di Stato dell’Arabia saudita.

Saudi Aramco doveva essere quotata nel 2018 secondo le volontà del principe ereditario Mohammed bin Salman, col fine di diversificare l’economia del regno troppo dipendente dal petrolio.

Secondo Il Wall Street Journal, però, l’Ipo è stata rinviata perche le valutazioni di 1.400 miliardi erano più basse di quanto atteso da Riyad. Il prossimo passo potrebbe essere fatto nel 2021.

La compagnia petrolifera, però, potrebbe avere problemi in caso di quotazione in borsa, in quanto “resterebbe ancora un velo di mistero sulla sostenibilità”. L’attacco arriva dal Financial Times, secondo il quale gli investitori potrebbero non avere chiaro a quanto ammonterebbe il totale delle spese da sostenere, dagli investimenti ai pagamenti governativi”.

“C’è anche il dubbio sui dividendi che l’azienda paga al governo al di là di un’aliquota fiscale già considerevole”, prosegue il FT, “con il regno che riconosce che l’azienda rimarrà una fonte chiave di fondi governativi. Nel 2017 Aramco ha fornito il 63% di tutte le entrate pubbliche”.

Dubbi arrivano anche sull’attività del gigante, con “il suo costo per estrarre un barile di petrolio, comprese le spese in conto capitale, in media di soli 7,50 dollari al lordo delle imposte, il che lo pone ben al di sopra delle major energetiche internazionali, che mirano in linea di massima a raggiungere i break-evens di circa 30 dollari al barile”, spiegano sempre dal FT.

La sensazione del Financial Times è quella che l’azienda possa essere “una mucca da latte” per lo stato saudita, in quanto “mentre l’aliquota fiscale sulla produzione di petrolio greggio di Aramco è stata ridotta nel 2017 dall’85 percento al 50 percento, l’industria in senso lato ha visto le aliquote fiscali effettive in media solo del 33,3 percento negli ultimi cinque anni, secondo i dati di Refinitiv”.

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Notizie sulle criptovalute

I mercati delle criptovalute impennano, Bitcoin temporaneamente a 4.850$

Da: Cointelegraph.com

Nelle scorse ore i mercati delle criptovalute hanno registrato un’improvvisa ripresa, che ha temporaneamente spinto il valore di Bitcoin a 4.850$.

Bitcoin (BTC) impenna nel 13,68%, raggiungendo al momento della stesura di questo articolo un valore di 4.667$. Questa mattina il prezzo aveva temporaneamente superato quota 4.800$, per poi registrare una contrazione fino ai livelli attuali.

Ottimi anche i movimenti settimanali, in positivo del 17,56%.

Ethereum (ETH), alla seconda posizione nella classifica di CoinMarketCap, supera il muro dei 150$ grazie ad una crescita di quasi il 6%. Per quanto riguarda il grafico settimanale, la criptovaluta è in verde di oltre l’11%.

Ripple (XRP) ha ottenuto un rialzo del 6,8%, e viene attualmente scambiato per 0,332$. In positivo anche i movimenti settimanali, di un solido 9%.

Per quanto riguarda il resto del mercato, la maggior parte delle criptovalute ha registrato una notevole impennata. EOS e Litecoin (LTC), rispettivamente alla quarta e quinta posizione della classifica di CoinMarketCap, mostrano una crescita giornaliera dell’8,31% e dell’11,27%.

Rialzi a doppia cifra anche per Cardano (ADA) e Tron (TRX), il cui prezzo è aumentato del 13,93% e dell’11,83% rispetto alla giornata di ieri.

Movimenti negativi soltanto per Tezos (XTZ), in rosso di circa il 4%. Ben diverso invece il grafico settimanale, in verde di oltre il 46%.

La capitalizzazione complessiva di mercato ha quasi superato il muro dei 160 miliardi di dollari, in forte rialzo rispetto ai 137 miliardi della scorsa settimana.

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