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Revisione del Mercato 01-02

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Notizie Forex

Usa-Cina verso pax commerciale, nuovo incontro a fine febbraio

Da: Wallstreetitalia.com

Nonostante le tensioni degli ultimi giorni, alimentate dal caso Huawei, l’ultimo round di colloqui tra Cina e Stati Uniti sul commercio, appena conclusosi a Washington, ha prodotto “importanti progressi” per la fase attuale e le due parti hanno avuto discussioni “schiette, specifiche e produttive”. E’ quanto riporta una nota della delegazione cinese rilanciata dai media di Pechino, come primo commento ufficiale sull’esito delle trattative.

Sembra dunque andare nella giusta direzione la trattativa tra i due paesi per mettere fine alla guerra commerciale. Per cercare di trovare un’intesa, Pechino, secondo l’agenzia Down Jones, avrebbe proposto di organizzare un altro incontro i due presidenti Donald Trump e Xi Jimping.

Proposta a cui il Presidente degli Stati Uniti ha risposto positivamente.

“Nessun accordo finale sarà fatto finché non incontrerò il mio amico, il Presidente Xi Jimping nel prossimo futuro per discutere e trovare un accordo su alcuni dei punti più difficili” ha scritto Trump in un tweet.

Il Presidente Usa ha poi anche rassicurato:

“non vogliamo lasciare nulla di irrisolto ma tutti i maggiori problemi sono stati già affrontati e speriamo di poterli finire entro il primo marzo, data in cui aumenteranno al 25% i dazi nei confronti della Cina”.

Per ora però a Washington è ancora tutto da definire visto che la delegazione cinese avrebbe portato sul tavolo solo un pacchetto di modeste concessioni, che riguarderebbe soprattutto la promessa di acquistare di più prodotti agricoli ed energetici statunitensi, oltre alla maggiore apertura del paese verso i capitali americani nei settori manifatturiero e finanziario. A Washington ciò non basterebbe visto la richiesta di profonde riforme.

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La Germania che rallenta è un incentivo alla Brexit?

Da: Financialounge.com

La Germania fatica a continuare a crescere più degli altri grazie alla forza dell’export, il resto d’Europa dovrà forse trovarsi un nuovo modello. E qualcuno comincia a pensare che la Brexit aiuterà Londra a far meglio del resto della UE.

Da locomotiva a vagone di coda che frena tutto il convoglio? Un modello di crescita sostenibile da imitare o una strada da evitare perchè alla fine schiaccia redditi e consumi? Sono interrogativi che circolano sempre più fra economisti e osservatori, soprattutto in Gran Bretagna, dove un nuovo referendum potrebbe riaprire le porte dell’Europa ma dove anche un esempio tedesco negativo potrebbe persino indurre a rivotare per la Brexit. Finora l’economia tedesca è riuscita ad evitare di entrare in recessione, e probabilmente continuerà ad evitarla anche nel 2019. Ma sembra abbastanza sicuro che gli anni dell’alta crescita sostenuta dalle esportazioni siano ormai alle spalle. Recentemente il britannico e conservatore Telegraph ha pubblicato un’analisi impietosa del modello tedesco, basato sull’attitudine al risparmio e alla parsimonia, fondato su solide imprese manifatturiere capaci di generare un enorme surplus commerciale, un’economia teutonica che sembra incarnare tutte le virtù possibili.

VISSUTA DI RENDITA SULLE RIFORME DI SCHROEDER

La forza delle esportazioni tedesche si è basata finora sulla produttività superiore dell’economia, conseguita nel 2004 grazie alle riforme del lavoro del cancelliere Gerard Schroeder che hanno prodotto bassi salari ma anche bassa disoccupazione e altissima competitività internazionale, su cui la cancelliera uscente Angela Merkel ha vissuto di rendita per una quindicina d’anni senza toccare praticamente nulla di quanto fatto dal suo predecessore e concentrandosi sulla pigrizia e l’imprevidenza dei vicini di casa incapaci di ispirarsi e sposare le virtù germaniche. Un modello che nonostante i bassi salari ha prodotto un tenore di vita relativamente alto, grazie alla bassa disoccupazione, ai prezzi bassi dell’immobiliare, a un sistema educativo organizzato quasi militarmente che indirizza al posto di lavoro fin dall’adolesc

INVESTIMENTI DOVE SI PAGANO MENO TASSE

Ci sarebbe da chiedersi se questo vantaggio competitivo esisterebbe lo stesso se al posto dell’euro condiviso con partner molto più deboli ci fosse il vecchio Deutschmark, moneta egemone dalla forza incontrastata in Europa. Le imprese tedesche proteggono la propria competitività anche in un altro modo, investendo pesantemente in impianti all’estero, soprattutto nell’Est europeo dove i salari non sono pagati in euro e dove le tasse sono molto più basse mentre i vincoli regolatori sono meno stringenti. Uno dei motivi per cui il meccanismo si sta inceppando si chiama Cina, la cui economia in continuo boom negli ultimi 10 anni è stata affamata di auto e macchinari prodotti in Germania. Ora la Cina non solo sta rallentando, anche a causa delle tensioni commerciali con gli americani, ma sta convertendosi da economia sostanzialmente esportatrice a economia più fondata sui consumi interni e sui servizi.

PER SOSTENERE IL PIL SERVIREBBERO I CONSUMI

Se l’export smette almeno in parte di essere il motore della crescita tedesca, allora tocca al consumatore tedesco farsi sotto, risparmiare un po’ di meno e spendere di più in consumi per far continuare a girare a pieno ritmo la colossale macchina produttiva nazionale. Una rivoluzione alla quale forse non sono pronti. Il PIL tedesco è fatto per il 52% di consumi, quello francese per il 54%, quello italiano per il 62%, quello britannico per il 63%, quello americano per il 68%. Per ri-bilanciare la minor crescita generata dall’export i consumatori tedeschi dovrebbero mettere pesantemente mano al portafoglio e al conto in banca. Lo Stato potrebbe aiutarli riducendo una pressione fiscale molto alta, ma verrebbe meno al dogma dei surplus di bilancio e dei conti pubblici in continuo miglioramento. Un altro punto debole dell’economia tedesca si chiama auto, un settore già pesantemente colpito dal dieselgate ma in prospettiva più vulnerabile rispetto ad altri grandi produttori dalla rivoluzione in arrivo dell’auto elettrica.

E SE LA BREXIT DIVENTASSE UN VANTAGGIO?

E qui torniamo per forza alla Brexit e al modello di crescita dell’economia europea. Se quello tedesco funziona meno, con che cosa potremmo sostituirlo? E i britannici quanto sono pronti a resistere alla tentazione di rimettersi nel filone europeo di un’economia dal futuro incerto invece di abbracciare magari il modello a loro più vicino culturalmente del Nord America, dove non ci sono solo gli USA? Il PIL del Canada è fatto di consumi per il 60% e quello messicano per il 65%. C’è qualche economista europeo che pensa che l’economia Britannica con la Brexit potrebbe fare meglio di quella continentale nel giro di pochi anni. Tra questi spicca il nome del capo economista della germanica Deutsche Bank, David Folkerts-Landau.

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Notizie mercato azionario

Amazon.com, ricavi trimestrali battono previsioni

Da: Investing.com

Amazon.com (NASDAQ:AMZN) ha rilasciato gli utili del quarto trimestre che hanno battuto le previsioni degli analisti in questo Giovedì, con i ricavi che mancano le previsioni degli esperti.

Il gruppo ha rilasciato anche gli utili per azione, che hanno toccato $6,04 con i ricavi che sono arrivati a $72,38B. Gli analisti interrogati da Investing.com si attendevano un utile per azione di $5,64 e un ricavo di $71,87B. Il confronto viene fatto con gli EPS del trimestre precedente, arrivati a $3,27 con ricavi di $60,45B dello stesso periodo precedente 6,04 . Gli utili per azione riportati dall’azienda erano di $5,75 e i ricavi di $56,58B nel trimestre precedente.

Le azioni Amazon.com hanno visto un calo del 1,60% con il prezzo a $1.691,15 nel corso del in linea con del giorno successivo al report.

Nel corso di quest’anno, le azioni Amazon.com sono in crescita del 14.43%, sovraperformando il Nasdaq, il quale prosegue in crescita del 11% fino al momento della scrittura.

Il Mercoledì, Visa ha rilasciato gli utili per azione del primo trimestre, che sono risultati essere di $1,30, e i ricavi comunicati sono di $5,51B, con le previsioni che si aspettavano EPS per $1,25 mentre i ricavi sono risultati di $5,41B.

Gli utili di Verizon rilasciati il Martedì, hanno battuto le aspettative degli analisti, con gli EPS del quarto trimestre arrivati a $1,12, e i ricavi arrivati a $34,28B. Gli analisti interrogati da Investing.com si aspettavano che gli utili per azione arrivassero a $1,09, mentre i ricavi sono risultati essere di $34,45B.

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Borsa Milano positiva, brillano Diasorin, Ferrari, calano Mediaset, Tim

Da: Reuters.com

Piazza Affari apre in rialzo in un mercato cauto, in attesa dei dati macro da diversi Paesi europei.

In mattinata è previsto il Pmi di Italia, Francia, Germania, Grecia, Spagna e zona euro.

Continua a pesare il dato Istat sul Pil dell’ultimo trimestre 2018, che ieri ha certificato la recessione tecnica italiana.

Alle 9,30 l’indice FTSE Mib e l’ALLSHARE salgono dello 0,4%.

L’indice europeo Stoxx 600 segna +0,2%.

Bancari positivi (+0,5%) dopo il calo di ieri sulla scia dell’Europa, trascinata da Deutsche Bank (DE:DBKGn) e Commerzbank sull’ipotesi di fusione, poi smentita.

FERRARI (NYSE:RACE) sale ancora dopo il balzo di ieri sulle previsioni 2019, che hanno anticipato i target su free cash flow ed Eps, previsti per il 2020.

TELECOM ITALIA (MI:TLIT) perde terreno a quota 48 cent, dopo il rimbalzo di ieri sulla notizia che il fondo Elliott é salito al 9,4% dall’8,8% del capitale.

DIASORIN (MI:DIAS) balza del 4% circa dopo la certificazione dalla Food and Drug Administation (FDA) per la vendita sul mercato statunitense del test Liaison della Calprotectina.

MEDIASET (MI:MS) in calo del 2% dopo il downgrade di Barclays (LON:BARC) a underweight.

LAZIO (MI:LAZI) +3% dopo la vittoria con l’Inter di ieri che la porta alla semifinale di coppa Italia.

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Notizie sulle criptovalute

Nasdaq svela che sette exchange utilizzano già la sua tecnologia per il monitoraggio del mercato

Da: Cointelegraph.com

Nasdaq, la seconda borsa valori più importante al mondo, ha svelato che attualmente sette exchange di criptovalute utilizzano la sua tecnologia per il monitoraggio del mercato: lo SMARTS Trade Surveillance System. Due di queste collaborazioni sono già state annunciate: Gemini, fondato dai due fratelli Winklevoss, e Vctrade, gestito dal colosso giapponese della finanza SBI Holdings.

Un rappresentante di Nasdaq ha spiegato al portale d’informazione Forbes che l’azienda valuta i propri potenziali clienti nel settore delle criptovalute sulla base di tre criteri: modello di business, misure Know Your Customer e antiriciclaggio, e sistema d’amministrazione aziendale.

Attualmente, ha rivelato l’azienda, circa 20 dipendenti si occupano di valutare se gli exchange di criptovalute richiedenti soddisfino non soltanto i requisiti tecnici, ma anche “l’inclinazione morale” necessaria per utilizzare tale strumento con giudizio.

Tony Sio, appartenente alla divisione per la sorveglianza dei mercati di Nasdaq, ha commentato:

“Solitamente non effettuiamo simili processi di valutazione per i nostri clienti, perché sono molto più conosciuti. Ma poiché abbiamo iniziato a lavorare con aziende più piccole, con startup, ci siamo resi conto della necessità di questi controlli.”

A novembre dello scorso anno Nasdaq aveva annunciato la propria collaborazione con la società d’investimento VanEck, allo scopo di lanciare prodotti regolamentati basati su monete digitali.

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